Ride bene chi ride ultimo

(MF Folco Ferretti)
Qualche anno fa, per un altro sito scacchistico, avevo scritto due paginette in cui esponevo la mia passione per le coincidenze, in generale, e per quelle scacchistiche, in particolare. In particolare, avevo messo in luce una serie di straordinarie e del tutto casuali analogie fra una mia modesta partita e una giocata da due illustri GM, di cui uno faceva Magnus come nome di battesimo…

[L’immagine di apertura è un fotogramma di “Geri’s Game“, Pixar (1997)]

Stavolta mi è capitato fra le mani qualcosa di ancor più succulento. Vi presenterò una somiglianza davvero incredibile fra una mia partita (o meglio la sua fase finale) e quella di una ex-campionessa del mondo e, ironia della sorte, proprio da questa partita emerge un insegnamento diametralmente opposto a quello ricavabile dal mio precedente articolo per UnoScacchista, per cui anche il proverbio ci trasmette un messaggio un po’ diverso rispetto alla volta scorsa…
Mettendo un po’ di ordine – si fa per dire – tra le pubblicazioni cartacee che intasano la mia libreria, mi sono ritrovato in mano il numero di marzo 2015 di “Torre e Cavallo – Scacco!”. A pagina 45, nell’articolo di Roberto Messa sull’Open di Gibilterra, trovo il seguente passo, che trascrivo per intero:


Un finale istruttivo, no? Molti credono che per saper giocare bene le posizioni con Re e Torre contro Re, Torre e pedone basta conoscere un paio di regole di base. Invece no, con la scacchiera vuota e il materiale talmente ridotto che basta una casella in più o in meno di distanza per fare la differenza fra vittoria e pareggio (questo magari sarà l’argomento di un altro articolo), aver studiato Lucena, Philidor e perfino Vancura non è affatto una garanzia di successo.

Sarà un caso se il grande John Nunn, quando uscirono per la prima volta le famose tablebase a 5 pezzi, scrisse un intero libro (“Secrets of Rook Endings”) dedicato alle infinite e sottili sfumature di T+P contro T, alcune delle quali, per la loro difficoltà, degne della fantasia dei grandi compositori di studi del passato? Più di recente, Mark Dvoretsky, nel suo Manuale dei finali, ha inserito numerose “tragicommedie” in cui anche fortissimi GM hanno totalmente sbagliato l’impostazione di queste semplici posizioni, segno che forse non sono poi così facili da giocare. Per fare il primo nome a caso che mi viene in mente, quello stesso Magnus Carlsen a cui accennavo in apertura, generalmente considerato un finalista di livello acettabile, a Mosca nel 2006 non trovò la stretta via per la patta contro Levon Aronian!

OK, e dove sarebbe la coincidenza? O addirittura la doppia coincidenza? Beh, fra i milioni di scacchisti grandi e piccini che hanno dimostrato di non conoscere bene questo finale pseudo-elementare c’è anche il vostro umile corrispondente…

Lo scenario è sorprendentemente simile a quello del precedente articolo. Siamo di nuovo in un torneo a squadre, e io ho ancora il Nero in prima scacchiera contro un rinomato grande maestro. Più precisamente, è il primo turno del girone 3 del CIS 2012, Serie A1. Questa volta la sede è a Roma (Hotel Petra in zona Tor Vergata), che per la formazione dello “Steinitz” significa giocare in casa, con un risparmio non indifferente sui costi di viaggio e soggiorno. I nostri avversari sono gli esponenti del circolo di Ancona (anche se uno solo dei componenti della squadra abitava realmente nella città dorica), una delle squadre favorite del girone insieme al Modena. Noi siamo in lotta per un piazzamento di centro classifica, come di consueto.

Di fronte a me siede Duško Pavasovič, un esperto GM sui 35 anni di tutto rispetto: miglior giocatore sloveno per un breve periodo fra il declino dell’oriundo Beliavsky e l’ascesa di Luka Lenic’, si è comportato ottimamente in una quantità industriale di forti tornei. Ad esempio, nel 2004, pur essendosi piazzato a centro classifica nel chiuso “C” di Wijk aan Zee, è stato l’unico a sconfiggere il vincitore (Magnus Carlsen, tanto per cambiare), e nel 2007 si è piazzato 1° a pari merito nel Campionato Europeo, qualificandosi per la Coppa del Mondo, dove è stato eliminato al secondo turno da Svidler (mentre nel 2009 è stata Judit Polgar ad eliminarlo). Ha un repertorio di aperture molto “classico” che rende le sue partite relativamente comprensibili anche per un profano come me, e da quel poco che posso capire sembra altrettanto a proprio agio con la strategia e con la tattica, senza tendenze stilistiche particolarmente accentuate. Insomma, il solo fatto di incontrarlo e perderci è già un onore.

