Leopoldo Bellotti, un Maestro romano dell’Ottocento

(Roberto C.)
Leopoldo Bellotti (1830 circa – Roma 1909), Maestro elementare, figlio di Michele Bellotti e Giacinta Cernitori che avevano la casa in Via Monte Giordano ed ebbero otto figli, fu uno dei più forti giocatori di Roma.

(L’immagine d’apertura è tratta dalla Rivista Scacchistica Italiana 1909, p.85)

Fece la sua prima apparizione all’Accademia Romana degli Scacchi intorno al 1850 quando aveva circa venti anni; in quel decennio (1851-1860) la comparsa di nuovi valorosi elementi fra i quali, appunto, eccelleva il Bellotti fattosi alla scuola del Filiberti, un giocatore romano da caffè.

Nel 1856 al Caffè Antonini giocò contro la coppia Dubois-Filberti (di Lugnano, un piccolo paese nel reatino) per sperimentare il Controgambetto Filiberti; consisteva nel rispondere ad 1.e4 con 1…, f5 e il Dubois scrisse: ‘tra quelle poche risposte più o meno strane che si vedono talora usate in pratica contro 1.P4R. [1] la prima 1… P4AR [2] è un giuoco sotto mano arrischiatissimo, conosciuto da noi col nome di Controgambitto Filiberti, per averlo questo nostro fortissimo pratico da più di trent’anni messo in voga qui in Roma.’ (…) ‘È quasi superfluo avvertire, esser queste difese tutte più o meno censurabili, e da non doversi tentare se non per bizzarria, o con giuocatori inferiori.[3]

Nel 1857 vinse una lunga sfida, da agosto a novembre, con Augusto Ferrante ed alcune partite furono pubblicate nell’Album di Roma; a cavallo del 1857 e 1858 il Bellotti si batté a Roma onorevolmente con il conte tedesco Vitzthum, giocando con le regole italiane, e col conte Mikhailov di Pietroburgo, entrambi in visita a Roma. Nel 1859 giocò col Gamurrini di Arezzo, insigne archeologo, risultando vincitore per 2 a 1.

Intorno al 1861-2 al Caffè Antonini in Roma giocava spesso in consultazione; all’inizio del 1862 al Caffè di Monte Citorio, all’epoca in Via Aquiro in Roma, giocando con le regole italiane sconfisse per 3 a 1 il francese Arnous de Rivière [4]: “risultato veramente splendido quando si pensi che questi era allora nella pienezza della sua forza” tanto più che De Rivière, fondatore della rivista “La Régence” e pilastro del Café de la Régence fu campione di Francia per circa vent’anni.

La Regence
Löwenthal, de Rivière, Wyvil, Falkbeer, Staunton, Lyttelton, Kennedy

De Rivière aveva già bevuto l’amaro calice italiano quando a Parigi (!) nel 1855 perse sonoramente col grande Serafino Dubois un match su 32 partite (+8 =3 -21); il De Rivière nel 1883 incontrò anche Chigorin, perdendo di misura (+4 =1 -5): davvero un joueur d’échecs niente male… ma il Bellotti, che il Dubois definì sul Sissa del 1868 uno dei ‘nostri migliori dilettanti’ (intendendo dire quelli romani), era un tipo assai tosto!

Nel 1865 nel primo torneo romano, un torneo ad handicap organizzato dal marchese Forcella nella sua casa privata con dodici giocatori, fu vinto da Seni; Bellotti arrivò buon terzo dietro al Ferrante.

Marchese Forcella
In primo piano il Marchese Forcella, dietro Tonetti e Dubois (in piedi) nel 1875

In quegli anni Bellotti è tra i frequentatori assidui della casa del Marchese Forcella, vero mecenate degli scacchi, insieme a Seni, Tonetti e Sprega principalmente per le partite in consultazione due contro due, all’epoca assai frequenti, principalmente per testare alcune varianti, ad esempio il Gambetto Evans.

Nel 1865 nel primo torneo romano, un torneo ad handicap organizzato dal marchese Forcella nella sua casa privata con dodici giocatori, fu vinto da Seni; Bellotti arrivò buon terzo dietro al Ferrante. In quegli anni Bellotti è tra i frequentatori assidui della casa del Marchese Forcella, vero mecenate degli scacchi, insieme a Seni, Tonetti e Sprega principalmente per le partite in consultazione due contro due, all’epoca assai frequenti, principalmente per testare alcune varianti, ad esempio il Gambetto Evans.

Nel decennio 1861-1870 ci fu l’ascesa e l’affermazione di Seni, Marchetti e Tonetti che insieme a Bellotti e Ferrante formarono un nucleo veramente gagliardo, che primeggiava su tutti gli altri romani tranne sul Dubois che, diventato un giocatore di rango internazionale, si spinse anche all’estero, andando a giocare nel Torneo di Londra.

Nel mese di Novembre 1873 nel torneo inter amicos (tra amici) con quindici giocatori, sei partite contro tutti gli altri, e dopo due mesi Bellotti ottenne il primo posto davanti a Tonetti e Marchetti; sempre nello stesso anno al Caffè Santa Chiara, che cambiò il nome in Stella d’Italia, in un torneo a vantaggio con venticinque giocatori, arrivò terzo dietro Tonetti e Sprega.

