Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

‘O sole mio sorgerà ancora a Odessa

6 min read

Foto di Oleksandr Matlak, Ucraina, marzo 2022

(Riccardo M.)
“… Odessa attende l’attacco russo. Può cambiare il corso della guerra. La città è cruciale per la sopravvivenza economica dell’Ucraina. La popolazione si prepara, alza le barricate e organizza i rifugi … l’attacco russo può arrivare dal mare, perché lì la superiorità russa è schiacciante e da giorni sostano navi da guerra capaci sia di colpire con i missili sia di riversare sulla costa unità da combattimento anfibie…”. (1)
Sono parole che non avremmo mai voluto ascoltare e trascrivere.

Abbiamo tremato e tremiamo in questi tristissimi giorni di marzo, abbiamo tremato e soffriamo per tutta la gente di Ucraina, per la nostra amica Olga che vive a Kirovograd, a sud di Kiev, per quei cittadini che hanno perduto quasi tutto a seguito della tragica e orrenda invasione russa, soffriamo per le tantissime vite spezzate, vite di innocenti donne e uomini, di bambini e di animali.

Tremiamo e soffriamo, pressoché impotenti di fronte alle sbalorditive minacce di guerra nucleare e di fronte a tanto sangue, di fronte ad immagini e filmati raccapriccianti, ad accadimenti assurdi, parto di menti forse malate, accadimenti che qualche decennio fa avremmo ritenuto in Europa inimmaginabili per l’anno 2022.

Eppure ce lo aveva detto Garry Kasparov, ce lo aveva detto Anna Politkovskaja, ce lo aveva detto Alexander Litvinenko … ed altri ancora ce lo avevano detto. E ce lo ricorda oggi la scrittrice e giornalista russa Anna Nemzer. Sono questi (o erano) tutti figli di Russia. Non abbiamo dato loro sufficiente credito. Ma perché? Forse perché purtroppo, come scriveva un altro grande giornalista, il torinese Piero Gobetti (1901-1926), “lo Stato non professa un’etica, ma esercita un’azione politica”, e i risultati di questo troppo calcolato agire (o non-agire) emergono a volte quando è troppo tardi.

Tremiamo in particolare per Odessa, dal momento che possiamo considerare la città un po’ come figlia dell’Italia e degli italiani. Seguitemi …

All’alba di domenica 13 marzo, come d’abitudine, apro Twitter e trovo un messaggio del Ministro della Cultura Dario Franceschini, il quale aveva postato un emozionante video del coro del Nabucco di Giuseppe Verdi, il celeberrimo “Va’ pensiero”. L’esecuzione è quella degli artisti dell’Opera di Odessa, è del 12 marzo ed ha luogo sulla strada, sotto la bandiera giallo e blu dell’Ucraina, al freddo. Al freddo ma sotto un meraviglioso sole, il nostro sole. Questo è il brano (il video è di Pierre Alonso):

Ascolto le parole, e l’emozione non m’impedisce di notare la pronuncia italiana perfetta degli interpreti: sì, certo, loro sono dei professionisti, e provano i pezzi migliaia di volte, ma … fino a questo punto di perfezione resto ugualmente meravigliato … !

Va’, pensiero, sull’ali dorate
Va’, ti posa sui clivi, sui colli
Ove olezzano tepide e molli
L’aure dolci del suolo natal …

Lo stesso giorno, nel pomeriggio, mia moglie ed io incontriamo in centro città una mia compagna di scuola del liceo (meglio se non vi dico a quali anni mi riferisco …).

E’ Titti, che approfitta come noi di una bella giornata di sole per fare quattro passi in via Cola di Rienzo in compagnia della zia Giovanna. E la zia Giovanna, in eccellente forma con i suoi 87 anni, quando le dico della mia impressione sulla pronuncia degli artisti di Odessa, inizia a parlarci anche lei di questa città, scoprendo una interessante storia che non conoscevo quasi per niente …

“… Forse la tua, Riccardo, non è soltanto un’impressione, in quanto l’italiano è stato in anni lontani la lingua ufficiale della città del Mar Nero. La città venne infatti fondata (era il 1794) da un napoletano, tal Giuseppe De Ribas, figlio di un nobile spagnolo e Ufficiale al servizio dell’Ammiraglio russo Potemkin. Prima di allora esisteva al suo posto un piccolo villaggio abitato da popolazioni tàtare. De Ribas chiamò Odesso il villaggio, che in seguito la zarina Caterina volle ribattezzare Odessa.

