Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Lo Zugzwang alla Zucca

Foto di Michael D. Kol

(Riccardo Moneta)
Piove a catinelle. Ed io sono molto in ritardo all’appuntamento. Il traffico è impazzito, reso esagerato dallo sciopero dei mezzi pubblici. Alla guida della mia vecchissima (non ridete!) FIAT 127 mi pare di star fermo un’eternità davanti a una serie di semafori rossi, tanti semafori rossi come non ci sono mai stati su questa via fino a ieri (oggi ce n’è uno ogni 7 metri e mezzo!).

Sono in Zugzwang? Non ancora, ma sto per arrivarci. E’ quasi notte e il tergicristallo sta perdendo la sua battaglia con l’acqua. Ed io sto perdendo la pazienza (che invece dovrebbe essere l’ultima a morire). Mi si presenta un’occasione: decido di svoltare a destra su via Eleftheria Zucca, un ripido e poco noto vicolotto in discesa, naturalmente a senso unico, che si fa beffa dei semafori e col quale m’illudo di beffare a mia volta ed aggirare gli automobilisti in fila.

Piove sempre più a dirotto, soffia furioso il vento. La carreggiata è stretta e buia, più che altro illuminata a tratti dai fulmini. Se non conoscessi la grandine, potrei dire che dal quinto piano qualcuno stia svuotando cassette di noci sul tetto della mia macchina. A malapena riesco ad evitare dei quasi invisibili motorini e sacchetti di immondizia abbandonati sconsideratamente davanti ai portoni delle case (il marciapiedi non c’è). Per la miseria: ora un grosso tronco d’albero mi ostruisce completamente il passaggio!! Guardo dietro e intravvedo una muraglia d’acqua scendere verso di me come un’onda. Devo muovermi in un attimo, ma non con l’auto né in avanti né all’indietro, né (è chiaro) lateralmente. Che fare? Non ho tempo. La portiera della FIAT 127 si apre a stento, scendo e mi aggrappo d’istinto alla ringhiera di una provvidenziale scaletta in ferro … sono salvo! Per stavolta sono salvo, fradicio ma salvo. Aggrappato ad una provvidenziale scaletta di ferro davanti al portone di via Eleftheria Zucca numero 44. Ma quella meravigliosa 127, gialla come il sole, non c’è più, era appena del 1972… peccato.

Ecco, lo zugzwang dal vivo è tutta un’altra cosa rispetto allo zugzwang di una partita a scacchi: meglio, molto meglio quest’ultimo, provatelo!

“Lo sfruttamento dello Zugzwang è in ultima analisi lo sfruttamento della “libertà di attendere”, cioè di avere un tempo a disposizione, tempo che invece manca alla parte avversaria”. Così scriveva decenni fa il maestro Giorgio Porreca.

Un tempo, un solo tempo, può essere determinante. Ed infatti anch’io scrivo qui sul Blog perché non sono in Zugzwang, perché ho ancora tempo a disposizione (per fortuna) e forse anche perché da allora non ho più percorso via Eleftheria Zucca, nemmeno a piedi….

Zilin – Sernov
URSS 1960


L’esempio seguente invece, la conclusione di uno studio del grande Troitzkij (e poi chiudo codesta ‘vellutata di zucca’ odierna), mostra come possa capitare anche una situazione di doppio zugzwang, o “Zugzwang reciproco”.

Aleksej Troitzkij, 1924
(parte finale della soluzione di uno studio del 1924)


Riccardo, ma non scrivi che lo zugzwang più frequente è appunto quello che capita nei finali di pedoni ed ha a che fare con il concetto di “opposizione”? No, non lo scrivo, perché questo non è mica un post di tecnica scacchistica, questo è un post di meteorologia, di cucina e di fantasia! Devo aggiungere soltanto che ringrazio l’Intelligenza Artificiale (già a disposizione di UnoScacchista) che mi ha consentito, dopo circa mezzo secolo, di recuperare intatta la mia 127 gialla in una cantina di via Eleftheria Zucca…

Ed ora il tratto è a voi!

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2 pensieri su “Lo Zugzwang alla Zucca

  1. Caro Riccardo, grazie per i tuoi post, sempre molto curiosi e interessanti.
    Nella posizione Zilin – Sernov credo che il Nero possa giocare 3…gxf6 pareggiando, mi sbaglio?

    Grazie
    Gianluca Distratis

    1. Ciao Gianluca, e grazie anzitutto per i tuoi complimenti.
      Beh, io non penso che 3…gxf6 porti alla patta in quanto dopo 2.Dxf6+,Re8 (altrimenti c’è il matto) 3.g7 il pedone g non lo ferma più nessuno.
      Un caro saluto.

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