Spigolature di storia: Napoli 1923

(Riccardo M.)
Ricorrono oggi 90 anni dalla morte della grande giornalista e scrittrice (“il ventre di Napoli”, 1884, “il Paese di cuccagna”, 1891) Matilde Serao, fondatrice de “il Mattino” e de “il Giorno”. Non era una scacchista. Ma possiamo e dobbiamo comunque qui ricordarla.

Si leggeva …. un giorno dell’anno 1923 sul …. “il Giorno” [*] di Napoli:

“Lunedì 30 aprile 1923, nel grande salone della “Unione Giornalisti Napoletani”, ebbe luogo la premiazione per il match di Campionato Scacchistico Italiano, vinto dal Marchese Stefano Rosselli del Turco che conseguì il titolo di Campione precedentemente tenuto dal prof. Davide Marotti. La cerimonia fu preceduta da un contrastato incontro tra gli scacchisti di Palermo venuti a misurarsi con gli emuli napoletani…. Alla premiazione intervennero il Presidente della Federazione Scacchistica Italiana comm. Luigi Miliani e il Segretario Generale Prof. Cav. Uff. Giuseppe Orlandi … il comm. Luigi Caizzi, Presidente del Comitato direttivo del match, porse il saluto di Napoli ai valorosi campioni palermitani… il cav.Rizzo ringraziò a nome degli scacchisti palermitani ed il Barone Raiola Pescarini accennò alle glorie italiane nel campo degli scacchi …infine il comm. Miliani lesse il telegramma di saluto augurale della gentile signora Donna Cesarini Orlandi”.

Dopo la descrizione della premiazione dei due campioni e dell’incontro Palermo-Napoli, così enfaticamente concludeva “il Giorno”:

“…. Tra le acclamazioni di tutti i partecipanti, si chiuse la bella cerimonia, inneggiando all’opera svolta dal Presidente Miliani e dal Prof. Orlandi, al quale, su proposta del Prof. Marotti, verrà offerta da tutte le società federate, in occasione dei prossimi grandi tornei che prepara Trieste, la grande medaglia d’oro federale, attestato di gratitudine di tutti gli scacchisti italiani per colui che dalla Federazione Scacchistica Italiana è stato il tenace assertore e ne è l’animatore munifico e amoroso”.

Ebbene, della sfida Rosselli-Marotti, di certo la più importante della prima metà del ‘900, vorremmo parlare presto in altro articolo dedicato, della FSI ricordiamo solo che era stata costituita a Varese il 20.9.1920 e che fu nel 1924 tra quelle che istituirono la FIDE, della Unione Giornalisti Napoletani ricordiamo che sorse a Napoli nel 1901.

Infine, se magari dovesse leggerci qualche lontano nipote dei giocatori che presero parte a quella sfida Palermo-Napoli, terminata 4,5 a 4,5 (“…. nella quale si rivelarono le spiccate qualità di acume e di solido giuoco di tutti i valorosi partecipanti”), ci piace elencare i cognomi di quei giocatori in ordine di scacchiera: Cancellere, Noto, Villalba, Rizzo, Lipari, Lo Valvo, Albeggiani, Lanza e Parlapiano per Palermo; Del Giudice, Del Pezzo, Nardacchione, Guarini, Vitale, Treichler, Fasciglione, Busco e Lupoli per Napoli.

Matilde Serao
Matilde Serao: “Io non ho mai voluto né saputo essere altro che una fedele e umile cronista della mia memoria

 

[*] “il Giorno” di Napoli, da non confondersi con il più celebre “il Mattino”, era stato fondato e diretto nel 1904 da Matilde Serao (Patrasso, 1856-Napoli 1927), la prima donna italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano, che fu appunto il citato “il Mattino” nel 1892. Diresse “il Giorno” fino alla morte.

“Il Giorno” si differenziò da “il Mattino” per la sua posizione non interventista prima della Grande Guerra. Parimenti più tardi il foglio della Serao si distinse per essere stato forse l’unico, insieme al “il Mondo” di Amendola, a richiamare l’attenzione del lettore sui rischi alla libertà provenienti dal regime fascista. Tuttavia l’atteggiamento della Serao non era troppo apprezzato da alcuni esponenti della piccola borghesia che sovvenzionavano “il Giorno” e che riuscirono a smussarne la rigidità. Purtroppo la Serao pagò personalmente molto care le sue antipatie mussoliniane e il suo impegno politico e sociale: il 10 dicembre del 1926 il Premio Nobel per la letteratura andò infatti alla più ortodossa Grazia Deledda anziché a lei.

Matilde Serao si spense il 25 luglio del 1927, per un attacco cardiaco mentre era al lavoro alla sua scrivania. Il critico letterario Attilio Momigliano la definì come “la più grande pittrice di folle che abbia dato il nostro verismo”.

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