Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Buon viaggio, Federico

Federico Manca a Padova, Ottobre 2022 (da Il Gazzettino)

(Uberto Delprato)
Ho saputo quasi subito cosa gli era successo. A parte gli auguri di guarigione che gli avevo fatto nel post di fine anno, avevo deciso di non pubblicare nulla sulle sue condizioni di salute, soprattutto visto che in tanti, me compreso, eravamo passati dalla disperazione a una tenue speranza dopo che la notizia della sua morte era stata smentita. Ho sperato, abbiamo sperato tutti, ma alla fine la notizia che temevamo è arrivata giovedì scorso: Federico Manca ci ha lasciato.

Ho scritto “ci ha lasciato” perché in tanti siamo rimasti colpiti dal come, dal dove, dal quando è successo. Perché abbiamo tutti improvvisamente realizzato che Federico aveva solo 55 anni e che tutti gli volevamo bene. Perché tutti pensiamo che le cose abbiano una loro logica, come sulla scacchiera, ma in realtà le cose accadono. Accadono così, senza preavviso, senza che si possa fare qualcosa per evitarle.

Mi sono concesso qualche giorno prima di pubblicare questo breve ricordo e ho deciso di prendere in prestito le parole di Alessandro Baricco, come le ha scritte in “Novecento”:

“A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono.
Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi.
Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran.
Non c’è una ragione. Perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran.
Cos’è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, un istante, è quello, fran.
O lo sapevano già dall’inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d’accordo, allora buonanotte, ‘notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto, fran.
Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto.
Quando cade un quadro.
Quando ti svegli un mattino, e non la ami più.
Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra.
Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui.
Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio.”

Quando ricevi un messaggio da un amico che ti dice “Federico ha avuto un infarto a Budapest, è in coma”. Fran


Federico l’avevo conosciuto tardi, grazie al blog. La mia lunga assenza dal gioco non mi aveva permesso di conoscerlo prima, di seguire la sua brillante carriera, eppure appena abbiamo cominciato a parlarci mi è sembrato di farlo da tanto tempo. 58 post pubblicati a partire da fine 2019… come sono volati 5 anni…

Poche parole, ma sempre quelle giuste. I consigli per il gioco, la passione nello scrivere dei suoi ragazzi, la capacità di commentare le partite con precisione e ricchezza… Io dovevo solo aprire “il sacchetto delle virgole” e metterne un po’, perché la parola scritta è diversa da quella parlata, ma solo quello. Sembra strano ricordare questi piccoli particolari, ma sono loro che ci fanno ricordare le persone. E ce le fanno mancare.

Ho ripensato molto al titolo che avevo dato al suo ultimo post, pubblicato mentre lui era già in condizioni disperate: “Non abbandonate troppo presto!“. Non l’aveva scelto lui, eppure mi sono ripetuto spesso che, lottando in quel lontano letto di ospedale, Federico stesse cercando di dare un senso a quel consiglio. Non è bastato, perché non sono le parole di un blog che possono cambiare il destino delle persone.

Federico Manca con la moglie Barbara e la figlia Anna Lucia (Il Gazzettino)

Buon viaggio, Federico. Un abbraccio a Barbara e ad Anna Lucia.

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