‘Arroccare’: significato e origine della parola

(Roberto C.)
Arroccare significa sostanzialmente “mettere al riparo”. Alla mossa speciale dell’arrocco, l’unica in cui il Re si può muovere di due caselle, è anche consentito muovere contemporaneamente due pezzi, il Re ed una delle sue due Torri. Ed è generalmente quella mossa difensiva che, allontanando il Re dal centro e portandolo su un lato della scacchiera per offrirgli maggior sicurezza, colloca in una posizione più attiva (più centrale) la Torre con la quale è stata effettuata.


L’arrocco, come sappiamo bene, è considerato dalle regole del gioco come una mossa di Re ma qual è l’origine della parola ‘arroccare’? Ebbene non deriva dal Re ma dal Rocco, l’antica Torre degli scacchi, più precisamente il ‘carro da guerra’ del loro antico predecessore Shatranj (approfondimenti).

Sono forti i richiami a quell’antico pezzo degli scacchi, quel ‘carro da guerra’ utilizzato “almeno fino a tutto l’VIII secolo[1] e chiamato “Rukh in arabo persianizzato che, per accostamento fonetico, divenne in latino roccus, in italiano rocco (da cui il verbo arroccare, ancora oggi in uso) indi rocca e torre[2] e che durante il medioevo gli europei hanno rappresentato unicamente come un rocco italiano, forma ben visibile nel codice miniato di Alfonso X detto il Saggio [3].

Alfonso X, Libro de Ajedrez, Dados y Tablas, 1283
Alfonso X, Libro de Ajedrez, Dados y Tablas, 1283

Forma presente anche nelle raffigurazioni di importanti codici scacchistici (“Civis Bononiae” n.15 e n.28 e nel “Riccardiano” n.2871) confermata dall’eccezionale ritrovamento dei pezzi lignei medioevali di Villa Villoresi (Colonnata, Sesto Fiorentino) tra cui ben 6 rocchi, 3 bianchi e 3 neri, che sono “per le caratteristiche del disegno, vagamente ancora rocco e tuttavia non ancora del tutto torre[4] con quella loro inconfondibile spaccatura bicuspidata verso l’alto (approfondimenti).

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Rocco di scacchiera, Manno, 1907

Il rocco è definito come una ‘figura convenzionale di due corna sopra un piede[5] e non ci deve sorprendere se i principali testi sul rocco degli scacchi, quello del Salvetti del 1929 [6] ed il pregevole studio dell’olandese Niemeijer del 1946 [7], entrambi, trattino anche dell’araldica.

Ai tempi d’oggi dove possiamo vedere riprodotto questo antico simbolo? Sicuramente negli stemmi araldici di alcune nobili famiglie italiane, come ad esempio in quello dell’antica famiglia fiorentina Carnesecchi (un rocco di scacchiere d’oro su fondo azzurro), nel blasone della famiglia Crespi di Busto Arsizio (d’oro al rocco di scacchiere di rosso) e anche in quello della famiglia nobile napoletana Rocco (tre rocchi di scacchiera d’argento col capo rosso caricato), ma anche in alcuni luoghi come ad esempio sia a Firenze che a Brunico, in provincia di Bolzano.

A Firenze, proprio accanto al portone centrale di Santa Maria Novella, intorno al 1350, vennero realizzate sei arche tombali, dette avelli, ognuna con lo stemma della nobile famiglia proprietaria.

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Avello dei Frescobaldi con gli stemmi di famiglia e la croce del Popolo fiorentino

Quello dei Frescobaldi, tagliato orizzontalmente, tipico delle famiglie guelfe presenta in alto lo sfondo dorato e in basso tre rocchi d’argento in campo rosso.

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Stemma della famiglia Frescobaldi

Brunico, cittadina a 70 Km. da Bolzano, è il principale centro turistico della Val Pusteria; il suo nome deriva dal nome del vescovo Bruno von Kirchberg, costruttore nel XIII secolo del castello della città. A chiunque consigliamo di passeggiare nelle stradine del suo borgo medievale al quale si accede attraverso le tre antiche porte della città (Florianitor, la Rienztor e la Ragentor) e di percorrere soprattutto la strada principale del centro storico, la Stadtgasse: una caratteristica via di edifici sormontati da timpani merlati e belle facciate dipinte.

Ad ogni scacchista però diciamo di fermarsi qualche minuto in più una volta arrivati davanti l’edificio del civico 57 perché nel 1500 il primo proprietario di questa casa, lo svizzero Hans von Tierstein, sposato con Agnes Kirchbegere proprietaria della casa di fronte, un tempo birreria, è stato un commerciante di stoffe che volle indicare con gli stemmi dipinti sulla facciata della sua casa i territori d’origine dai quali acquistava la sua pregiata merce.

Brunico, Stadtgasse 57
Facciata dell’edificio in Stadtgasse, 57 a Brunico

Tutti questi affreschi, creati anche dalla fantasia, si trovano sulla facciata di questo antico edificio insieme ad altri disegni per ricordare alcuni regni o zone conosciuti nel tardo medioevo dell’Europa centrale; si trovano esattamente al di sopra dell’insegna del negozio ‘MARKA’: “il primo a sinistra, non più ben visibile, era probabilmente riferito ai Piva, famiglia del Regno delle Due Sicilie, poi Scozia, Egitto, Danimarca, Norvegia, Portogallo, Toscana, Bajuvaria, Ungheria, Francia, Inghilterra, Boemia, e in alto tra le finestre Voralberg Austria Ovest-Lago di Costanza e la Svizzera (una femmina di cervo). In particolare lo stemma ‘fondo blu chiaro con tre rocche aperte sopra in colore oro’ simboleggia il regno ‘Arciducato’ della Toscana cioè la zona fiorentina [8]”.

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Stemma del regno ‘Arciducato’ della Toscana

[Se ti interessa, puoi partire da qui per conoscere molte altre curiosità e aneddoti, attraverso una guida turistica ai luoghi degli scacchi in Italia]


[1] FERLITO G., SANVITO A., GUIDA PER L’ARCHEOLOGIA SCACCHISTICA (Protoscacchi 400 a.C. – 400 d.C.), nota 21 (http://www.cci-italia.it/proto.htm)
[2] SANVITO A., Gli scacchi prima e dopo Luca Pacioli, in GLI SCACCHI DI LUCA PACIOLI. EVOLUZIONE RINASCIMENTALE DI UN GIOCO MATEMATICO, Aboca, 2007
[3]Libros del Axedrez, Dados et Tablas’, sulle scacchiere è raffigurata la Torre bicuspidata, cioè il Rocco
[4] SANVITO A., I pezzi di Villa Villoresi, in MEDIOEVO SCACCHISTICO TOSCANO, L’Italia Scacchistica, 1985
[5] MANNO A., Vocabolario araldico ufficiale“, Roma 1907
[6] SALVETTI G.A., Scacchi ed araldica, L’Italia Scacchistica, 15.7.1929
[7] NIEMEIJER M., De roch als heralische figuur (Il rocco come figura araldica), L’Italia Scacchistica, 1951, trad. del Conte Gian Carlo dal Verme
[8] Prof. Paul Winkler di Brunico, lettera privata del 28/7/2014

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