L’ombra del destino

(Fabio Lotti)

I pezzi sono tutti lì sulla scacchiera inchiodati da un terribile destino…

I due eserciti aspettavano, pronti a continuare la battaglia in un silenzio abissale. Il Re bianco e quello nero erano assorti nello stesso pensiero. Triste destino il loro! Quante volte avevano visto strategie sballate, mosse risibili, attacchi sconclusionati, difese evanescenti! Quante volte avrebbero voluto urlare la mossa giusta, entrare addirittura essi stessi in campo per mettere ordine, rinserrare le fila, dare un senso logico al loro piano di battaglia!

Invano. Legati ad uno stesso destino, impossibilitati a decidere, schiavi del volere altrui. Spesso anche il più misero dei pedoni si accorgeva dell’errore, recalcitrava a spingersi oltre tra le file del nemico, i Cavalli si imbizzarrivano di fronte al loro stupido sacrificio, le Torri ululavano di rabbia, perfino la Regina stizzita imprecava il suo dolore.

E quante volte avrebbero voluto stare in pace, vivere la loro vita di semplici pezzi, bianchi e neri insieme come fratelli. E, se non come fratelli, almeno una vita normale, comunque, con le stesse avversità riservate agli altri esseri di questo mondo. Ma non era possibile. Combattere, morire e risorgere, combattere, morire e risorgere, questo era segnato nel cielo della loro esistenza.

Per un attimo i due Re incrociarono i loro sguardi da lontano. Avrebbero voluto dirsi tante cose, scambiare dei pareri, entrare in confidenza, ma restarono freddi e distaccati come dovevano essere due nemici.

Guardarono le loro armate ridotte a sparuto gruppo e videro che tutti, dal più misero dei pedoni fino alla splendida Regina fissavano il cielo con nei volti un misto di speranza e di paura. Fissavano il cielo perché era proprio dall’alto che arrivava sempre la terribile sentenza, che si decideva la loro sorte.

Silenzio. Ancora silenzio nell’aria ferma, fissata con un mastice invisibile. Anche i due Re alzarono la testa verso l’alto. Ed ecco all’improvviso un’ombra, un’ombra gigantesca scendere dal cielo, un’ombra sempre più densa, più corposa… Una mano enorme, smisurata da ghiacciare i cuori più fermi e coraggiosi a porre fine all’odiata contesa. Scacco matto.

Uno dei Re cadde trafitto al suolo, mentre l’altro sorrise tristemente.


Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.

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