I Tornei Internazionali di Scacchi del Banco di Roma: Alvise Zichichi
(Antonio Monteleone)
Negli anni Settanta il Banco di Roma inaugura in una zona periferica della Capitale e sulle sponde del “biondo” fiume Tevere, il Centro Sportivo di Settebagni, posto sulla via Salaria subito dopo il Grande Raccordo Anulare.
L’idea era quella di portare in alto con lo sport il nome della storica banca romana, cercando di sviluppare delle eccellenze nelle varie discipline sportive. Infatti, il centro raccolse nella sua vasta area un paio di campi di calcio, alcuni di tennis, uno al coperto di basket in condivisione con il pallavolo al “palazzetto”, alcuni di pallamano, una piscina olimpionica e anche spazio per il tiro con l’arco. Insomma, una sorta di paradiso per uno sportivo.
Di quel periodo, il ricordo più nitido che ho fu, nel 1983, la vittoria del Campionato di Calcio da parte della Roma e la vittoria del Campionato di Basket, al Palazzetto dello Sport, da parte proprio del Banco di Roma (realizzando così una doppietta storica per le due squadre della Capitale), con la squadra degli “spilungoni” allenata da Valerio Bianchini, e con personaggi quali il funambolico giocatore statunitense Larry Wright, in realtà non proprio un gigante, e il romano Enrico Gilardi “core de Roma”, che era il mio beniamino, tra i protagonisti. Il Banco di Roma poi vinse anche la Coppa dei Campioni di basket che invece sfuggì di un soffio alla Roma calcistica.
In quei periodi di fermento sportivo, nel gruppo sportivo del Banco di Roma ecco farsi avanti un funzionario della banca che porta l’idea di organizzare tornei di scacchi di livello internazionale coinvolgendo forti giocatori stranieri, il meglio dello scacchismo italiano e cercando di far emergere le giovani promesse nazionali con l’intento di far prendere loro gli ambiti titoli di GM e MI: Alvise Zichichi.
Alvise organizzò dal nulla una serie di Tornei Internazionali che affiancarono quelli, oramai consolidati con appuntamenti annuali, di Capodanno di Reggio Emilia organizzati da un’altra pietra miliare dello scacchismo italiano, qual è stato l’indimenticato Enrico Paoli. Le edizioni del Torneo Internazionale di Scacchi (FIDE) del Banco di Roma sono state undici, con la prima nel 1976 e l’ultima nel 1989 e furono quattordici anni indimenticabili per gli scacchisti della Capitale, con Zichichi nella veste di organizzatore e di giocatore, anche se in alcuni tornei dovette giocoforza cimentarsi alla scacchiera per compensare impreviste defezioni.

Zichichi è stato come una sorta di padre scacchistico per tutti i giovani scacchisti romani, suscitando una simpatia spontanea che si evidenziava con i suoi altrettanto spontanei sorrisi che illuminavano la sua faccia rubiconda sulla quale spiccavano dei grandi occhiali come andavano di moda all’epoca (e come, tra l’altro, sembra stiano tornando di moda oggi). Io non l’ho mai visto arrabbiato o polemico o, peggio ancora, arrogante e aggressivo e lo ricordo sempre in giacca e cravatta, soprattutto nelle sue apparizioni al nostro amato torneo.
Lui fu l’ideatore, il promotore e l’organizzatore di questi tornei internazionali, il “Deus ex machina” che dal suo cilindro riuscì a far uscire delle sponsorizzazioni come quelle destinate agli sport ben più noti e a smuovere una realtà scacchistica romana avvicinandola a quelle di altre più note e attive città europee. D’altronde, gli scacchi non sono mai stati uno sport di massa, né uno sport da vedere in televisione, visto che le partite potevano durare anche quattro o cinque ore con i giocatori spesso immobili a calcolare le varianti e a fissare la scacchiera. Niente di spettacolare e, soprattutto, mosse e posizioni che si potevano capire solo da chi conosceva regole e movimenti dei pezzi, e non da tutti, che magari potevano però esultare per un goal o un canestro senza necessariamente conoscere le regole delle due discipline del calcio e del basket. Eppure, il suo incedere con il cesello e il fioretto, la sua calma e la sua perseveranza, permisero di ottenere quanto sperato e di portare a Roma quell’organizzazione di grandi tornei internazionali di scacchi che fino allora erano mancati.
È vero che l’investimento dei finanziatori, in questo caso la banca stessa e qualche sponsor, non era paragonabile a quello degli altri sport, ma ottenere delle sponsorizzazioni per una disciplina di nicchia fu un vero colpo da maestro, forse anche favorito dall’onda lunga dell’eco proveniente dall’Islanda del “Match del Secolo” che tanto interesse suscitò negli appassionati di scacchi e non qualche anno prima.
Nel 1977 conseguì il titolo di Maestro Internazionale, dimostrando di avere anche una buona forza di gioco, con il suo miglior risultato in questi tornei che però raggiunse un anno prima, al torneo di esordio di questa serie, dove arrivò terzo-quarto realizzando le stesse vittorie, ben cinque, del vincitore del torneo, il GM sovietico Lein.