Come era prevedibile, giocando tutte mosse apparentemente semplici ma in realtà molto precise il mio avversario conquista prima un vantaggio di spazio, poi si crea un pedone passato e mi costringe a cedere un pedone per evitare guai peggiori. Poco prima della 40a mossa, però, ha un po’ troppa fretta di semplificare e mi consente di liquidare in un finale di Torri dove il Bianco non riesce assolutamente a valorizzare il vantaggio materiale. O meglio, io non capisco come potrebbe fare per vincere e, dopo lunga riflessione, lui neppure. Per sbarazzarsi di un mio fastidioso pedone ‘h’ Pavasovič decide quindi di entrare nella seguente posizione (dopo 59… Txc7) che, come sanno anche i bambini, è teoricamente patta:

Anche stavolta si sta facendo tardi e l’Ancona conduce per 2,5-0,5, quindi rassegnarsi alla patta sembra la cosa più logica da fare. Invece anche stavolta il mio avversario, proprio come Mastrovasilis, inizia a girare su e giù per la scacchiera con gli unici due pezzi che gli sono rimasti, il Re e la Torre, avanzando ogni tanto il pedone di un passo per dimostrare che sta ancora cercando di giocare per vincere (in seguito sosterrà di averlo fatto perché arrabbiato per la probabile vittoria sfumata, e non faccio fatica a credergli, anche se dal suo atteggiamento esteriormente compassato non si sarebbe detto).

La differenza fra questa posizione e quella che vi ho mostrato nello scorso articolo è che, senza gli Alfieri di colore contrario, una qualche piccola possibilità di errore per il giocatore più debole c’è, quindi, con il senno di poi, il buon Duško ha fatto proprio bene a proseguire, anche perché i vincitori hanno sempre ragione! Dopo la mossa n. 88 del Bianco (88. Tg6), rimasti ormai da un bel pezzo con il solo incremento dei 30 secondi a mossa, arriviamo quindi al nostro prossimo diagramma:

Non è uno scherzo! Stesso numero di mosse e (quasi) stessa posizione rispetto alla Muzychuk-Walton! A dire il vero, questa è più facile da pattare per il Nero. Il povero Walton aveva poche mosse legali a disposizione, ma proprio per questo solo 3 strade per non perdere (bisognava portare il Re in f7, h8 o f8), mentre con il Re già in f8 la mia Torre non è inchiodata e quindi più o meno qualunque mossa laterale lungo la settima traversa è sufficiente, anche se didatticamente consiglierei di allontanare il più possibile la Torre dai Re con 88. … Ta7.

Tanto per cambiare, la partita non è stata molto influente per la classifica finale. Pavasovič ha concluso il girone con un eccellente 4,5/5 in prima scacchiera, pattando con l’unico altro GM presente, che rappresentava il circolo di Modena. Sulle rimanenti scacchiere gli emiliani si sono rivelati però superiori ai giocatori di Ancona, e la formazione marchigiana si è quindi dovuta accontentare del secondo posto. Il sottoscritto si è fermato a 2/5 (più o meno il punteggio atteso in base all’ELO degli avversari incontrati), ma il resto della squadra si è ben comportato e anche nel 2012 lo Steinitz ha evitato la retrocessione in A2, pur non potendo contare su rinforzi esterni.

In altre parole, se la partita fosse finita in parità non sarebbe cambiato nulla ai fini del Campionato Italiano a Squadre, ma io mi sarei perso una salutare lezione. L’umiliazione invece me l’ero risparmiata, perché al misfatto hanno assistito solo i componenti delle nostre due squadre e praticamente nessun altro (eravamo stati ovviamente gli ultimi a finire), né la partita è mai stata pubblicata nei database. Senza il coming out di questo articolo, nessuno avrebbe mai potuto accusarmi di essere un epigono di Alan Walton!

A giudicare dalla sua ridotta attività negli ultimi anni (quasi esclusivamente in competizioni a squadre), ho l’impressione che Pavasovič non sia più uno scacchista professionista, ma nelle rade occasioni in cui si esibisce dimostra di padroneggiare ancora a dovere l’ultima fase della partita. Invece il vostro commentatore non ha ancora imparato a giocare i finali di Torre, e visto che continua a non studiarli sistematicamente, è molto probabile che non ci riuscirà mai. In compenso si è permesso pure di irridere dei “veri” giocatori di scacchi, come Mastrovasilis, che hanno avuto la faccia tosta di mettere alla prova le sue doti di finalista, e se qualche volta gli è andata bene, in altre occasioni ha rimediato delle solenni figuracce. Da qui il titolo dell’articolo…

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