The chess player and the boy next door

Some stories are timeless. In this short writing, a cameo, Sabine brings us in a time and a place devastated by the second World War, where anyway two very different people bring some light and hope thanks to their passion for chess.
This is our first bilingual post. Thank you, Sabine


Alcune storie sono senza tempo. In questo breve ritratto, una sorta di cameo, Sabine ci descrive un mondo devastato dalla seconda Guerra mondiale, dove comunque brilla la storia tra due persone molto diverse tra loro, accomunate dalla passione per gli scacchi.
Questo è il nostro primo post in due lingue. Grazie Sabine.

[Testo in Italiano]

(Sabine)

Our story happened in Chemnitz in 1946 and I’d like to start with the portrayal of a slender wispy boy, jet-black curly hair and huge brown eyes, born in August 1939. He was wearing glasses, concealing somehow his thoughts and expressions.

His father worked in a bakery, sometimes far into the night. Every evening, when he came home, he brought the smell of flour, fresh yeast and bread dough with him. His mother was a housewife. As the only girl of a mixed aristocratic-bourgeoisie family, she never was allowed to a professional education but had to learn how to represent her family.

Back then, when our story starts, the boy was the only child of his parents. His brother would not be born until 1947. The family lived in a small flat located at the Frankenberger Str., an arterial road of Chemnitz. After you had passed the doorsill, you entered right into the kitchen, which was a spacious room, but that left the remaining rooms tiny, small and somewhat crammed with the family belongings.

Old Chemnitz
Frankenbergerstr. in Hilbersdorf, a suburb of Chemnitz, around 1941
(picture from altes-chemnitz-de)

Right across the entrance hall we meet a distinguished, elderly gentleman, who had lost his wife. He was a retired officer with a genuine enthusiasm for chess. Why he favoured the young boy next door, who appeared kind of lonely, we don’t know. But we know, that the officer, left all alone, remained unrivalled for his chess passion. Though he knew he had to put time and patience into the chess education of this boy, he started that attempt and was highly rewarded.

During the bombings, the boy had often found refuge under the main train bridge and occasionally some people started to play chess with an old wooden chess set that was stored there in a niche. He had always been intrigued by that and now he was given a golden chance to learn the game: he quickly picked up the rules and gained the knowledge as shown by his opponent.

Schauspielhaus_03_02_1946_Foto_Seidel
Chemnitz – The Theater (Schauspielhaus) in 1946 after a bombing
(picture from geschichtsbaustelle-chemnitz.de)

And, indeed, although the old man quite never explained the parts of a chess game, he demonstrated moves, strategies and tactics again and again, in different positions, until the boy had understood them in their entirety. The pensioner started with the simple movements of the chessmen but swiftly and skilfully showed opening moves, plans in the middle game and manoeuvres in the endgame. He explained how to gain material, demonstrated on the chessboard forks, pins, skewers and sacrifices, and brought up the boy to the static and the dynamic value of the pieces.

Both had ample opportunities to enjoy their passion for chess.

Then, around 1951, the family moved to Bergmannstraße (Miner street). Although this was just around the corner, the boy never met the old chess player again, but his knowledge, his tactical abilities and the understanding and appreciation of the beauty behind a chess game he had absorbed, remained with him, until he passed his youthful enthusiasm on to his young daughter.

(UnoScacchista: Sabine is that young daughter, our dear readers)


I was born in January 1972 in Weimar, Thuringia, German Democratic Republic. My father started to teach me chess when I was about 13 years old. To understand the moves, strategies and tactics he used to assign small tasks to me. Although I was never really good at tactical maneuvers, he never lost his patience. This was my first chess miracle!
We had to stop playing chess when I moved after my diploma to the Rhine-Main-Region starting my professional education in the field of landscape architecture. When I met my husband-to-be, I restarted to play chess more frequently but it became quickly obvious that he was and still is a high-graded chess player. There were only some rare occasions I had the incredible luck of winning a game! This was my second chess miracle!
The third chess miracle happened, when our son, born in 2005, during a holiday at the Baltic Sea in 2008, discovered a chess set and started to ask us what those chess pieces were for!
So, maybe chess is genetically anchored 😊!


[English Version]

(Sabine)

La nostra storia è ambientata a Chemnitz nel 1946 e inizia con il ritratto di un ragazzo magro e slanciato, con capelli ricci di un nero corvino e grandi occhi marroni, nato nell’Agosto del 1939. Porta gli occhiali, che in qualche modo sembrano nascondere i suoi pensieri e le sue emozioni.

Suo padre lavora in un forno, a volte fino a notte fonda. Quando torna a casa, la sera, porta con sé l’odore della farina, lievito e impasto del pane. Sua madre sta in casa. Da figlia unica di una famiglia aristocratico-borghese, non le è stato permesso ricevere un’educazione professionale, ma ha imparato a rappresentare la propria famiglia in società.

A quei tempi, quando inizia la nostra storia, il ragazzo è l’unico figlio della coppia. Suo fratello sarebbe nato solamente nel 1947. La famiglia viveva in un piccolo appartamento in Frankenberger Straße, una delle strade principali di Chemnitz. Appena varcata la soglia di casa, sareste entrati direttamente in cucina, una stanza molto spaziosa, a scapito delle altre stanze, che erano piccole e quasi soffocate dai beni di famiglia.

