Uno Scacchista

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Karpov: “Io e Kasparov eravamo più forti di Carlsen”

5 min read

(UnoScacchista)
Come confrontare scacchisti di diverse generazioni? Karpov lo ha fatto, ma Kasparov non è stato (come sempre) molto d’accordo con lui…

A metà Agosto, Karpov è stato in visita a Novokuzneck (Siberia) per un torneo per bambini e, intervistato da Igor Epifantsev per conto di Novokuznetsk.ru, ha risposto prima a una domanda su Fischer (che a distanza di tanti anni continua ad essere oggetto di curiosità) e poi ad una, molto classica, su chi sia stato il più grande giocatore della storia.

Su Fischer non ha detto molto di nuovo:

“Era una persona molto interessante, talentuosa, originale, indipendente e assolutamente umana, con le sue stranezze. Era impossibile parlare con lui su due argomenti, i bolscevichi e gli ebrei ma per il resto, ci si poteva parlare normalmente. Perché il nostro match non ebbe luogo? Penso che non fosse psicologicamente pronto. Prima dell’inizio delle trattative per il match non aveva giocato in torneo da tre anni. Sì, Fischer avrebbe potuto mantenersi in esercizio privatamente, ma rispetto alle competizioni ufficiali è una situazione psicologica completamente diversa.”

“Per Fischer io ero un giovane, sconosciuto rivale e penso che abbia capito che correva il rischio di perdere. Non voglio dire che l’avrei potuto superare agevolmente, anche se ad un certo punto ho cominciato a giocare in maniera eccellente, ma è abbastanza chiaro che ero un avversario difficile per lui, considerando anche la mia giovinezza. Bobby aveva sconfitto giocatori di scacchi decisamente più anziani di lui nel cammino per diventare Campione del Mondo e conosceva i suoi rivali perché li aveva incontrati regolarmente nei tornei; con me, invece, non aveva mai giocato e Fischer poteva solo analizzare il mio gioco a casa per provare a capire il mio stile e, diciamo, a risolvere l’enigma Karpov.”

Né si è sbilanciato su chi sia secondo lui il giocatore più forte della storia:

“Non riesco a sceglierne uno solo, ma neanche tre. Secondo me, a partire da Steinitz, ogni Campione del Mondo è stato un fenomeno. Tra i campioni, forse solo Euwe non era il più forte all’epoca in cui divenne Campione.”

Più interessante la sua risposta alla domanda su come sarebbe finito un match tra Kasparov e Carlsen o tra se stesso e Carlsen all’apice della rispettiva forma.

“È chiaro che Carlsen è ora il più forte giocatore al mondo e recentemente è cresciuto molto [in termini di abilità]. Tuttavia credo che Kasparov ed io avevamo capito gli scacchi più profondamente. Forse anche la tecnica dei finali era migliore. Penso che Kasparov avrebbe vinto con il punteggio di 5,5-4,5 o di 6-4. Il risultato di un match contro di me sarebbe stato ancora più netto; a mio favore.”

Questa ultima affermazione non è passata inosservata e, passando dalla Siberia al Missouri (USA), il commento di Kasparov durante la recente Sinquefield Cup non si è fatto attendere:

“Non sono un sostenitore di queste affermazioni anti-storiche. Dal mio punto di vista, Karpov ha un’idea abbastanza vaga della forza del gioco di Magnus. Certo, sarebbe interessante confrontarci, ma l’idea è abbastanza assurda. Il Carlsen del 2019 semplicemente sa molto di più sugli scacchi di quanto sapevamo io e Karpov. E per quanto riguarda la comprensione del gioco … non voglio entrare in una disputa a distanza con Karpov, ma ho trascorso abbastanza tempo con Magnus e, in generale, posso dire che capisce gli scacchi non meno di noi.”

Ad una successiva domanda, Kasparov è andato anche oltre, ragionando sulle attuali giovani promesse:

“Ci sono molto giovani forti giocatori, ad esempio in Russia potrei citare Artemiev, ma è chiaro che non c’è nessun altro Magnus, neanche lontanamente paragonabile a lui. Secondo me vedo molti di questi giovani arrivare a 2750, magari anche 2800, ma il Campione del Mondo è di un’altra categoria.”

Insomma, la questione se il giudizio di Karpov sia più accurato di quello di Kasparov resta aperta.

Interessante anche l’opinione di Nakamura in proposito, espressa giovedì scorso dopo il “Champions Showdown: Chess 9LX”. Pur non riferendosi espressamente a Carlsen, Hikaru ha fatto notare l’enorme differenza dei Grandi Maestri moderni in termini di abilità difensiva, suggerendo che all’epoca di K-K era più facile vincere posizioni superiori di quanto lo sia oggi e, di conseguenza, che Carlsen sarebbe molto più difficile da battere di quanto pensi Karpov.

