Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

La Regina degli scacchi è nata in Italia

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(Roberto C.)
Versus de scachis, testo presente nei manoscritti 365 e 319 dell’abbazia svizzera di Einsiedeln, è un poema latino medievale precedente all’anno 1000. I suoi 98 versi descrivono gli scacchi senza l’utilizzo dei dadi e la stessa posizione iniziale con la quale giochiamo ancora oggi (TCADRACT).

[Immagine di apertura: TuttoScacchi n.12 – Aprile 1974, dettaglio della copertina]

Einsiedeln, Stiftsbibliothek, Codex 319(645), p. 298–299 Manoscritto composito (http://www.e-codices.unifr.ch/it/list/one/sbe/0319)


Il Versus de scachis del codex 365 ha 64 versi sulla parte anteriore (recto) e 34 in quella posteriore (verso) mentre il codex 319, con lo stesso testo di 98 versi, ha come titolo De aleae ratione; ma perché questi due testi con la medesima composizione poetica hanno titoli completamente differenti ?

In una recente tesi di laurea viene fornita una convincente motivazione, questa: “… può essere però tranquillamente spiegato se considerato come prodotto della convergenza tra l’uso abbastanza diffuso del termine latino «alea» come sinonimo di “scacchi” e la necessità di dotare il frammento di un titolo che garantisse la continuità con la sezione che lo precedeva nel manoscritto[1], intitolata De ratione abaci.

E nella stessa tesi, così come “all’inizio dei trattati arabi sugli scacchi troviamo spesso una introduzione a mo’ di questione preliminare o prooemium galateum in difesa della liceità degli scacchi[2], ci viene anche  specificato che nelle prime dieci righe del Versus gli scacchi, dai colori bianco e rosso, vengono elogiati per essere un gioco che non ha bisogno dell’utilizzo dei dadi e nemmeno di fare scommesse mostrando, altresì, “la preoccupazione di delineare i tratti di un gioco quanto più lontano possibile dai rischi di corruzione dell’anima denunciati dalle autorità ecclesiastiche.  Gli scacchi conosciuti dall’autore sono, dunque, già estranei all’uso dei dadi, di cui comunque questa excusatio iniziale rappresenta una testimonianza indiretta.[3], proprio per cercare di evitare il più possibile l’opposizione religiosa ai giochi d’azzardo che erano considerati tra l’altro strumenti del demonio; ricordiamo quella famosa lettera del 1061 scritta dall’allora cardinale di Ostia Pier Damiani inviata al papa Alessandro II con la quale riuscì ad ottenere la loro messa al bando:  “da quel momento gli scacchi non ebbero vita facile con la Chiesa e le scomuniche, Concilio dopo Concilio, arrivarono almeno fino alla fine del Quattrocento con i bruciamenti di vanità di san Bernardino a Siena e Perugia (1425-6) e di Girolamo Savonarola a Firenze (1496-7).[4]

La parte principale del Versus de scachis è dedicata ai pezzi ed ai loro movimenti e la nomenclatura deriva da termini dello stato e non da quella dell’esercito: sono presenti i nomi in latino dei pezzi rex, regina, comites, eques, rochus e pedes (re, regina, alfiere, cavallo, torre e pedone).

C’è il primo riferimento storico alla regina (che a quel tempo muoveva di una sola casella in diagonale ed alla quale si poteva promuovere un pedone solo dopo la cattura della regina originaria), il cui termine “Può essere che nella ricerca di un nome latino per ferz abbia avuto influenza un certo richiamo omofonico a virgo. Ma la denominazione del pezzo nei diagrammi di tutti i tempi e di tutti i paesi rimane fergia, fercia, fers, mentre la denominazione regina si affermò nelle interpretazioni e nelle spiegazioni del giuoco, come ovvia conseguenza della necessità di trovare una figura che fosse al Re strettamente associata.[5]

Vi viene indicato l’utilizzo della scacchiera bicolore (alcuni  giocatori preferivano colorare le caselle in maniera alternata), ancora non resa obbligatoria, posizionata a scelta dei giocatori [6] perché non c’era l’obbligo di giocare con la casella bianca a destra.

La regina, che all’epoca era un pezzo di scarso valore, poteva muovere soltanto di una sola casella in diagonale, ancora ben lontano da quella libertà di movimento attuale, affermatasi a partire dalla fine del XV secolo, per la quale era stata definita Dama a la rabiosa.

