Chi la dura la vince?

(MF Folco Ferretti)
L’antica saggezza popolare riassunta nei detti proverbiali è a volte irritante quando coglie nel segno, soprattutto per chi ne è vittima, il quale spesso e volentieri si sfoga parlando di banalità, luoghi comuni, qualunquismo ecc. Ma niente paura! Per la legge dei grandi numeri, prima o poi si troverà sempre un contro-esempio in grado di smentire i vecchi adagi, e può finalmente scatenarsi la vendetta di chi per tanto tempo ha subito senza reagire…

[In apertura, dettaglio dei “Proverbi fiamminghi” di Pieter Bruegel il Vecchio – “Riuscire a legare il diavolo con un cuscino”, equivalente al nostro “Chi la dura la vince”]

Cosa c’entra tutto ciò con gli scacchi? La “tenacia” sulla scacchiera, dice il saggio, è importantissima nel determinare il rendimento agonistico di un giocatore. Dove non si arriva con la comprensione strategica, con la capacità di calcolo tattica, con la preparazione in apertura, con lo studio dei finali, si arriva con la grinta, la determinazione, la concentrazione, la lucidità, la perseveranza, e chi più ne ha più ne metta.

Per fortuna (quando i tenaci siamo noi) o purtroppo (quando lo sono i nostri avversari), in questo motto di spirito c’è molto di vero. Non solo negli scacchi, ma più in generale negli sport e in tutte le attività umane competitive, l’elemento psicologico e quello tecnico devono andare a braccetto per raggiungere i migliori risultati. Ma esistono situazioni talmente cristallizzate in cui non basta l’ostinazione di un mulo per violare le leggi fisse ed immutabili dell’universo.

Oggi voglio raccontarvene una tratta dalla partita più lunga della mia carriera, che mi è tornata in mente vedendo la brillante prestazione ai recenti Campionati Europei del GM greco Dimitrios Mastrovasilis, n. 2 del suo paese (si è pure qualificato per la fase finale a eliminazione diretta della Coppa del Mondo, che si terrà a settembre).


Flash-back a Montecatini Terme, piacevole località termale toscana, nel marzo 2010. Si disputa il girone 3 della serie A1 (che nonostante il nome non è la più forte, dato che esiste anche la serie Master) del Campionato italiano a squadre. Il Circolo Scacchistico Dorico di Ancona, rispettando lo slogan “Ti piace vincere facile?”, schiera in prima scacchiera appunto Mastrovasilis. Il DLF “Steinitz” di Roma, culla della maggior parte degli autori di questo blog, in preda ad un attacco di masochismo (o forse era un’astuta manovra per fare più punti sulle altre scacchiere?!), pur disponendo di forti giocatori come Lava, Chiaretti e Maksym Stoyko, lascia invece il posto d’onore al sottoscritto.

Al secondo turno, di mattina, le due squadre si incontrano. Ovviamente loro lottano per la promozione, noi per non retrocedere. Io ho il Nero e il risultato in prima scacchiera appare del tutto scontato. Come se non bastasse, prima del controllo del tempo si va configurando un punteggio di 2-1 per il Dorico sulle altre tre scacchiere. Io gioco piuttosto passivamente, cercando di resistere più mosse possibile per non fare troppo brutta figura, ma ovviamente posso fare ben poco contro la superiore forza del mio avversario, che lo porta a guadagnare prima uno e poi un secondo pedone.

Ma, per uno di quegli inspiegabili regali che ogni tanto ci fa la Dea bendata (a dire il vero, in questo caso ho cercato di dare un piccolo contributo per “spingere” la fortuna dalla mia parte…), siamo entrati in un finale di Torri e Alfieri di colore contrario, dove i due pedoni di vantaggio del Bianco sono bloccati e quindi praticamente inutilizzabili. Ecco la posizione dopo la 55a mossa del buon Dimitrios (55. Txf6):

Chi la dura 1

A questo punto, tenuto conto che era in programma un impegnativo turno pomeridiano, che il risultato del girone veniva deciso dai punti squadra (e quindi il pareggio bastava al Dorico per un secco 2-0), e che si giocava con 30 secondi di incremento a mossa, per cui non si poteva vincere speculando esclusivamente sul tempo, come vi sareste comportati? Io, anche contro un avversario con quasi 15 anni in più e 250 punti Elo in meno, avrei fatto un paio di tentativi, spinto i pedoni il più avanti possibile o cercato di cambiare almeno le Torri, e se continuavo a non trovare il modo di fare progressi mi sarei ben presto rassegnato alla patta.

