Il test di ingresso

(UnoScacchista)
Mi è sempre piaciuta Oxford e, complice anche il fatto di averci amici ed esserci stato più volte, la preferisco istintivamente a Cambridge. Le due famose e più antiche università inglesi sono da sempre rivali, sia nelle questioni puramente accademiche sia in alcune caratteristiche competizioni sportive.

Ogni anno, oltre alla famosa sfida di canottaggio sul Tamigi, le due città si sfidano in molte altre competizioni nei cosiddetti “Varsity Match“, che includono anche un incontro di scacchi.

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Il Margaret Pugh Varsity Chess Match Trophy
(foto di Macauley Peterson)

Questa lunga tradizione risale al 1873 (!) e da allora l’incontro è stato sempre giocato, con l’eccezione, comprensibile, degli anni delle due guerre mondiali. Attualmente il bilancio del match è in favore di Cambridge, con Oxford che ha vinto l’ultimo incontro svoltosi l’11 Marzo di quest’anno.

Oxbridge Chess Varsity Match

Incuriosito da questa lunga rivalità, ho pensato di andare a visitare i due circoli scacchistici, prima che in una delle clausole della negoziazione in merito alla Brexit qualche cervellone inserisca una limitazione all’ingresso di giocatori non inglesi nei circoli inglesi.

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Oxford University Chess Club

Pensa che ti ripensa, ho intrapreso il viaggio per queste visite assieme al mio amico Morfeo, con cui ci vediamo praticamente tutte le sere.

Dopo aver visitato senza nessun problema il circolo di Oxford (fondato nel 1869), alla domanda di poter entrare nel circolo di Cambridge (più antico, essendo stato fondato nel 1856), l’anziano segretario con mia grande sorpresa mi risponde “Se ne sarà all’altezza!” Rimango interdetto, a chiedermi cosa abbia voluto sottintendere quello spocchioso di un Tab [1].

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Cambridge University Chess Club

Preparandomi a dover risolvere chissà quale studio, problema, posizione o anche magari un astruso quesito di cultura scacchistica locale, vedo che il segretario mi mette davanti tre sacchetti di feltro di color Cambridge blue, con il simbolo araldico dell’Università ben in vista, tutti perfettamente uguali.

Ciascuno dei tre sacchetti ha sopra, appuntato con uno spillo, un biglietto, che ne descrive il contenuto: “Due set di pezzi bianchi“, “Due set di pezzi neri” e “Un set di pezzi bianchi e un set di pezzi neri“.

Guardandomi con sussiego, il mio interlocutore mi spiega: “Come vede, ognuno di questi sacchetti contiene 32 pezzi degli scacchi, ma, anche se le combinazioni dei set sono quelle riportate sui biglietti, nessuno dei sacchetti contiene i set come sono descritti dal biglietto che gli è appuntato sopra.” Annuisco lentamente, mostrando di aver capito.

VARSITY MATCH 1873
Il match del 1873 (da “Illustrated London News”, 1873)

Se vuole avere accesso al nostro storico e prestigioso circolo, deve dirmi quali sono i set contenuti in ogni sacchetto. Per fare ciò, può chiedermi di estrarre dal sacchetto o dai sacchetti che vuole, il numero di pezzi che lei vuole, nella sequenza che lei desidera. Provvederò io a estrarre i pezzi in maniera casuale dai sacchetti che lei indicherà e lei potrà vedere il colore e il tipo di ogni pezzo che estrarrò.” Va bene, un po’ complicato ma ho capito il meccanismo.

Qual è il numero minimo di pezzi che dovrà chiedermi di estrarre e da quali sacchetti per avere la certezza matematica di darmi la soluzione corretta?” Ahia, non sono mai stato bravo con queste cose. E poi, accidenti, questa domanda non c’entra niente con gli scacchi!

OUCC 1898
Il team di Oxford del 1898 (da “History of Shropshire Chess“)

Il segretario del circolo, inizia a fissarmi senza espressione. Comincio a pensare a quale potrebbe essere la soluzione. Il ticchettio della pendola nella stanza è l’unico segno del tempo che sta passando inesorabile. Dopo un tempo che mi sembra lunghissimo comincio a intravedere la luce … ecco, ho trovato! La risposta è …

Quel ticchettio si trasforma nella solita implacabile suoneria che, ignara dei miei brillanti ragionamenti, mi sveglia bruscamente: e adesso, chi se la ricorda la risposta che avrei dovuto dare?


[1] Gli affiliati all’Università di Oxford sono detto Oxonians, mentre quelli di Cambridge Cantabrigians, spesso abbreviato in Tabs

5 thoughts on “Il test di ingresso

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    1. “I’m afraid the answer is “No”, sir. Thank you for coming to the CUCC. Since you came from abroad, you may try again, if you wish so”
      🙂
      (e comunque, il segretario ha chiesto anche da quale/quali sacchetto/i vanno estratti i pezzi)

  1. Ho fatto passare un po’ di tempo prima di rispondere a Fabrizio per dare modo ad altri di riflettere sulla soluzione.

    ATTENZIONE: Se vuoi ancora ragionare sulla soluzione, NON continuare a leggere questo commento

    Fabrizio ha risposto correttamente, anche se non ha indicato da quale sacchetto quell’unico pezzo va estratto. Completo quindi la soluzione.

    Va chiesto di estrarre un pezzo dal sacchetto che mostra il biglietto “Un set di pezzi bianchi e un set di pezzi neri”. Siccome sappiamo il biglietto è sbagliato, nel sacchetto di sono pezzi di un solo colore. Per semplicità di spiegazione, ipotizziamo che il segretario mi mostri un pezzi bianco. Vuol dire che quel sacchetto contiene “Due set di pezzi bianchi”. A questo punto il sacchetto con il biglietto “Due set di pezzi neri” deve contenere per forza “Un set di pezzi bianchi e un set di pezzi neri” (ricordate che le indicazioni sui biglietti sono tutte sbagliate). E’ evidente come il sacchetto rimanente, quello con il biglietto “Due set di pezzi bianchi” debba contenere per forza “Un set di pezzi bianchi e un set di pezzi neri”. La soluzione è speculare nel caso il pezzo estratto inizialmente sia nero.

    Non troppo difficile, no?

  2. Grazie della conferma alla mia seconda risposta (in effetti la prima l’avevo sparata senza ragionare a fondo) ; non avevo volutamente dato la soluzione completa perché pensavo che qualcun altro volesse cimentarsi nel test.
    Ad ogni modo un test divertente e non banale.

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