Uno Scacchista

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Scultori di nuvole: Vladimir Simagin

Vladimir Simagin

(Riccardo Moneta)
Un campione per solito avarissimo di lodi fu Mikhail Botvinnik. Ebbene, così si espresse Botvinnik intorno al suo connazionale e contemporaneo Vladimir Pavlovic Simagin (Mosca 21.6.1919 – Kislovodsk 25.9.1968): “un uomo di poche parole, di cattiva salute ma molto intelligente e dal talento scacchistico eccezionale”.

Qui sul nostro Blog vi abbiamo già parlato di questo talentuoso giocatore, con “Il gioiello di Simagin” e “La “Primavera di Praga” di Vladimir Simagin (dedicato a Kavalek)“.

Torno pertanto molto volentieri a trattare di lui, perché Simagin è stato uno di quei personaggi che ha saputo lasciare un segno nella storia degli scacchi ben al di là dei risultati in torneo. Nel titolo ho voluto appositamente richiamare i protagonisti di una novella (“The cloud-sculptors of Coral D“, 1967) dello scrittore inglese Jim Ballard, protagonisti ai quali il gioco lieve, dalla costruzione originale e fragile, ma talentuoso del nostro Vladimir,  idealmente si avvicina.

Simagin non fu una persona fortunata. Nel 1939, a vent’anni, si mise in luce nel Campionato di Mosca con una bella vittoria su Boris Verlinsky, poi sopraggiunse la seconda guerra mondiale a portargli via anni decisivi.

Più tardi, una carriera importante gli venne anche ostacolata da una personalità apparentemente introversa e certamente umile e timida, tanto che sovente dava l’impressione di volersi dedicare di più al gioco per corrispondenza (di cui vinse il campionato URSS nel 1964). Altro aspetto che non lo favorì furono le scelte della federazione sovietica, che raramente lo inviava a giocare all’estero.

I primi anni del dopoguerra di Simagin trascorsero così con le sole vittorie ai Campionati di Mosca del 1947, 1956 e 1959 e con la lunga e proficua collaborazione con Smyslov, il quale deve a lui almeno un pezzetto del titolo mondiale conquistato nel 1957 (12,5 a 9,5) proprio contro Botvinnik, quello stesso Botvinnik che Simagin considerò sempre, insieme ad Alekhine, il punto di riferimento fisso del suo gioco. Aveva diversi amici nel mondo degli scacchi, e fra questi David Bronstein, Yakov Estrin e Anatoly Chistiakov.

Nel 1962 a Simagin venne riconosciuto il titolo di Grande Maestro, e soltanto negli anni Sessanta, ben oltre i suoi 40 anni, si ebbero i primi davvero brillanti risultati in tornei internazionali: secondo a Sarajevo 1963 (dietro Portisch), primo a Zinnowitz 1965  e primo (pari punti con Spassky, Zajcev, Shamkovitch e Krogius) a Sochi 1967 .

Botvinnik accennava alla ‘cattiva salute’ di Simagin, che aveva un fisico molto fragile: una volta dovette essere ricoverato in stato di shock per un attacco di agorafobia. Negli anni ’60 gli furono diagnosticati gravi problemi cardiaci, probabilmente conseguenti al suo essere stato sempre un accanito fumatore; e infatti un infarto al miocardio lo portò via il 25 settembre del 1968, all’età di 49 anni, subito dopo una partita perduta contro il suo amico Leonid Shamkovitch al 12° turno del torneo di Kislovodsk.

Il nome di Simagin resterà scolpito nella storia degli scacchi per aver dato il nome all’apertura 1.b3, l’Apertura Simagin appunto, denominata da alcuni anche Simagin-Larsen. Seppe in ogni modo offrire, lui che fu un instancabile cercatore di novità teoriche, un valido contributo anche ad alcune linee di gioco delle difese Slava, Olandese, Indiana Grunfeld, Siciliana. Conoscete, sì, la Siciliana-Simagin? Eccola: 1.e4,c5  2.Cf3,Cc6  3.d4,cxd4  4.Cxd4,g6  5.c4,Ag7  6.Cc2,d6  7.Ae2,Ch6!

“Cercatore di novità” non è tuttavia l’espressione più giusta, in quanto lui non ci teneva ad essere un vero teorico delle aperture, lui era piuttosto un innovatore quasi suo malgrado, guidato dal piacere di uscire dalle vie più battute e da un ineguagliabile senso estetico.

Nelle mie partite” -scrisse un giorno Vladimir Simagin” – non cerco di vincere con tutti i mezzi, ma di giocare in modo coerente e dimostrare la correttezza dei miei piani. Una partita giocata in modo coerente, e che possibilmente si conclude con una bella combinazione, rappresenta il mio ideale”.

Coerente, pertanto, ma anche estremamente originale, come affermava Botvinnik. Tanto è vero che i nomi che più spesso furono accostati al gioco di Simagin sono quelli di altri due estrosi campioni: Richard Reti e Bent Larsen. A proposito di originalità, Boris Vainshtein ricordava quella partita in cui Simagin sorprese i presenti quando un suo avversario, col Bianco, giocò Ah6, col proposito di togliergli l’alfiere in fianchetto, e lui tranquillamente replicò con … Ah8 lasciando indifesa la Torre in f8. Coerenza voleva che lui conservasse quel prezioso alfiere sulla grande diagonale!

Un ottimo e approfondito articolo su Simagin è quello che fu preparato nel 2014 da Arlindo Vieira nel suo Blog xadrezmemoria.blogspot.com, dove si ricorda, tra l’altro, pure la difficile infanzia di Vladimir, il quale perse il padre in tenera età, visse con la madre e due fratelli in un monolocale a Mosca e, per sfamare la famiglia, lavorò in fabbrica come meccanico. Così di lui scriveva Vieira:

“Um jogador fascinante, um talento do xadrez, uma personalidade de destino trágico, mas que nos legou verdadeiras jóias do tabuleiro. Muitas das suas partidas são verdadeiras obras de arte, quer para quem gosta do xadrez calmo, posicional, quer para quem cultiva a paixão pelo jogo de ataque, pelos geniais golpes tácticos. De tudo este jogador nos deixou e, por isso, o seu esquecimento, a sua secundarização na história do xadrez, parece-me injusta, ou talvez o tempo esse “grande escultor” se encarregue de colocar Vladimir Simagin, no lugar que ele merece no Olimpo do Xadrez”. 

Vi presentiamo una sua bella partita di nero, accompagnata da alcuni commenti dell’epoca opera del maestro viennese Hans Muller, partita giocata nella semifinale del Campionato russo del 1953 contro colui che è stato un’altra colonna dello scacchismo sovietico del secolo scorso, Andor Lilienthal.

Andor Lilienthal – Vladimir Simagin, Mosca 1953

Una prestazione eminente!

In un articolo di non molto tempo fa su El Pais, Leontxo Garcia ricordava la “grande comprensione strategica e tattica di Simagin”. L’articolo aveva un titolo indovinatissimo: “Simagin, modesto y guerrero”. Ricordiamocelo così.

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