Ivkov: “Peccato, Uberto, sarebbe stata bellissima”
(Uberto Delprato)
Esattamente 40 anni fa, il 29 marzo 1985, giocai a Civitavecchia contro un MI filippino di nome Andronico Yap. Di lui ho già scritto qualche anno fa, nelle serie dei post sui tornei del Banco di Roma (in realtà tutti di Antonio tranne quello). Ricordo bene la nostra partita, come spiegherò più avanti, in particolare per quello che avrebbe potuto essere e per il commento che Ivkov condivise con me subito dopo la sua conclusione.
Partiamo da quei giorni del marzo 1985. Ho rintracciato due vecchi articoli on line di Repubblica [1] e [2], dove si legge che il mio avversario dell’epoca era, a quei tempi, addirittura “campione asiatico” (anche se non ho mai capito effettivamente di quale campionato si parlasse).

In ogni caso, Yap era reduce dall’edizione 1985 del Banco di Roma, dove era giunto ottimo quarto con quattro patte e cinque vittorie. Giocava anche il MI Stefano Tatai, anch’egli reduce dal Banco di Roma, assieme al grande Borislav Ivkov, al sempre divertente Zivojin Ljubisavljevic e a molti giovani italiani di belle speranze, soprattutto Carlo D’Amore (argento di squadra e oro individuale in 5ª scacchiera al recente Campionato del Mondo a Squadre Over 50 di Praga) e Mario Sibilio (oro individuale in 3ª scacchiera al recente Campionato del Mondo a Squadre Over 65 di Praga).

Alla fine vinse il torneo con pieno merito Carlo D’Amore con 6 punti e mezzo, superando Ljubisavljevic per spareggio tecnico. Dietro di loro, con un punto di distacco, un terzetto formato da Ivkov, Yap e Tatai.

La partita con Yap veniva per me dopo una serie di partite altalenanti. Giochiamo un Siciliana, variante Alapin, che ci porta in una struttura con il Pedone Isolato di Donna per il Bianco. Dopo qualche schermaglia tattica, arriviamo a questa posizione.
Uberto Delprato – Andronico Yap
Civitavecchia, 29.03.1985
Dopo qualche minuto di riflessione decido di aumentare la pressione sul lato di Re con 22. ♖f3 seguita da ♖cf1, ma Yap si difende bene e, con qualche mia imprecisione, arriviamo ad un finale di Alfieri di colore contrario che, a gioco corretto, avrei dovuto pattare nonostante il pedone in meno.
A fine della partita mi si avvicina Ivkov (sì proprio lui, l’allora 51enne Borislav, campione del Mondo Under 20 nel 1951 e secondo miglior giocatore yugoslavo dopo Gligoric) che mi fa i complimenti per la partita (wow) e mi dice che ho giocato molto bene, solo che non si spiega perché a un certo punto (nella posizione del diagramma) non avessi giocato 22. ♖c7. Gli rispondo che dopo il cambio in e4, con 23… ♗d6 avrebbe attaccato contemporaneamente la Torre in c7 e la mia Donna in g3, quindi… Ivkov scrolla la testa vigorosamente, dicendomi qualcosa del tipo “no, no, vieni qua!”.
Dopo avermi fatto vedere la combinazione, Ivkov mi guarda e mi dà una pacca sulla spalla “Peccato, sarebbe stata bellissima”. Già. Sono rimasto annichilito. Un ottimo esempio di combinazione relativamente semplice da vedere se solo qualcuno mi avesse avvertito che c’era qualcosa da cercare, ma che si può facilmente mancare se non si riesce a “superare la propria riluttanza“.
Ho chiamato subito Yap e gli ho fatto vedere la posizione, chiedendogli cosa avrebbe fatto dopo 22. ♖c7. Ovviamente avrebbe cambiato in e4 e giocato ♗d6, accidenti! Gli ho fatto vedere la combinazione di Ivkov e gli è praticamente caduta la mascella. Non solo non l’aveva vista, ma non ci poteva proprio credere che ci fosse una continuazione del genere nascosta in quella posizione.
Come avevo già scritto per Caruana, “Difficilmente si presenta l’occasione, ma facilmente la si perde!”
Peccato davvero!