Nel 2004 la studiosa e storica femminista americana Marilyn Yalom, non conoscendo quello di Ivrea, riferendosi ai mss di Einsiedeln, precisava: “E anche se la Regina degli scacchi era conosciuta in Europa già entro l’anno 1000, la sua presenza certa in Spagna può essere fatta risalire solo al XII secolo. Sorprendentemente, non era a sud dei Pirenei, ma all’ombra delle Alpi, che la regina degli scacchi fece la sua prima apparizione scritta. (…) Verso la fine degli anni 990 d.C., un monaco di lingua tedesca scrisse una poesia latina di novantotto righe dal titolo “Versus de scachis”, che contiene sia la prima descrizione europea degli scacchi che la prima testimonianza che la Regina degli scacchi era nata.[7]

Oggi, grazie a studiosi di altri settori, possiamo dire, parafrasando Yalom, che siamo passati dall’ombra delle Alpi svizzere (Einsiedeln) al sole di quelle italiane (Ivrea) in quanto “La prima testimonianza subalpina degli scacchi corrisponde infatti anche alla prima attestazione del passatempo in Italia. Essa è conservata presso la biblioteca popolare di Ivrea. Si tratta di due diversi testi disposti sul recto e sul verso del foglio di un codice contenente scritti di Isidoro di Siviglia, copiato probabilmente durante l’episcopato di Warmondo, tra il 960 ed il 1001” [8]; questa notizia, ancora poco conosciuta tra gli scacchisti poiché circolata principalmente all’interno del mondo accademico italiano, riferita nelle Giornate di studio di Rocca de’ Baldi del 2002 [9] ed inserita in un volume pubblicato nel 2005 [10], evidenzia che il più antico (X sec.) documento scacchistico italiano è custodito ad Ivrea, in provincia di Torino. Si tratta precisamente del codice 38 Braulionis Episcopi et Ysidori epistule [11]: un testo precedente di un periodo variabile tra i 60 ed i 100 anni alla lettera del 1061, più antico del testamento spagnolo di Urgel (1008-1010 circa) [12] e, fatti salvi i problemi della datazione del ms di Einsiedeln [13] alla fine X sec. (997 circa) [14], quello di Ivrea, oltre a confermare ulteriormente che la regina degli scacchi in Italia c’era già due secoli prima che in Spagna, è il più antico testo europeo sul gioco degli scacchi.

Ma qual è il contenuto del codice 38 ? “Il recto contiene una delle più celebri leggende sull’invenzione del gioco. Il verso riproduce invece la parte iniziale del Versus de scachis (Versi di scacchi) componimento poetico attribuito alla fine del X secolo e considerato la più antica evidenza della presenza del gioco in Occidente: finora esso era conosciuto solo attraverso un manoscritto, grosso modo coevo a quello eporediese, del monastero di Einsiedeln, in Svizzera[15].

Scacchiera, Leggenda dei chicchi di grano

Qualche ulteriore dettaglio: nel recto del f. 22 vi è narrata, col titolo Qualiter ludus scachorum inventus est, la più famosa leggenda sull’invenzione del gioco degli scacchi, argomento non presente nei mss di Einsiedeln, cioè quella “del raddoppiamento dei chicchi di grano” (uno per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza, otto per la quarta e così via) ovvero la leggenda alla quale si riferirono sia Dante Alighieri nella Divina Commedia quando scrive del numero infinito degli angeli del Paradiso [16] che Fibonacci nel Liber abac i[17], libro dell’abaco o del calcolo, con “calcolo dei numeri perfetti, calcolo del de duplicatione scacherii (un vero e proprio pezzo di bravura sul numero di chicchi di grano richiesto dall’inventore della scacchiera: Fibonacci si ferma a 340.282.366.920.938.463.374.607.431.768.211.456, aggiungendo et sic multiplicando possumus procedere in infinitum)[18], mentre nel verso del f. 22 sono invece riportate le prime quaranta righe del Versus de scachis.

Il Murray, poco più di un secolo fa, sempre in riferimento ai due mss svizzeri scrisse che “i due antichi manoscritti latini dovrebbero essere più vecchi del 1050[19], mentre i paleografi li hanno variamente datati: “In primo luogo a colpire è l’enorme anteriorità di cui essa sarebbe detentrice rispetto ai testi finora osservati. Hermann Hagen, primo editore dell’opera, situava molto indietro nel tempo la data di possibile realizzazione dei due codici facendo risalire ai secoli X-XI il ms. 365 e al secolo X il ms. 319. [20] Nonostante non siano mancate obiezioni a questa proposta cronologica [21] in assenza di dati più certi essa può essere ritenuta ancora valida e messa a profitto nell’evidenziazione di alcuni tratti del testo.” [22]

Aggiungiamo infine che il codex 319 “molto probabilmente, proviene dal nord Italia in quanto sopra la copertina vi era incollato un altro manoscritto (intitolato ‘Il commento di San Girolamo al profeta Isaia’) che per molti secoli aveva reso visibile soltanto le ultime 34 righe del Versus de Scachis[23]; a questo punto per i manoscritti scacchistici di Ivrea ed Einsiedeln, visto il loro contenuto, la datazione, e la vicinanza dei due luoghi, si potrebbe anche pensarli con una buona dose di ragionevolezza, se non proprio come due fratelli, nella peggiore delle ipotesi due stretti, strettissimi, cugini.