Subito dopo, nel gennaio 1874, si organizzò un altro torneo a vantaggio dividendo i giocatori in 4 classi: la prima Classe doveva dare pedone e tratto alla 2a, pedone due tratti alla 3a ed alla 4a il Cavallo di vantaggio ed alla 5° la Torre; il pedone o il pezzo di vantaggio veniva tolto dalla scacchiera del giocatore più forte. I premi, formati da una piccola posta dei partecipanti e da altri doni di alcuni soci furono libri e oggetti relativi al giuoco. Ancora terzo, questa volta dietro Tonetti e Sprega ma davanti a Marchetti:

1° premio: Sig. G. Tonetti (1a Classe): Uno scacchiere d’onore donato dal socio sig. Hellwig coi pezzi corrispondenti.
2° premio Sig. Sprega (2a Classe): Altro scacchiere modello del Caffè.
3° premio Sig. Bellotti (1a Classe). I due volumi dell’opera di S. Dubois, Le principali aperture, ecc.
4° premio Sig. Avv. C. Marchetti (1a Classe): La rivista degli Scacchi, 1859.
5° premio Sig. Hellwig (2a Classe): L’Autore Modenese e il trattato del Conte di Basterot.
6″ premio Sig. Ing. Villa (2a Classe): Le partite scélte di Morphy (edizione Preti).
7° premio Sig. Ing. Ingami (2a Classe): I primi 6 numeri dell’Illustrazione romana.

La buona riuscita anche di questo torneo sollevò l’animo di tutti e fece nascere il desiderio di tentare l’organizzazione del Primo Torneo Nazionale a Roma, quello che poi effettivamente si svolse nel 1875 (approfondimenti) al quale il Bellotti, però, non volle partecipare e la sua astensione fu vivamente deplorata.

Nel 1879, alla soglia dei cinquant’anni, Bellotti divenne il Campione sociale dell’Accademia e nel 1886, in pratica già ritiratosi dall’agone, soltanto per l’insistenza dell’allora sindaco di Roma, il Duca Torlonia, si iscrisse tra i partecipanti del V torneo nazionale di Roma ma, essendo fuori esercizio, essendo obbligato a giocare non più con le regole italiane bensì con quelle internazionali, ufficialmente accettate nel torneo di Milano del 1881, ed avendo qualche preoccupazione domestica, si ritirò alla fine del primo girone, arrivando ultimo con mezzo punto.

Negli anni precedenti il 1885 giocò col Toni, nella sua casa, un anziano giocatore romano che frequentava l’Accademia dal 1940 e che da tempo si era ritirato dal gioco in pubblico ne che venne nominato socio onorario nel 1878 quando l’Accademia era nel Caffè della Minerva.

Nei sei tornei giocati a Roma nel periodo 1875-1886, cinque furono magistrali e misti, ed uno di dilettanti, vinse due primi premi e un secondo.


[1] 1.P4R, nella scaccografia di quel tempo, è la mossa bianca ‘Pedone alla quarta casa del Re’, cioè 1.e4
[2] 1…., P4AR, è la mossa nera ‘Pedone alla quarta casa dell’Alfiere di Re’, cioè 1…., f5
[3] DUBOIS S., Le principali aperture del giuoco degli scacchi sviluppate secondo i due diversi sistemi italiano e francese, Tip. Monaldi, 1868
[4] Jules Arnous de Rivière (Nantes, 4 maggio 1830 – Parigi, 11 settembre 1905)

2 thoughts on “Leopoldo Bellotti, un Maestro romano dell’Ottocento

Add yours

  1. Notizie storiche dettagliate e particolari. Grazie Roberto per averci fornito uno spaccato di vita scacchistica romana, in un periodo travagliato quale e’ stato il risorgimento e averci fatto conoscere personaggi che hanno dato risalto al nostro gioco nella capitale.. il caffè Antonini era un po’ il nostro caffè della Regence di Parigi.

  2. Grazie a te Marco per il tuo commento che mi permette anche di riportare quanto indicato in “Serafino Dubois – Quarant’anni di scacchi da campione”, un meraviglioso volume in edizione numerata, a cura del bravo Fabrizio Zavatarelli, uscito questa estate per i tipi delle Messaggerie Scacchistiche.

    Il Caffè Antonini al Corso, detto anche il Caffè degli Scacchi, era sotto il palazzo Verospi in Via del Corso, 374 proprio di fronte Via di S. Claudio vicinissimo a Piazza San Silvestro ed a soli 150 metri da Piazza Colonna; mentre il luogo scacchistico romano per eccellenza, da comparare sia chiaro fatte le debite proporzioni al famoso Cafè de La Régence parigino era il Caffè dell’Accademia degli Scacchi (o Caffè de’ Pastini che era, appunto, in Via de’ Pastini nelle vicinanze del Pantheon) frequentato oltre che dal grande Dubois, dai migliori dilettanti della città.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Powered by WordPress.com.

Up ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: