Ti parla Gerard Cornelis Adrianus Oskam
(Riccardo Moneta)
Qual è, secondo voi, il momento più bello di un torneo di scacchi? Vi dico intanto la mia. Il momento più bello è quello in cui si decreta la fine di una partita, quando i due contendenti (mi piace la parola “contendenti” più che “avversari”) si stringono la mano e si dispongono (non sempre purtroppo ciò avviene) a commentare, anche brevemente, i tratti più significativi e decisivi dell’incontro. Assistere a ciò dal vivo è un’esperienza quanto mai interessante ed unica.
Parlare dal vivo, prim’ancora che chattare o scrivere o telefonare, non ha uguali. In tempi lontani si poteva assistere a qualche scambio di battute perfino durante una partita, ad esempio allorquando uno dei due giocatori annunciava a voce lo scaccomatto, ossia indicava le due o più mosse che forzatamente conducevano al matto. Oggi il matto non si annuncia più, forse perché la parte soccombente lo vede per tempo e abbandona la partita ben prima di subirlo.
Parlare va bene … fa bene … s’arricchisce la partita, si allarga la conoscenza e la suspence, e fa sentire lo spettatore un po’ come a teatro, anzi esattamente come al teatro.
I giocatori debbono però star molto attenti alle brutte figure! E la brutta figura talora capita, o capitava, come capitò allo jugoslavo Kosta Rozic nella sua partita contro l’avvocato Gerard Oskam (che vedete nella immagine sotto il titolo) alle Olimpiadi di Parigi 1924.
Allora l’Olanda scacchistica, prima dell’arrivo di Max Euwe, era un po’ sottovalutata in campo internazionale. Gerard Cornelis Adrianus Oskam (L’Aja 12 aprile 1880 – 7 maggio 1952), che nel 1924 aveva 44 anni, era un valido giocatore e soprattutto un divulgatore del nostro gioco: scriveva articoli sugli scacchi in più di una pubblicazione del suo Paese e in uno di questi aveva addirittura affermato che “… prima del 1880 non c’era nulla in Olanda”.
Oskam aveva uno studio legale a Rotterdam, quindi per la sua attività già era abituato a scrivere e parlare abbastanza, ma forse non avrebbe mai immaginato il breve colloquio che davanti alla scacchiera di Parigi lo rese (quasi) famoso.
Vediamolo.
Rozic – Oskam, Parigi 1924
Che ne pensate di questa posizione? E’ facile da vincere per il Bianco, sì. L’ultima mossa del Nero è stata 33… b7-b5. Qui il giocatore slavo, che ha una forte iniziativa, poteva optare per 34. h5, minacciando h6, oppure, forse ancor meglio, poteva giocare 34. Te6.
Invece Rozic ebbe un’allucinazione e addirittura volle annunciare il matto in tre mosse con:
Gerard Oskam fu in ogni modo un giocatore di prim’ordine. Si mise in luce all’età di 20 anni vincendo un torneo a Groningen, poi infilò una serie di discreti secondi posti: Leeuwarden 1904, Amsterdam 1905, L’Aja 1907. Durante la prima guerra mondiale fu ancora 2° a Scheweningen 1915 e due volte 1°-2° a L’Aja e a Scheveningen 1917, prima di vincere a Rotterdam 1918. Dopo la guerra si cimentò in diversi tornei di un certo rilievo disputati in Olanda e Inghilterra, spesso con una serie di buoni piazzamenti, tra i quali il terzo posto a L’Aja 1922 alla pari con Euwe. Chiuse la carriera esattamente come l’aveva iniziata 25 anni prima, prevalendo nel 1925 in un torneo a Groningen.
In conclusione, non sbilanciatevi mai troppo con le parole e i matti, e state attenti quando il vostro avversario vi mormora qualcosa sotto i baffi: potrebbe trattarsi del fantasma del dottor Gerard Cornelis Adrianus Oskam e voi potreste essere ad un passo dal subire un clamoroso e inattesissimo scacco matto!