Erano circa 3.000 gli italiani che nel 1850 vivevano a Odessa, erano scritti in italiano perfino i cartelli stradali e i passaporti, e i monumenti principali erano opera di italiani; fra questi l’Opera di Odessa, mano dell’architetto napoletano Francesco Frapolli e dove si esibì anche Eleonora Duse. Odessa divenne il punto d’incontro pacifico e costruttivo fra la cultura europea e l’impero russo. La colonia italiana si ridusse lentamente fino a sparire nei decenni successivi, ma gli splendidi monumenti restano ancora lì eretti, quasi a sfidare missili e malvagità umana.

E sapete di ‘O sole mio’, la famosissima canzone? Ebbene, il bel sole e il Golfo di Napoli c’entrano poco, perché la canzone venne scritta e composta proprio a Odessa da Giovanni Capurro (versi) e Eduardo Di Capua (musica), anche loro napoletani, ispirati da una splendida alba sul Mar Nero e -immagino- da una altrettanto splendida donna”.

Grazie, zia Giovanna (che ci ha raccontato tanti altri particolari e della quale mi piace citare il nome per esteso: Giovanna Brignola Pellegrino), le tue parole ci fanno riflettere! Ci fanno tra l’altro rammentare quelle di un grande italiano, Alessandro Manzoni: “Non sempre è progresso ciò che viene dopo”. Verissimo: quest’anno abbiamo rivisto la barbarie e un barbaro …

Noi però restiamo un Blog di scacchi … e di conseguenza concludo, ma senza spostarci da Odessa, parlando di scacchi.

Ed è giunto il momento per ricordare alcuni scacchisti nativi di Odessa. Iniziamo da due nomi quasi sconosciuti ai più in quanto nati nel XIX secolo: Paul List (1887-1954) e Yakov Vilner (1889-1931, campione ucraino nel 1924, 1925 e 1928).

Yakov Vilner, l’uomo che salvò Alekhine

Successivamente abbiamo avuto grandi maestri ben più famosi, ad iniziare dal formidabile Evfim Geller (1925-1998) …

Geller, il re senza corona

… e poi Igor Platonov (1934-1994) …

L’assassinio impunito di Igor Platonov

… e Konstantin Lerner (1950-2011), dei quali abbiamo già scritto su queste pagine.

Grandi maestri del passato: Konstantin Lerner

E infine accenniamo a due Grandi Maestri viventi, ovvero Vladimir Tukmakov (nato nel 1946), oro olimpico a Salonicco 1984 e vincitore, tra l’altro, del Torneo di Reggio Emilia nel 1988 …

Chi è più forte? Fischer o Carlsen?

… e Vereslav (Viacheslav) Eingorn (classe 1956), giocatore forse non troppo noto ma che nel 1986 si issò al n. 12 delle classifiche mondiali.

Vereslav Eingorn

Sono tutti, ripeto, grandi maestri nati a Odessa. Ed hanno lasciato un segno nella storia degli scacchi di Ucraina. Vi presentiamo, in questo post di oggi, una partita di uno di loro, con l’augurio che nei prossimi anni il gioco riesca a dare ovunque scaccomatto agli orrori della guerra, a Odessa e altrove.

Vereslav Eingorn – Yaacov Zilberman
Oberwart (Austria), 1994


Una interessantissima partita!

Lasciamo gli scacchi e torniamo un attimo al punto di partenza di oggi. Non resta che sperare che il sole, ‘o sole mio, risplenda ancora ad illuminare la vita (e non la morte) dal Golfo di Napoli fino al Mar Nero e fino a Odessa. E oltre.

Però dovremmo stare sempre molto vigili, non abbassare mai la guardia e non dare troppo credito a certi oscuri e infidi personaggi. Infatti, per dirla come il poeta statunitense, nativo di Germania, Charles Bukowski (1920-1994),

per ogni Giovanna d’Arco c’è un Hitler appollaiato sull’altra estremità dell’altalena; è questa la storia infinita del bene e del male”.


Nota (1): da Huffington Post 7.3.22

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