Geller, il re senza corona

(Riccardo M.)
Poco più di venti anni fa, il 17 novembre del 1998, si spegneva in una dacia di Peredelkino, fra quei dolci boschi a sud di Mosca che sono stati il rifugio di tanti grandi scrittori (da Boris Pasternak ad Aleksandr Solženicyn), uno dei più grandi scacchisti sovietici del secondo dopoguerra: Evfim Petrovic Geller.

Aveva 73 anni, essendo nato nel 1925 a Odessa, in Ucraina, da una famiglia di origine ebrea. Laureato in Economia all’Università di Odessa, fu da giovane, nonostante una normale statura e un aspetto un po’ tarchiato, un grande appassionato di basket. Il Geller scacchista si fece subito conoscere per i suoi numerosi “canestri”, per le brillanti combinazioni e gli attacchi temerari. Il suo primo buon risultato fu un sesto posto nel campionato ucraino del 1947. Successivamente si trasferì a Mosca, dove si sposò ed ebbe un figlio.

Kasparov ne “I miei grandi predecessori” lo definì “un re senza una corona”.

E in effetti Evfim Geller diede prova di saper giocare allo stesso livello dei grandi re degli anni ’50, ’60 e ‘70. Parlano chiaramente i suoi risultati contro: Mikhail Tal (6 vittorie per Geller, 6 sconfitte, 23 patte), Paul Keres (7 vittorie per Geller, 8 sconfitte, 21 patte), Mikhail Botvinnik (4 vittorie, 1 sconfitta, 7 patte!), David Bronstein (5 vittorie, 4 sconfitte, 12 patte), Robert Fischer (5 vittorie, 3 sconfitte, 2 patte!), Lajos Portisch (4 vittorie, due sconfitte, 12 patte), Vasily Smyslov (11 vittorie, 8 sconfitte, 37 patte!) e Tigran Petrosian (5 vittorie per Geller, 3 sconfitte, 12 patte!).

Insomma, negli incontri diretti Geller ha piegato ben 4 campioni del mondo (Botvinnik, Smyslov, Petrosian e Fischer) e fatto pari con un altro (Tal). Nessuno, mi pare, ha più eguagliato una simile straordinaria performance! Lui dava il meglio di sé contro i migliori, e così si dimostrò pari a loro.

Avete fatto bene i conti? 47 vittorie contro 35 sconfitte nelle sole partite con Keres, Tal, Botvinnik, Bronstein, Fischer, Portisch, Smyslov e Petrosian. Fenomenale!

Grigory Levenfish scrisse che Geller fu un giocatore “universale”, dallo stile universale, uno che sapeva giocare adattandosi alle caratteristiche dell’avversario che di volta in volta gli si sedeva di fronte. Ma “universale” anche perché non aveva punti deboli nel suo gioco, perché sapeva dominare e controllare ogni fase della partita. E “universale” infine, perché quando occorreva dimostrò di saper fare umilmente di tutto: il “secondo” di vari campioni (Botvinnik, Petrosian, Spassky, Karpov e Kasparov), il commentatore e lo scrittore di successo.

Fu co-autore nel 1991 di un libro sul match Kasparov-Karpov del 1990, pubblicò alcuni testi sulle aperture fra cui la sua preferita Indiana di Re, ed è del 1984 forse il suo lavoro migliore, “The Application of Chess Theory”, 100 partite ampiamente commentate e con numerosi aneddoti.

Prende il nome di “gambetto Tolush-Geller” un sacrificio di pedone contro la difesa Slava: 1.d4,d5  2.c4,c6  3.Cf3,Cf6  4.Cc3,dxc4  5.e4,b5  6.e5,Cd5  7.a4

Il “sistema Geller” contro la difesa Pirc-Robatsch è invece dato da: 1.e4,g6  2.d4,Ag7  3.Cf3,d6  4.c3, un impianto peraltro già utilizzato da Blackburne e von Bardeleben.

Ma tanti contributi teorici Geller ha saputo dare anche al gioco del Nero, ed esistono varianti che portano il suo nome nella Difesa Due Cavalli e nell’Indiana di Re.

Geller aveva un solo, insopportabile, difetto: era un accanito fumatore! Un giocatore universale, dicevamo, Evfim Geller. Ma un “re senza corona”. Un campione che due volte fu fermato (nel 1965 e 1968), sulla via delle sfide mondiali, da un Boris Spassky all’apice della forma. Spassky, la sua bestia nera. Peccato, perché forse nessun altro come lui avrebbe meritato un’opportunità mondiale.

Nell’arco della sua lunga carriera fu due volte campione sovietico, nel 1955 e 1979 (a distanza di 24 anni). Partecipò a 7 edizioni olimpiche fra il 1952 e il 1980 (ovvero a distanza di 28 anni fra la prima e l’ultima!). Complessivamente la sua prestazione olimpica fu di +46 =23 -7 (76 % dei punti), con 7 medaglie d’oro di squadra, 3 oro individuali e tre argento individuali.

Fu sempre tra i protagonisti dei tornei interzonali, brillando in particolar modo a Curacao 1962 (2°), Sousse 1967 (2°) e Palma de Mallorca 1970 (ancora 2°, pari merito).

Per circa 20 anni, all’incirca tra il 1960 e il 1980, dobbiamo considerare Evfim Geller nella “top ten” mondiale. I suoi maggiori successi: Iwonicz-Zdroj 1957, Dresda 59, Beverwjik 65, Kislovodsk 66 e 68, Goteborg 67, Wijk aan Zee 69, L’Avana 71, Hilversum e Budapest 73, Teesside e Mosca 75, Las Palmas 76, Wijk aan Zee 77, Bogotà 78, Berna 87, Dortmund 89, New York 90. Nel 1992 vinse il titolo di campione del mondo senior.

