Uno Scacchista

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Carlsen: “Che tipo di Campione del Mondo volete?”

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(UnoScacchista)
Il dibattito esiste praticamente da sempre: il Campione del Mondo è il giocatore più forte? O è solo quello che ha ottenuto i risultati giusti al momento giusto? O, ancora, quello che ha saputo prepararsi e giocare meglio un match? Sono domande a cui ognuno può dare la risposta che preferisce, specialmente i fan dei giocatori bravi ma che per un motivo o per un altro non hanno mai potuto fregiarsi del titolo.

[Carlsen ritratto da. Lennart Ootes a Kolkata durante la tappa del GCT dell’anno scorso]

Ultimo in ordine di tempo a rispondere alla domanda su quale sia il miglior modo per decidere chi sia il Campione del Mondo, Carlsen ha confermato il suo punto di vista che non è cambiato molto negli anni. Quando lunedì scorso, dopo la vittoria nel secondo set del match di semifinale del “KIVA Finals – Magnus Carlsen Chess Tour”, un ascoltatore gli ha chiesto “Preferiresti giocare per il Campionato del Mondo usando il sistema a set [NdA: usato anche in queste finali]: 5 set, ogni set composto da 4 partita a cadenza classica, in caso di parità spareggio prima rapid e poi blitz?” e Tania Sachdev ha ricordato che “secondo Kasparov e Karpov solo gli scacchi “classici” possono stabilire chi è il Campione del Mondo“, il norvegese ha risposto così:

“Ho già detto la mia in precedenza – penso che tutto dipenda da cosa si vuole ottenere. Vogliamo definire il Campione del Mondo “classico” o vogliamo stabilire chi è il miglior giocatore al mondo? Ho sempre sostenuto che se vogliamo scoprire chi è il miglior giocatore al mondo, allora il sistema attuale non va molto bene. Capisco tutto, ma penso che le opinioni di Garry e Anatoly siano condizionate dal fatto che hanno giocato in tempi diversi, quando come prima cosa [NdA: nei match] si giocavano più partite, e poi la teoria delle aperture non era così sviluppata.

Garry ha dovuto affrontare la Berlinese in qualche partita, e non è andato da nessuna parte, vero? Quello fu all’incirca il momento in cui i giocatori hanno cominciato a sbattere la testa nei match contro aperture che non riuscivano assolutamente a smontare, e questo è uno dei motivi per i quali penso che in questi match ci sia troppo poco spazio per dimostrare di essere il più forte; di conseguenza non penso che limitarsi agli scacchi “classici” vada bene per definire chi sia il giocatore migliore. Se non interessa scoprirlo, se si vuole semplicemente organizzare un match e continuare una tradizione, allora va bene così.”

Una risposta articolata e interessante, che non risolve la questione (anche perché non esiste una soluzione univoca) e che pone l’accento sul significato del titolo e sulle differenze tra i lunghi match del secolo scorso e i brevi match di questi anni, il tutto esasperato dall’impatto della profonda preparazione in apertura possibile grazie ai software scacchistici.

5 Campioni del mondo classici: Spassky (sdraiato) e da sinistra Karpov, Kasparov, Botvinnik e Tal

Si può essere d’accordo o no sul fatto che i match per il titolo debbano essere più lunghi, con o senza spareggi a cadenze rapide, con o senza la vittoria del Campione in carica in caso di parità, ma l’idea di cambiare formato per risolvere quello che ad alto livello è diventato il problema della super-preparazione merita considerazione.

Che poi il Campione del Mondo sia il vincitore di un match classico, di un match su 5 set a cadenza mista, di un torneo all’italiana, di una serie di tornei ad inviti o semplicemente il primo nella lista Elo dell’anno… nulla cambierà l’eterno dibattito tra chi è più forte, chi è più bravo, chi è più geniale, chi è più solido, chi è più… fate voi.

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