Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Il Cavallo nell’araldica

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(Roberto C.)
Tra gli elementi del gioco degli scacchi maggiormente presenti nell’araldica ci sono la scacchiera, quale rappresentazione di un campo di battaglia, con due schieramenti contrapposti e dal significato che la famiglia di quella nobile casata ha vinto la battaglia, e la Torre, simbolo di antica nobiltà, spesso rappresentato da un castello fortificato che soltanto le famiglie potenti potevano costruire.

Tutti gli altri pezzi degli scacchi sono meno rappresentati: ad esempio l’Alfiere, così come il Cavallo  del quale trattiamo oggi, di rado garantisce un’allusione prettamente scacchistica.

Codex Manesse, UB Heidelberg, Cod. Pal. germ. 848, fol. 52r: Walther von Klingen (Fonte https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Codex_Manesse_052r_Walther_von_Klingen.jpg)

La maggioranza degli studiosi ritiene probabile che con la nascita dei tornei cavallereschi nel XII secolo si possa spiegare la nascita ed il rapido sviluppo dell’araldica in tutti i paesi d’Europa durante il Medio Evo [1]; per questi ovvi motivi il Cavallo è una figura comune in araldica ma, come dicevo pocanzi, raramente sta a rappresentare il corrispondente pezzo del gioco degli scacchi perché questo animale nell’araldica simboleggia il cavaliere armato: un simbolo di valore, spesso inserito nello stemma di famiglia da chi, attaccando il  nemico lo aveva disperso con una carica di cavalleria [2].

Stemma dei Cottenham del Surrey e dei Parisi di Lentini

In Italia “Molte famiglie ed alcune città recano, variamente disposte e colorata, la figura del Cavallo sul rispettivo stemma: così il comune di Arezzo, la provincia di Napoli, gli Accursi ed i Monari di Bologna, i Cavalli di Brescia, i Roncioni di Pisa e molti altri.[3], e anche i Parisi di Lentini; all’estero, ne sono un esempio i Cottenham del Surrey.

(Qui la rubrica precedente)


[1] Viel-Cadet de Gassicourt-Du Roure de Paulin, Le origini simboliche del blasone, Edizioni Arkeios, 1998.

[2] Goffredo di Crollalanza, Enciclopedia araldico-cavalleresca, Pisa, Giornale Araldico, 1887, pp.169-170.

[3] G. A. Salvetti: “Scacchi ed araldica”, L’Italia Scacchistica, 15.7.1929, pp.217-221

4 thoughts on “Il Cavallo nell’araldica

  1. Caro Roberto,molto interessante questo tuo articolo sull’araldica e gli scacchi. Ho anche riletto con piacere il precedente tuo articolo sull’Alfiere.E’ propio vero che nel mondo degli scacchi c’è sempre qualche cosa da scoprire e da imparare! Sto rileggendo alcuni numeri della rivista”L’Italia Scacchistica” dal 2000 in poi e trovo sempre nuovi motivi di studio.
    Complimenti e al prossimo articolo..
    Nino

  2. Caro Nino,

    ti ringrazio per il tuo commento.

    Gli scacchi, come sappiamo bene entrambi e tutti i lettori del blog, non sono soltanto un bellissimo gioco ma anche un formidabile strumento dalle valenze didattiche che a noi due, non più studenti, ci sorprendono ancora per il loro aspetto sociale e culturale.

    Continuiamo a seguire il blog che, sono sicuro, ci riserverà tante altre cose interessanti.

    Ciao, Roberto

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