E qualcosa rimane… tra la caselle chiare e le caselle scure…

(Uberto D.)
Ho scelto di intitolare questo post parafrasando il grande Francesco De Gregori di Rimmel, perché dopo due settimane di cerimonie, partite, interviste, calcoli, elezioni, fotografie, commenti e medaglie… improvvisamente c’è solo il silenzio. Non che io abbia potuto sentirlo, ma la foto di David Llada, uno dei grandi fotografi a Batumi, me lo trasmette quasi fisicamente. Ma cosa rimane esattamente?

Rimangono volti, sorrisi, brillantezze, delusioni, classifiche e numeri. Qualcosa andrà a finire negli annali, nei database, nei libri e nelle pagine sul web da dove verranno recuperati di tanto in tanto quando qualcuno, come me, vorrà citare quella volta che… quel giocatore che…

E allora guardiamo qualcuno di questi “qualcosa” prima di metterli da parte. Guardiamoli insieme, cosi magari potremo associarli a qualche pensiero, adesso che il ricordo è più vivido.

Volti

Jorden Van Foreest (David Llada)

Poca fortuna per l’Olanda a Batumi: 40ª nell’Open e 26ª nel Femminile; il diciannovenne Jorden ha ottenuto solo il 50% dei punti in quarta scacchiera, ma sicuramente ha molte altre Olimpiadi davanti a sé.

Laura Unuk (David Llada)

La Slovenia ha confermato la posizione del ranking iniziale. La sua prima scacchiera nel femminile si è fatta però notare (anche per la maglietta scherzosa indossata all’ultimo turno).

Smbat Gariginovich Lputian (David Llada)

Buona la prestazione dell’Armenia. Entrambe le nazionali sono giuste seste: se questo risultato può essere soddisfacente per la nazionale femminile (capitanata da Lputian), quella maschile nutriva però altre ambizioni.

Maryan Mansoor, EAU (David Llada)
Alessio Valsecchi (David Llada)

Prestazione poco fortunata anche per le nostre nazionali. Entrambe le squadre hanno patito un calo di rendimento negli ultimi turni, quelli che tradizionalmente sono fondamentali per i piazzamenti finali.

Numeri

Record di bandiere

Questa Olimpiade va in archivio col più alto numero di nazioni partecipanti, 183. Nel torneo Open hanno giocato 185 squadre (la Georgia ha schierato 3 formazioni) e nel femminile 151 squadre, anche se in entrambi i tornei il Pakistan non si è presentato alla scacchiera.

Ma quanto è possibile garantire che. da più di 150 partecipanti, un torneo svizzero produca un vincitore rappresentativo? Difficilissimo, anche se in effetti i grafici qui sotto mostrano come in fin dei conti ai due vertici sia stato possibile garantire una buona copertura degli accoppiamenti principali. Non è qui il caso di avventurarsi in analisi statistiche, ma ho l’impressione che per il risultato sarebbe stato meglio avere 15 turni. Capisco che una settimana in più è praticamente impossibile per motivi economici e logistici, ma la sensazione resta quella.

Con solo 11 turni di giochi, è evidente che gli accoppiamenti non possono essere stati equi. L’esempio più eclatante è stato quello della Polonia nell’Open.

Accoppiamenti per i primi arrivati nel Torneo Open

Si vede bene come la Polonia abbia incontrato più squadre “forti” delle altre, addirittura 7 su 9 delle prime 10 classificate (la decima sono loro), mentre la Russia, giunta terza, ne ha incontrate solo 3 su 9 e non ha incontrato le due prime classificate. Lo spareggio Sonneborn-Berger in qualche modo riflette questa disparità di accoppiamenti, ma non può compensare quel punto squadra che ha fatto la differenza.

La squadra polacca, meritevole del podio secondo tutti i commentatori (e molti giocatori)

Nel femminile la situazione è analoga ma senza casi così notevoli.

Accoppiamenti per i primi arrivati nel Torneo Femminile

Anche qui la Russia avrebbe potuto vincere una medaglia pur avendo incontrato solo 3 su 11 delle prime 12 squadre, e superare Georgia/1, Armenia e USA che ne hanno incontrato 6 (e l’Armenia tutte le prime 4 classificate). Da notare che la bontà del torneo delle ragazze italiane è dimostrata dal fatto di aver incontrato ben 5 delle squadre arrivate a 16 punti.

Le squadre vietnamite, grandi sorprese in entrambi i tornei (David Llada)

Emozioni

Come già commentato, il finale del torneo è stato paritcolarmente drammatico, con la sconfitta di Alexandra Kosteniuk, forse più dovuta a un crollo nervoso che a motivi prettamente scacchistici. La sua richiesta di patta per ripetizione di mosse, rivelatasi errata, è stata una delle conclusioni di torneo più emozionanti che si possano immaginare.

Solo due ripetizioni, Sasha (David Llada)

Le Olimpiadi sono divertimento, incontro di culture, amicizia, ma anche tanta stanchezza. Tra partite e preparazioni affrettate per i prossimi turni, il sonno se ne va e torna nei momenti meno opportuni…

Il risultato di una lunga preparazione notturna (David Llada)

Al primo turno si giocano molti incontri squilibrati e pertanto eventuali sorprese sono veramente eccezionali. Come quella della patta che Igor Yarmanov, Campione del mondo IPCA, ha ottenuto, con pieno merito, contro Teimur Radjabov.

Igor Yarmanov festeggiato dalla moglie dopo la patta con Radjabov (Amruta Mokal)

Ma anche una sudatissima patta guadagnata in un finale teoricamente patto (ma difficile da difendere) con lo sfidante al titolo di Campione del Mondo può fare la felicità di un ragazzo.

Duda ha appena pattato con Caruana (Maria Emelianova)

E c’è anche chi, solitamente sorridente e solare, patisce la pressione di giocare in casa e non riesce a rendere come vorrebbe.

Baadur Jobava, autore di un torneo deludente per i suoi standard (David Llada)

Così come c’è chi difficilmente dimenticherà la partita dell’ultimo turno: una posizione stravinta che è diventata una patta, quella patta che ha fatto perdere una medaglia alla Russia…

Anche sul podio, premiata con l’argento in quinta scacchiera, Olga Girya sembra ripensare all’occasione buttata contro la Cina (David Llada)

… per la felicità di Yu Shaoteng, allenatore ultra-vincente della Cina femminile (è stato anche l’allenatore di Hou Yifan e di Tan Zhongyi quando hanno vinto i loro titoli mondiali).

Yu Shaoteng, allenatore della Cina femminile (David Llada)

Sorrisi

E concludiamo ciò che rimane da Batumi con una carrellata di sorrisi. Sorrisi che hanno bisogno di poche parole.

Fatemah Alzahraa Baqer, Kuwait (David Llada)
Aster Melake Bantiwalu, Etiopia (David Llada)
Diana Baciu, Moldavia (David Llada)
Ju Wenjun, Cina (David Llada)
Senza nome: qualcuno sa dirmi chi è questa giocatrice? (David Llada)
L’allenatore del eSwatini (ex-Swaziland) consola una sua giocatrice dopo sconfitta (Alina L’Ami)

E con questa splendida immagine chiudo questo album che, tra pagine chiare e pagine scure, ripongo nella mia personale libreria dei ricordi.

 

 

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