E Carlsen?

Il norvegese non si è espresso sull’argomento, ma vi mostro qui sotto un estratto dal film “Magnus“, pubblicato nel 2016 e che ripercorre le tappe della sua precoce e rapida ascesa al firmamento scacchistico. Nel video siamo nel 2003, quando il 13enne Carlsen ebbe l’occasione di incontrare nel torneo Rapid ad inviti di Reykjavik proprio i due ex-Campioni del Mondo.

Ecco cosa disse l’allora giovanissimo Maestro Internazionale mentre sguazzava in piscina:

“Capisco che la gente sia interessata al fatto che io giochi contro un Campione del Mondo. Penso che sarà difficile giocare contro Kasparov, ma ho qualche possibilità contro Karpov.”

Il torneo era organizzato tra 16 giocatori con il formato knock-out su 2 partite Rapid e Carlsen incontrò Karpov nel blitz inaugurale giocato per definire gli accoppiamenti. Il norvegese, tra la sorpresa generale, vinse!

Continuò poi pattando la prima partita Rapid contro Kasparov in posizione superiore e perdendo (“come un ragazzino” nelle parole del ragazzino Carlsen) nella seconda partita.

 

Il resto è storia recente ed è possibile che Carlsen non abbia ancora raggiunto il suo picco di rendimento, pensiero tremendo per i suo avversari, visto l’assoluto dominio del norvegese nel 2019.

Per noi è sufficiente vedere Kasparov a 56 anni giocare alla grande nel “Champions Showdown: Chess 9LX” che si è appena chiuso a Saint Louis per sentir aumentare il rimpianto per l’uscita di scena a soli 42 anni del campione di Baku…

Tre grandi giocatori, tre grandi Campioni, tre stili di gioco diversi, due epoche scacchistiche diverse: se volete, fateci sapere il vostro personale giudizio.

4 thoughts on “Karpov: “Io e Kasparov eravamo più forti di Carlsen”

  1. L’articolo è molto interessante ma in particolare mi hanno colpito le parole di Nakamura sul fatto che i GM di adesso riescono a difendere meglio dei GM del passato posizioni inferiori nelle fasi finali della partita. L’argomento meriterebbe uno studio più approfondito per esempio prendere in esame un determinato numero di partite dei più forti GM di oggi e del passato per vede4re se la differenza è cosi marcata oppure no

    1. Grazie Marco. Anche io sono stato colpito dall’analisi di Nakamura, svolta subito dopo la fine della manfestazione Chess960 (nominata, stranamente, Chess9LX con uno strano ibrido numerico) e suggerita dall’andamento della sfida tra Kasparov e Caruana. In molte partita il “vecchio” Garry ha avuto posizioni superiori se non vinte, ma Caruana è riuscito a trovare risorse dinamiche difensive in grado di mettere in difficoltà l’avversario e quindi a farlo pensare troppo per le cadenze rapide alle quali si è giocato.
      Sì, sarebbe interessante una analisi comparata di alcune posizioni, ma … non è semplice. Una sfida interessante, comunque.

  2. Non si possono fare paragoni, perché da Morphy in poi, fino a Kasparov e forse anche a Kramnik, l’aiuto offerto dalle intelligenze artificiali nello studio e nella preparazione non c’era ancora o era ancora primitivo…

    1. Hai ragione, Chicco, non si possono fare paragoni e Kasparov lo ha premesso subito. Però è anche vero che Karpov ha paragonato giocatori di epoche più simili rispetto a Morphy, Botvinnik e Fischer. L’impatto del computer si fa sentire, ma ricordo che molti ritenevano la capacità di Kasparov di giocare aperture aggressive fosse (anche) dovuta alla sua abilità di usare la preparazione con il computer (con lui cominciarono ad avere successo i database e si giocarono tornei di “advanced chess”, in cui gli uomini potevano usare il computer nelle situazion in cui era necessaria capacità di calcolo) e ai tempi di Botvinnik si parlava del lavoro di preparazione teorica e di sostegno durente le sopensioni delle partite che i suoi secondi svolgevano…
      E’ chiaro che i paragoni tra giocatori a distanza di anni non si possono fare, ma è il commento sulla “comprensione” degli scacchi quello che mi interessa di più.
      Se oggi anche noi spingilegno possiamo pianficare un attacco di minoranza o difendere un finale di Torre usando la posizione di Philidor o snocciolare decine di mosse di alcune aperture, lo dobbiamo ai ricercatori e agli innovatori delle varie epoche (per non parlare del computer e delle infinite risorse informative a disposizione), ma è anche vero che non per questo possiamo pensare di “capire” gli scacchi più dei grandi del passato.

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