[Il presente testo è una rielaborazione dell’articolo di Cassano R., ‘Ad Ivrea, la leggenda dei chicchi di grano’, in Torre & Cavallo-Scacco! n.7-8 Luglio-Agosto 2018, pp.25-26]


  • [1] AZZOLINI M., Engreban d’Arras, Li jus des esqies. Edizione, studio linguistico e commento del testo, Tesi di Laurea, Padova 2015, p.88.
  • [2] Padre Félix M. Pareja Casañas, La fase araba del gioco degli scacchi, estratto da Oriente Moderno, Anno XXXIII, n.10, Roma, Istituto per l’Oriente, 1953, pp. 407-429
  • [3] AZZOLINI M., Op. cit. p.88.
  • [4] CASSANO R., LEONCINI M.: L’ITALIA a SCACCHI – Guida turistica ai luoghi degli scacchi, Le Due Torri, Bologna, 2014, pp.56-57.
  • [5] PAGLIARO A., Sulla più antica storia del giuoco degli scacchi, in Rivista degli Studi Orientali Vol. XVIII, Roma 1940, pp.328-340.
  • [6] SANVITO A., Scacchi Manoscritti, raccolta di antichi documenti europei, Caissa Italia editore, 2008
  • [7] YALOM M., Birth of the Chess Queen, Pandora Press, London 2004 (paragrafo liberamente tradotto dall’Autore).
  • [8] GAVINELLI S., Alle origini della Biblioteca capitolare, in Storia della Chiesa di Ivrea dalle origini al secolo XV, a cura di G. Cracco, Cittadella 1998, pp.535-565.
  • [9] GIOCHI E GIOCATTOLI NEL MEDIOEVO PIEMENOTESE E LIGURE, Giornate di studio, Rocca de’ Baldi, 14-15 dicembre 2002.
  • [10] RAO R., Scacchi e società nel Piemonte medievale nel testo di nota 7, edito dal Centro Studi storico-etnografici, Museo storico-etnografico “A. Doro”, Rocca de’ Baldi, 2005, pp.147-161.
  • [11] Biblioteca capitolare Ivrea, codice 38, Braulionis Episcopi et Ysidori epistule.
  • [12] Il conte Ermengardo I di Urgell (Catalogna) nel suo testamento lasciò al convento di Saint-Gilles in Francia tutti i suoi beni tra cui una scacchiera ed i suoi pezzi.
  • [13] GAMER H. M., The Earliest Evidence of Chess in Western Literature: The Einsiedeln Verses, in «Speculum», 29 (1954), pp. 734-750.
  • [14] EALES R., Chess: The History of a Game, Batsford, London, 1985.
  • [15] RAO R., Op. cit. p.148.
  • [16] ALIGHIERI D., Canto XXVIII del Paradiso, versi 91-93: “L’incendio suo seguiva ogne scintilla; ed eran tante, che ‘l numero loro più che ‘l doppiar de li scacchi s’immilla.”.
  • [17] FIBONACCI L., Liber abaci, Pisa 1202 e poi Pisa 1228; i versi 91-93 si riferiscono ad un antico problema di origine orientale risolto da Fibonacci proprio in quest’opera; c’è chi sostiene che Dante Alighieri la conoscesse.
  • [18] AMBROSETTI N., L’EREDITÀ ARABO-ISLAMICA NELLE SCIENZE E NELLE ARTI DEL CALCOLO DELL’EUROPA MEDIEVALE, LED Edizioni Universitarie, Milano 2008, p.223.
  • [19] MURRAY H.J.R., Op. cit., p.411.
  • [20] HAGEN H., Carmina Medii Aevii maximam partem inedita. Ex bibliothecis Helveticis collecta. Edidit Hermannus Hagenus, Frobenium, Berne 1877, p.137.
  • [21] GAMER H. M., The Earliest Evidence of Chess in Western Literature: The Einsiedeln Verses, in «Speculum», XXIX, 4, 1954, p.741.
  • [22] AZZOLINI M., Op. cit. p.87.
  • [23] FORSTER R., Das Schachgedicht zu Einsiedeln (ca. 900/950) in SSZ, 5/2004, pp.16–17 (paragrafo liberamente tradotto dall’Autore).

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