Old Chemnitz
Frankenberger Straße a Hilbersdorf, uno dei sobborghi di Chemnitz nel 1941
(foto da altes-chemnitz.de)

Giusto dall’altra parte dell’ingresso, avreste incontrato un signore anziano e distinto, che viveva da solo, avendo perso la moglie. Era un ufficiale in pensione, con una grande passione per gli scacchi. Non sappiamo perché scelse quel giovane ragazzo della porta accanto, con la sua aria solitaria. Sappiamo solo che l’ufficiale, rimasto solo, cercava qualcuno con cui condividere la sua passione. Sebbene fosse consapevole della pazienza e del tempo che sarebbero stati necessari per insegnare il gioco a quel ragazzo, decise di tentare e ne ottenne un ottimo risultato.

Durante i bombardamenti  il ragazzo si rifugiava spesso sotto un ponte massiccio della ferrovia e aveva notato come talvolta qualcuno si mettesse a giocare a scacchi usando una scacchiera e dei pezzi conservati in una nicchia. Era sempre stato affascinato da quel gioco e adesso aveva una opportunità unica: imparò rapidamente le mosse e assimilò tutto ciò che il suo avversario gli mostrava.

Schauspielhaus_03_02_1946_Foto_Seidel
Chemnitz – Il Teatro (Schauspielhaus) nel 1946 dopo un bombardamento
(foto da geschichtsbaustelle-chemnitz.de)

Già, perché il vecchio non spiegò gli elementi degli scacchi come un insegnante, ma gli mostrò mosse, strategie e combinazioni più e più volte, in molte posizioni, fino a quando il ragazzo riuscì a padroneggiare il gioco. Dopo aver iniziato mostrando le semplici mosse dei pezzi, passò rapidamente a mostrare con abilità le aperture, i piani di medio gioco e le manovre del finale. Spiegò come guadagnare materiale e gli fece vedere attacchi doppi, inchiodature, infilate e sacrifici, dimostrando al ragazzo il valore statico e quello dinamico dei pezzi.

Entrambi ebbero molte occasioni per condividere quella che era ormai la loro passione comune per gli scacchi.

Poi, attorno al 1951, la famiglia si spostò a Bergmannstraße (Via dei Minatori). Nonostante fosse proprio girato l’angolo, il ragazzo non incontrò più l’anziano giocatore ma le sue conoscenze scacchistiche, le sue abilità tattiche e la comprensione e l’apprezzamento della bellezza degli scacchi che aveva acquisito rimasero per sempre con lui, fino a quando non trasferì il suo entusiasmo giovanile a sua figlia.

(UnoScacchista: Sabine è quella giovane figlia, cari lettori)


Sono nata nel Gennaio 1972 a Weimar, in Turingia, nella Repubblica Democratica Tedesca. Mio padre cominciò a insegnarmi a giocare a scacchi quando avevo circa 13 anni. Per comprendere le mosse, le strategia e i tatticismi, mi presentava posizioni da risolvere. Nonostante non mi dimostrassi molto brava, specialmente nella tattica, non perse mai la pazienza: questo fu il mio primo miracolo scacchistico!
Dovemmo smettere di giocare a scacchi quando, dopo il diploma, mi spostai nella Regione Reno-Meno per iniziare i miei studi professionale in architettura ambientale. Quando incontrai il mio futuro marito, ripresi a giocare a scacchi più spesso, ma capii rapidamente che era (ed è ancora) un giocatore molto più bravo di me, che ho avuto la fortuna di battere solo poche volte. Questo incontro fu il mio secondo miracolo scacchistico!
Il terzo miracolo avvenne quando, durante una vacanza sul Mar Baltico nel 2008, nostro figlio, nato nel 2005, vide una scacchiera pronta per una partita e cominciò a chiederci a cosa servissero quei pezzi!
Insomma, forse gli scacchi sono nel DNA di famiglia 😊!

5 thoughts on “The chess player and the boy next door

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  1. Decisamente una bella storia. In fondo, il piacere di giocare a scacchi non implica necessariamente di diventare dei campioni.
    E’… il piacere per il piacere di questo gioco… e tanto basta.

    Definitely a nice story. After all, the pleasure of playing chess does not necessarily imply to become champions.
    It ‘… the pleasure for pleasure of this game… and that is enough.

  2. Thanks to this post we were all reminded that there are thousands of chess moments that are undiscovered in all countries. As it has been already said in the previous comment, it is the joy of this game, which accompanies us over decades and in all circumstances.
    Thanks Unoscacchista and Sabine

  3. Thanks to my daughter and the publisher Unoscacchista, this, my special memory of wonderful years, was brought back to life. Even though today I have to play with my grandchild rather skat than chess, I am happy to see how my enthusiasm was passed on from generation to generation. I would like to thank these two people, whom it is was worth translating a little memory into this wonderful story.

  4. Thanks to this article we were all reminded that there are thousands of chess moments that are undiscovered in all countries and in all circumstances. As it was already said in the previous post by Paola, it is the joy of this game, which accompanies us over decades. It doesn’t matter where and when we think about tactics, sacrifices and moves, what matters is the dedication and the pleasure and to be with friends!

  5. It was a funny way how this article came off and my pleasure to transform a memory into a story. I’d like to thank Unoscacchista, also in the name of my father, for the translation into Italian and the post itself! When I and my father talked about the story we additionally remembered of shared moments of chess games. This was priceless!
    Sabine

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