Però, battere un GM quando non hai ancora un titolo importante, decisamente non è niente male!
Se è per questo, però, cinque anni prima al torneo di Venezia, aveva messo in riga due nomi di una certa importanza quali Hort e Gligoric!
Accumulazione di piccoli vantaggi, pazienza nel condurre il finale e buona tecnica nel concretizzarlo: ben fatto Alvise, decisamente ben fatto, soprattutto contro un nome storico dello scacchismo jugoslavo, invero oramai sulla via del tramonto.
Un altro scalpo importante contro un Top GM dell’epoca, con tanto di pseudo sacrificio di Donna vincente! Questa volta “Chapeau”!
Come scritto sopra, le sue apparizioni in questi tornei, facendo eccezione per la prima, furono abbastanza deludenti ma, come accennato, alcune volte la sua partecipazione fu dovuta a defezione dell’ultimo minuto di alcuni giocatori. In ogni caso, la doppia veste di giocatore e organizzatore sicuramente non fu l’ideale, soprattutto quando ci si confronta con dei professionisti. Peggio ancora se poi devi farlo all’ultimo minuto, senza poterti preparare e studiare gli avversari. Sicuramente quattro tornei in cui non fu espresso il vero valore di Alvise, che raccolse una sola vittoria, una sfilza di patte e di sconfitte che lo relegarono nella parte bassa della classifica.
E che il suo valore fosse diverso da quello espresso in questi tornei, lo dimostrò nel Torneo Internazionale di Capodanno giocato a cavallo degli anni 1983 e 1984 quando, libero dai pensieri organizzativi e di “Public relation” riuscì a sconfiggere niente di meno che l’ex Campione del Mondo Boris Spassky!
Una vittoria di prestigio che dimostra che, con la mente sgombra da altri pensieri, Alvise fosse anche un signor giocatore.
D’altronde, vincerà un Campionato Italiano nel 1985 ad Arcidosso (GR) e undici Campionati a Squadre di cui cinque proprio con la squadra del Banco di Roma.
Fondò l’A.M.I.S., l’Associazione Maestri Italiani di Scacchi e nel 1996 fu eletto Presidente della F.S.I. Quest’ultima esperienza non fu proprio rose e fiori e, pur essendo uno dei più qualificati presidenti che la federazione abbia mai avuto, non ebbe vita facile, con il timore di alcuni che volesse portare la sede della Federazione Scacchistica Italiana a Roma.
Ma su queste beghe preferisco sorvolare, ricordando per contro e con piacere un incontro che, noi della redazione della rivista Zeitnot, avemmo con lui in casa di un originale ed eclettico appassionato scacchista quale fu Agostino Agostini. Incontro che ricordo molto bene perché avvenuto in via Val Cristallina a Roma, dove una quindicina di anni dopo incontrerò per la prima volta, nel locale “Titanic Pub”, la fortunata (?!): Emanuela, colei che poi diventerà mia moglie!
Agostini fu un personaggio noto nell’ambiente scacchistico per essere un appassionato del gioco lampo che praticava spesso commentando le mosse con voce alta e squillante, e fu anche uno dei primi abbonati della nostra rivista; era anche un poeta e noi pubblicammo alcune delle sue poesie, naturalmente a soggetto scacchistico. La serata fu veramente piacevole e trascorsa in allegria, con Agostini che ci decantò alcune delle sue poesie con il suo caratteristico vocione e via poi a risate e a commenti divertiti.
Ne riporto sotto una nella quale, probabilmente, molti scacchisti si riconosceranno, io in primis, e dove si coglie lo spirito sarcastico e pungente dell’autore.
Scacchista pensatore
Silenzio amici, il pensator profondo
studia una mossa forte ed elegante,
una combinazione interessante,
ei, di cappelle tessitor fecondo.
Si spreme la cervice, affina il pondo
per un gioco terribile e brillante,
e intanto giace, statico e snervante,
sullo scanno fatal, meditabondo.
Ei pensa a una difesa originale
che possa trarlo dai previsti guai,
pensa a una mossa intrepida e geniale,
pensa e geme in silenzio tristi lai,
ei pensa ad un tranello micidiale,
ei pensa sempre, ma non muove mai!
Alvise ci lasciò nel 2003, troppo presto e in maniera inattesa. Una grande perdita per lo scacchismo italiano, che ci ha lasciato un grande vuoto e in eredità quella serie di tornei che diedero una luce agli scacchi nella Capitale e non solo.

Il suo ricordo, però, rimane vivo e a me appare sempre nella stessa maniera, con la sua faccia sorridente di un milanese diventato romano d’adozione che sembra dire: “Nun c’è problema amici, morto ‘n papa se ne fa un antro.”
Sì, caro Alvise, è vero, ma tu ci manchi tanto e quel papa noi lo stiamo ancora aspettando.