Uno Scacchista

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Antichi scacchi italiani: i sets da gioco del ‘700-‘800

Antiporta dei libri del Colombo, Parma 1821 e di Ulisse D*** (Desroches), Roma 1837

(Massimiliano De Angelis)
Nel mio libro “Antichi scacchi italiani” pubblicato nel 2018 (frutto di lunga ed attenta ricerca ed un accurato studio sia sui materiali che sulle aree di provenienza di alcune serie di pezzi), ho tentato di delineare una classificazione di alcuni sets di scacchi di carattere astratto che sono stati effettivamente utilizzati nel gioco attivo nella Penisola italiana nei secoli XVIII e XIX.

Certamente mi ero assunto alcuni rischi, come quello di essere smentito. E’ normale quando si percorre per primi una strada nuova.

Copertina del libro di Massimiliano De Angelis. Antichi scacchi italiani, LA LEPRE EDIZIONI, Roma 2018

Diversamente, il libro ha suscitato consensi all’estero (grazie alla traduzione inglese) come in Italia, quali la preziosa prefazione al testo che, dopo la lettura del mio manoscritto, aveva voluto accreditarmi il compianto ed illustre amico Alessandro Sanvito.

La passione nell’approfondimento per tale ricerca non si sono fermate. Tale motivazione ed impegno, condite da un pizzico di fortuna, mi portano tuttora alla scoperta di altre serie che, se da un lato confermano le mie teorie già espresse, dall’altro mi aiutano ad ampliare e meglio approfondire tale classificazione e a presentare dei “nuovi” pezzi rinvenuti.

Ecco i sets ai quali ho già attribuito una denominazione in quanto prodotti, diffusi e commercializzati in serie, in questi periodi storici:


LE SERIE OTTOCENTESCHE

Set piemontese dell’800 con il suo contenitore cilindrico

Questi scacchi che ho voluto chiamare “piemontesi”, (come li ho classificati ed illustrati nel mio libro), venivano generalmente, confezionati e commercializzati nei loro contenitori cilindrici in rovere (quali questo illustrato). Così conservati, i pezzi spesso sono giunti intatti fino ai nostri giorni.

Tale denominazione, “piemontesi”, sta entrando sorprendentemente nel linguaggio comune agli appassionati cultori e ai commercianti di scacchi anche in ambito internazionale.

In legno di piccole dimensioni, questi pezzi venivano largamente utilizzati per il gioco attivo nel Nord-Ovest della nostra Penisola in tutto l’800, in concorrenza prima con i “Régence” francesi, e successivamente travolti e surclassati definitivamente dagli “Staunton” inglesi.

Foto di gruppo dei partecipanti al Torneo Nazionale svoltosi a Milano nel 1881

Inconfutabile testimonianza circa l’uso di tali serie di scacchi, ecco questa albumina (gentilmente propostami dall’amico Roberto Cassano) relativa al Torneo Nazionale svoltosi a Milano nel 1881, che nell’ingrandimento vede tali pezzi posizionati sulla scacchiera.

Particolare ingrandito dei pezzi sulla scacchiera nella foto di gruppo

LE SERIE SETTECENTESCHE

Nel mio libro ho già ampliamente descritto anche le serie “Toscane classiche, assieme ad altre, sempre settecentesche, utilizzate ancora nel gioco attivo in quel secolo, e collocabili, come produzione, in un’area “centrale” della Penisola italiana, ascrivibile alla attuale Toscana (tenendo conto della difficoltà di poter determinare con precisione una zona nell’Italia così com’era frazionata nel’700 e successivamente). Eccone un esempio di una serie di medie dimensioni.

Serie “Toscane classiche”

LE SERIE MAZZINIANE

Set appartenuto a Giuseppe Mazzini, Museo del Risorgimento in Genova

Questi scacchi, conservati nel Museo del Risorgimento in Genova, sono attribuiti a Giuseppe Mazzini. Prodotti nel tardo settecento, li avrebbe largamente utilizzati nella sua vita (nel 1800).

Per l’attribuzione (serie mazziniane) mi sono avvalso di tale notorietà.

Serie mazziniana

Ed ecco un’altra serie mazziniana, assolutamente simile, a dimostrazione di una diffusa produzione di questi pezzi in tale epoca.


LE SERIE DAGLI ALFIERI CON I TRIANGOLI SOVRAPPOSTI

Set del ‘700: Alfieri con i triangoli sovrapposti

Un discorso a parte meritano le serie settecentesche rappresentate dagli alfieri con terminali formanti triangoli sovrapposti.

