Il sogno di Prokofiev

(Riccardo M.)
“Il maggior sogno di Prokofiev è il gioco degli scacchi: quando viaggia egli porta sempre con sé una piccola scacchiera tascabile, in modo da poter essere sempre pronto ad iniziare una partita, non appena si presenti un avversario qualsiasi”.

[dal settimanale “Oggi”, 12 luglio 1951]

Sergej Sergeevič Prokof’ev (Soncovka, Ucraina, 1891-Mosca 1953) è stato uno dei più grandi compositori e pianisti russi (e non soltanto russi) del Novecento. Stravinskij lo definì astutamente “il più grande compositore contemporaneo, dopo di me”.

Allievo di Nicolai Rimskij-Korsakov, tra i suoi numerosissimi lavori citiamo qui i più famosi: l’opera “L’Angelo di fuoco”, il balletto “Romeo e Giulietta”, la musica per bambini di “Pierino e il lupo”, la Quinta Sinfonia Op. 100, l’opera “L’amore delle tre melarance” (da una fiaba di Carlo Gozzi) e le colonne sonore per i film “Alexander Nevskij” e “Ivan il Terribile” del noto regista del cinema muto Sergej Michajlovič Ėjzenštejn.

All’età di sette anni Prokofiev imparò le regole degli scacchi e divenne più che un discreto giocatore.

Così Botvinnik ne descriveva lo stile: “Ho giocato con lui varie volte. Si lancia appena può all’attacco con ingegnosità e abilità e non è interessato a tattiche difensiviste”.

Era amico di Alekhine e riuscì perfino a sconfiggere Capablanca, sia pure in simultanea, il che accadde a San Pietroburgo il 16 maggio del 1914. Sono reperibili alcune sue partite anche con Lasker e Tartakower.

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Musica e scacchi è un connubio affascinante e ricorrente nella storia del nostro gioco, basti pensare al grande André Philidor.

Fra i musicisti più celebri con i quali Prokofiev incrociò i pezzi ci sono Maurice Ravel e David Oistrakh.

Prokofiev ed Oistrakh erano buoni amici e si vedevano spesso al circolo scacchistico di Mosca. Sembra che un giorno del 1937 decisero di sfidarsi in un piccolo match, mettendo in palio un concerto gratuito che il perdente avrebbe dovuto offrire ai soci del circolo. Dopo 4 patte, Oistrakh vinse la quinta e risolutiva partita, ma poi decise lo stesso di tenere anche lui il concerto in coppia con l’amico Sergej.  Prokofiev ebbe più fortuna con Ravel, che però gli era chiaramente inferiore tanto da prendere il matto in appena 25 mosse.

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Prokofiev visse a lungo a Londra, poi a Chicago e Parigi, dove nel 1923, all’apice del successo, sposò la cantante di origine spagnola Lina Llubera. Blandito dal regime di Mosca, che gli prometteva libertà artistica e privilegi, nel 1936 tornò con la moglie e i  figli in Unione Sovietica, nonostante il parere contrario di lei. Dopo la guerra i due si separarono. Le opere di Prokofiev conobbero una triste censura. Morì a Mosca nello stesso giorno di Stalin, il 5 marzo del 1953: non ci fu un fiore per lui, e nemmeno la notizia del suo decesso.

Coraggioso e senza mezze misure nel gioco, lo era anche nei suoi giudizi, il che spiega le caratteristiche della sua musica, innovativa e spesso spigolosa e percussiva, molto moderna e molto lontana dal romanticismo e dalla stessa tradizione melodica russa.

Disse una volta Prokofiev: ”I brani di Mozart, Schubert e Chopin, che la mia insegnante insisteva a farmi suonare, non sembravano adatti a me. Ero troppo occupato a ricercare un nuovo linguaggio armonico per capire come qualcuno potesse sprecare il suo tempo con Mozart”. Notevole!

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Forse un giorno ancora lontano, sul calare della notte, viaggiando in treno dall’Italia a Mosca, potrete incontrare un signore distinto e gentile, dagli occhi e capelli chiari e dall’età indefinibile, con una piccola scacchiera portatile di legno fra le mani. E se chiuderete gli occhi per pochi attimi, potrete ascoltare degli strumenti suonare da soli nel silenzio. Vi sentirete come Pierino, un bambino intrepido, con a fianco l’uccellino suo amico, un grazioso gatto dalle zampette di velluto, un’anatra e un lupo.

Allora senza dubbio comprenderete. Lo riconoscerete e vi accorgerete di essere, giocando a scacchi con lui, pure in compagnia di Philidor, di Lasker, di Capablanca, di Alekhine, di Botvinnik e di Oistrakh: sarà una partita imperdibile e ineludibile, e il vostro sogno si affiancherà definitivamente a quello di Sergej Sergeevič Prokof’ev.

2 thoughts on “Il sogno di Prokofiev

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  1. Certo, i tempi sono cambiati (in meglio o in peggio?), ma che nostalgia per l’Unione Sovietica dei grandi registi, dei grandi musicisti, dei grandi campioni di scacchi! Un mondo che non c’è più!

    1. Bruno, grazie.
      Provo a riflettere (rispondere è impossibile) su quella tua domanda.
      Forse la sola circostanza di avere avuto la possibilità di ritrovarci qui a scrivere e a parlarne, e con questi nuovi strumenti di comunicazione, testimonia che qualcosa dagli anni di Prokofiev è cambiato in meglio, per molti.
      Il peggio, a volte, è l’uomo stesso a costruirlo e cercarlo, e questi medesimi strumenti potrebbero essere (ma probabilmente già sono stati e sono) un’arma sconvolgente e iniqua, impensabile fino a qualche decennio fa.
      L’articolo di Uberto del 18 dicembre (Net-neutrality …) bene affrontava questo argomento, e la nostra Sabine saggiamente nel suo commento ci ricorda oggi che “tempora mutantur et nos mutamur in illis”.
      Tutto è relativo insomma, e giocoforza commisurato al tempo in cui viviamo, anche la nostra felicità e la percezione stessa della felicità.

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