Un giorno Geller disse che la sua più grande soddisfazione consisteva nello studiare gli scacchi e scoprirne sempre dei nuovi segreti. Ecco, questo spiega forse quel pizzico che gli è sempre mancato per raggiungere il vertice del mondo: un tantino di personale ambizione in più, alla quale anteponeva la ricerca, l’indagine, la curiosità.

Nel suo necrologio, “Independent” scrisse che Geller “era un gigante alla lavagna, quando mostrava una profondità di analisi ed un’energia impressionante che totalmente contraddiceva il suo aspetto semplice e disinvolto”. In conclusione, Geller è stato un vero grande maestro, nel senso più letterale ed ampio dei due termini.

Passiamo al gioco? A qualche bella combinazione? Eccoci pronti.

Geller-Cherepkov, Leningrado 1959

Bene. Partiamo da un esempio elementare ed istruttivo. Qui vediamo che in e7 c‘è un doppio a Re e Donna se riusciamo a distogliere l’Af8. Vediamo che la Donna nera non sta bene lì in c6, sulla stessa colonna di una torre bianca. E allora non è difficile:

1.Cxc5 Cxc5 forzata, ma adesso il Cavallo nero è stato deviato dalla difesa del punto f6, il che consente a Geller la conclusione con 2.Cxh6+ gxh6  3.Axf6 1-0 perché non c’è difesa contro Dg3+.

La successiva posizione è tratta da una partita di un match dei quarti di finale fra “Candidati”:

Geller-Smyslov, Mosca 1965

Questo il seguito vincente: 28.Txf6 Tg4  29.gxh7+ Rh8  30.Axg7+ Dxg7  31.Dxg4! 1-0

Lo stesso Robert Fischer rese omaggio a Geller in “My 60 memorable games” (1972) riportandovi la seguente partita. Da Geller (nero) lui era stato appena sconfitto a Montecarlo in 25 mosse, e a Skopje le mosse sono ancor di meno!

Fischer-Geller, Skopje 1967

Guardate cosa s’inventa qui il giocatore di Odessa: 21. … Aa4! Fischer scrisse: “Questa continuazione non l’avevo prevista. Comunque la forza di tale seguito mi fu completamente chiara solo un paio di mosse dopo”. 22.Dg4 (se 22.Dh6 Af6  23.Txf6 Axb3) 23. … Af6!  23.Txf6 Axb3!Alla fine capii il punto cruciale dell’intelligente difesa di Geller. Stavo infatti analizzando 24.Tf4, quando d’improvviso mi resi conto che 24. … Aa2+ avrebbe dato il colpo di grazia. Mentre su 24.cxb3 il Nero vince tranquillamente con 24. … Cxf6”. Perciò …. 0-1.

Chiudo questo ricordo di Evfim Petrovic Geller con la bella descrizione che di lui fece Lev Bronstejn: “La teoria spiega che all’inizio del gioco il Bianco deve cercare di ottenere un vantaggio e il Nero deve pareggiare, ma Geller pare ritenere che si debba cercare il vantaggio dall’apertura indipendentemente dal lato della scacchiera in cui ci si trova. Lui ha una notevole capacità di sfruttare al meglio ogni apertura, ed è pronto a spostarsi, in qualsiasi momento, da schemi posizionali ad un gioco combinativo aperto, e viceversa: queste sono le caratteristiche del suo gioco”.

E infine, a proposito di Bronstejn, non posso non ricordare le parole dell’ultima sua moglie, Tatiana Boleslavskaja (la figlia di Boleslavsky), che ho già citato nell’articolo del 5 novembre dedicato al campione ucraino e che costituiscono un omaggio incomparabile al valore di Geller. Queste: “…. Quando David stava morendo, colpito da un ictus, restò quasi paralizzato, ma riusciva a parlare. Una settimana prima della sua morte, per capire come stesse, gli feci alcune domande: quale fosse il suo nome, il nome di Botvinnik, quello di Tal. Lui rispose. E poi, non so perché, improvvisamente gli chiesi: “E chi ha giocato nel modo migliore la difesa Indiana di Re?” E David sussurrò: “Geller”. “E tu?” – “Io? .. No, non io …””

A Odessa c’è una strada che porta il suo nome. Poco, troppo poco per un grande giocatore come Evfim Petrovic Geller.

 

5 thoughts on “Geller, il re senza corona

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  1. Grazie Riccardo per questo bell’articolo su uno dei miei giocatori preferiti. Geller è stato veramente un grande e avrebbe meritato il titolo mondiale, ma la sfortuna (o la determinazione non elevatissima) non lo ha permesso.

    1. Grazie, Fabrizio.
      Cercheremo nei prossimi mesi di parlare di altri quasi-campioni, come abbiamo fatto con Bronstejn e Geller, ed anche di forti giocatori meno conosciuti, come giustamente suggerisce qui la nostra Sabine.
      A presto!

  2. Thank you Riccardo for this memory of a highly talented chess player whose glory did not shine in titles. Too quickly we forget those who are not in the front row.

    Grazie Riccardo per il ricordo di un giocatore di scacchi di grande talento la cui gloria non ha brillato nei titoli. Troppo in fretta dimentichiamo chi non è in prima linea.
    Sabine

    1. It’s right, Sabine! The number 1 would not exist if there were no numbers 2, 3, 4, 5 …., 1.000 … Ciao!

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