Questi sets, dovevano essere allora di “largo consumo”, in quanto già raffigurati nell’antiporta di antichi testi (quali “Il giuoco renduto facile ai principianti” dell’abate Michele Colombo, Parma 1821, o il “Trattato elementare del giuoco degli scacchi” di Ulisse D.***, (Desroches), Roma 1837).

Antiporta dei libri del Colombo, Parma 1821 e di Ulisse D*** (Desroches), Roma 1837

Queste serie sembravano però, non esser sopravvissute fino ai nostri giorni. Eppure erano allora prodotte in certe quantità quali “esempio” per i principianti.

Al Congresso della Chess Collectors International di Parigi nella primavera 2018, avevo presentato i pezzi sopra illustrati, che ritenevo, allora, unici.

Ma in realtà non lo erano, come in effetti non dovevano esserlo.

Eccone un’altra serie, con tali caratteristiche simili, rintracciata di recente:

Altro set del ‘700: Alfieri con i triangoli sovrapposti

Le mie convinzioni circa l’evidenza della diffusione a quei tempi di questi particolarissimi sets, è confermata. Sono ancora scacchi italiani, molto interessanti ed oggi rari. Sulla raffigurazione dei terminali degli alfieri a forma di triangoli sovrapposti, potremmo sbizzarrirci e discuterne a lungo, come sull’ipotesi di un loro possibile legame con la simbologia massonica.

Altre serie settecentesche italiane, non convenzionali e pertanto uniche, attendono ancora l’impegno di una complessa ricerca ed un maggior studio che mi auguro potranno proseguire, per allargare la conoscenza di questi nostri meravigliosi pezzi da gioco, per troppo tempo nascosti in un cassetto.

Con un pizzico di orgoglio e senza troppa presunzione, penso comunque di aver dato un contributo necessario per “restituire” all’Italia scacchistica i suoi occulti pezzi, di propria produzione, con i quali hanno giocato famosi e sconosciuti giocatori nella nostra Penisola in altri tempi.


N.B. Per un maggior approfondimento rimando al mio libro: “Antichi Scacchi Italiani” e alla sua presentazione a firma dello storico Franco Pratesi in Scacchi italiani sulla retta via nel contesto italiano dell’epoca.

[Le fotografie dei sets in questo post sono di Shawn Landersz]


Massimiliano De Angelis
Sono nato a Roma nel 1952. Da giocatore di scarso livello, ho iniziato a collezionare pezzi antichi provenienti da tutto il mondo, con particolare attenzione a quelli italiani che studio da diversi anni ed ho scritto articoli su questo tema oltre al libro: “Antichi scacchi italiani” edito nel 2018. Sono presidente della Sezione italiana Chess Collectors International, CCI Italia.

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4 pensieri su “Antichi scacchi italiani: i sets da gioco del ‘700-‘800

  1. Caro De Angelis, complimenti, davvero molto interessante! A Siena stiamo organizzando, col Comune e le istituzioni pubbliche, in una sede prestigiosa, un evento per febbraio 2025 incentrato sugli scacchi, nel quale avranno grande spazio gli aspetti culturali e storici. La location è addirittura il complesso museale del Santa Maria della Scala e avremo a disposizione tre grandissime sale esposizione, oltre a numerosi altri spazi. Avremo a disposizione teche da esposizione e, appunto, spazi a volontà, oltre a sale convegni dove illustrare il materiale. La tua presenza sarebbe assolutamente gradita. Ti invito a contattarmi all’indirizzo menssanascacchi@gmail.com, possibilmente prima possibile perchè stiamo completando il progetto proprio in questi giorni.

    1. Grazie Alessandro. Messaggio riportato e so che vi sentirete presto.
      Veramente una bellissima iniziativa che, se vorrai, potrai presentare qui su UnoScacchista: ne saremmo felici e, di sicuro, lo saranno anche i nostri lettori.

  2. Non è un caso se Massimo De Angeli è presidente della CCI Chess Collector International sezione utaliana. Bellissimo l’articolo, impossibile non averlo per un collezionista.
    Giovanni

    1. Chiedo scusa se riscrivo il mio commento ma quello sopra era di difficile comprensione.

      Non è un caso se Massimo De Angeli è presidente della CCI Chess Collector International sezione italiana. Bellissimo l’articolo, impossibile non avere il suo libro “Antichi scacchi italiani” per un collezionista.
      Giovanni

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