Se anche voi avete ragionato così, si vede che non avete la tenacia di un Grande Maestro! Mastrovasilis inizia una lunga passeggiata di Re, che passando per f7 arriverà a toccare b7, a6, b5, insomma un po’ tutti i quadranti della scacchiera, senza tuttavia riuscire neppure a sostenere un sacrificio di qualità sull’ultimo pedone nero rimasto in a5. Dopo ben 44 mosse trascorse senza che la sua grande sapienza mi abbia illuminato su come il Bianco possa vincere questo finale, arriviamo nella seguente posizione (dopo 99… Te5):

Chi la dura 2

E qui, prima di rischiare che si raggiunga la patta per la regola delle 50 mosse, segue il fenomenale sacrificio 100. b4!!, dopo la quale i pedoni del Bianco sono bloccati come prima, con la differenza che il vantaggio di materiale si è ridotto da 2 a 1 pedone.

Ancora non avete imparato cos’è la tenacia? Seguono altre 34 mosse in cui un po’ tutti i pezzi bianchi e neri si esibiscono in una sorta di balletto dadaista, ma senza modificare assolutamente la sostanza della posizione e senza che il pedone “c” bianco abbia una minima speranza di avanzare anche solo di un’altra casella. Si arriva così alla seguente posizione (dopo 134… Td6):

Chi la dura 3

Finalmente il G.M. greco si piega all’inevitabile e accetta il cambio delle Torri, giocando 135. Td5. Quasi incredulo, anche se in preda ad un’acuta crisi di fame (erano ormai quasi le 15), cambio in d5, mi affretto a controllare la casa d6 e ricomincio a penzolare con l’Alfiere. La patta viene siglata un paio di mosse dopo. Contro un avversario meno tenace ci saremmo probabilmente risparmiati 60-70 mosse e un’ora abbondante di tempo per raggiungere lo stesso risultato.


Cosa è successo dopo? Il turno del pomeriggio è stato posticipato di una mezz’oretta, il tempo necessario per consentirci di mandare giù un piatto freddo che la cucina dell’hotel ci aveva gentilmente messo da parte. Alla ripresa, Mastrovasilis si è seduto alla scacchiera fresco come una rosa (almeno apparentemente), e ha rapidamente liquidato il MF fiorentino Tocchioni. Io mi sono presentato abbastanza in coma davanti al MI Fabio Bruno, e sono stato spazzato via forse ancora più in fretta di quanto non sarebbe successo se avessi dormito tutta la mattina.

Alla fine il girone è stato appannaggio del Nereto (la squadra di Bruno, che con 3 MI e un MF era obiettivamente inavvicinabile), e il circolo Dorico si è dovuto accontentare del secondo posto nonostante i 4,5/5 punti realizzati dal suo “straniero” in prima scacchiera. Lo Steinitz ha vinto il decisivo scontro diretto dell’ultimo turno contro Firenze ed è arrivata quarta e prima delle non retrocesse, anche se il mio contributo in prima è stato decisamente modesto con 2 punti su 5. Quindi noi abbiamo raggiunto il nostro obiettivo ed il Dorico ha mancato il suo, quando si dice il destino…

Infine l’episodio ha avuto ripercussioni negative sul mio equilibrio psicologico, generando in me una forte “ellenofobia” del tutto ingiustificata. Proprio in quel periodo stava infatti esplodendo la crisi del debito greco, e io ho preso spunto dal comportamento del nostro amico Dimitrios per estendere le accuse di opportunismo e mancanza di correttezza a tutti i suoi connazionali, ritenendo che gli indegni “nipotini di Socrate” si fossero meritati le disgrazie economiche che li stavano affliggendo, avendo barato per entrare nell’Euro, ritoccato i conti presentati alla UE e gonfiato oltre misura le spese per le Olimpiadi di Atene 2004, in cui avevano pure coperto i propri atleti colpevoli di doping. Negli anni successivi, l’evento traumatico si è andato gradualmente allontanando dalla mia memoria, e il maggior distacco emotivo da quanto avvenuto mi ha permesso di rinsavire.


A parte il tono ironico dell’articolo, in tanti anni ho perso un sacco di partite teoricamente patte contro avversari più forti che hanno “tenacemente” cercato di indurmi in errore (anche se forse in modo un po’ meno spudorato), e qualche volta mi sono trovato anch’io nel ruolo opposto, rubacchiando immeritatamente mezzi punti contro giocatori meno esperti. Quindi la condotta di Mastrovasilis non è stata poi tanto deplorevole come l’ho raffigurata io, e gli auguro senz’altro buona fortuna nella difficile prova che lo attende a settembre in Georgia.

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