Gli Scacchi didattici

(Daniel Perone)
Senz’altro non sono poche le persone che pensano agli scacchi soltanto come un gioco. Un intrattenimento di spirito ludico e di cervellotico ragionamento. Di certo, questo pensiero si riferisce solo ai movimenti dei pezzi sulla scacchiera senza approfondire e senza comprendere il suo vero potenziale. Nonostante ciò, grazie alla sua natura, è un valido strumento didattico legato a vari aspetti della conoscenza e diventa un elemento sociale di grande importanza.

[Instituto Agrotécnico Bragado – Gli scacchi vanno a scuola (Immagine di repertorio)]

Essendo un’attività assolutamente intellettuale, dove l’accuratezza e l’indagine hanno un luogo preponderante, mostra la sua vicinanza alle scienze. Sicuramente per questa ragione scacchi e matematica sono due mondi con molti punti in comune.
Attorno ad ambedue ruotano, calcoli, soluzioni, coordinate cartesiane, simmetrie e via discorrendo. Inoltre non è casuale il fatto che nel novantatreesimo verso del XXVIII canto del Paradiso, Dante faccia un‘esplicita relazione con gli scacchi: ’L doppiar de li scacchi simmilla… in riferimento al numero di chicchi di grano (18.446.744.073.709.551.615) prodotto dalla progressione delle potenze del numero due raccontata nell’arcinota leggenda di Sissa.

Scacchiera, Leggenda dei chicchi di grano

All’opposto, un altro celeberrimo personaggio della letteratura universale fa appello al Nobil Gioco con un senso nettamente letterario; Miguel de Cervantes Saavedra attraverso il suo personaggio, lo spavaldo cavaliere “Don Chisciotte”, ci spiega che tutti i pezzi degli scacchi nella loro apparente diversità di professioni e di stato sociale, vengono ridotti all’uguaglianza da una sola cosa: la morte, opinione che ha più a che fare con il pensiero di Omar Khayyam “Non siamo che pedine degli scacchi, che sono facili a muoversi proprio come il Grande Giocatore di scacchi ordina. Egli ci muove sulla scacchiera della vita avanti e indietro e poi in scatole di Morte ci rinchiude di nuovo.”

Pertanto è ovvio che il Re dei giochi sia diventato nei secoli un alleato importante della letteratura, del cinema, della televisione ed oggi anche di internet. Questo vuol dire che si affianca alla lingua. O forse è meglio dire alle lingue?

Adesso è comprensibile che sin dai primi tempi il gioco sia stato legato alle diverse civiltà ed alle loro evoluzioni, cioè alla storia, alla geografia e non è un segreto che la storia, così come la geografia, hanno uno stretto legame con il nome delle aperture giacché il solo nome di ognuna di esse invita all’indagine: ad esempio lo studio dell’apertura Italiana porterebbe alla storia, alla geografia (nonché alla lingua) d’Italia.

Instituto Agrotécnico Bragado – Gli scacchi vanno a scuola (Immagine di repertorio)

La capacità didattica del millenario gioco non finisce qui. C’è un’altra questione di non poco conto, poiché la psicologia può utilizzare gli scacchi per analizzare le reazioni degli studenti. E sì, perché quando loro giocano è possibile osservare come, man mano si smarriscono nella selva delle combinazioni di una partita qualunque, appaiono atteggiamenti personali ben differenziati: uno si gratta la testa, uno canticchia ripetutamente i soliti versi di una canzone, mentre uno fa udire il ticchettio delle dita.

Li avete visti? Certamente sono dei tic nervosi che presentano i giocatori di qualsiasi livello, perché nella mente degli scacchisti i dubbi e le incertezze, risalgono alla prima mossa e continuano sino alla fine della partita.

Biblioteca Popular Manuel Belgrano (Bragado) – Scacchi e letteratura (Immagine di repertorio)

Finalmente, per quanto riguarda me, nelle lezioni di Educazione Fisica di solito provo soddisfazione quando lascio sulle panchine del cortile o direttamente sul pavimento una scacchiera con sopra un gruppetto di pezzi – che presentano un semplice problema o uno studio – “a mo’ di esca”. Nessuno sa quale sia l’incantesimo del Nobil Gioco, ma gli studenti non appena lo vedono si avvicinano curiosi. Alcuni lo fanno per non impegnarsi in una attività fisica; altri, perfino gli alunni più attivi, sono attratti dalla ricerca di soluzioni. Senza saperlo, essi stanno migliorando la loro lateralità e la cognizione spazio – tempo, grazie ai movimenti dei pezzi sulla scacchiera.

Insomma, attraverso la mia esperienza potrei dire che da un punto di vista didattico, gli scacchi sono una valida risorsa in relazione con i diversi rami della conoscenza.


Daniel Perone è nato a Moquehuá, un paesino delle Pampas, nel 1952. Insegna Educazione Fisica nella scuola media. Da sempre interessato agli scacchi: giocatore attivo a tavolino e per corrispondenza fino agli anni ’90 quando è passato dall’agonismo alla composizione. E’ socio vitalizio di LADAC (Liga Argentina de Ajedrez por Correspondencia) e socio onorario dell’API (Associazione Problemistica Italiana). Ha scritto il libro “El otro ajedrez” e l’e-book “Pensieri in bianco e  nero”, una rassegna degli articoli scacchistici pubblicati su Rivista Scacchi, Sinfonie Scacchistiche e le Newsletter ASIAS  e ASIGC.

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