Dal diario di un Boomer: il mio amico Aaron Nimzowitsch
Nimzowitsch, 1927 (John Graudenz, ritaglio)
(Antonio Monteleone)
Sono passati a malapena cento anni o giù di lì da quando il Mondo Scacchistico visse una delle sue più importanti rivoluzioni. Un battito di ciglia se confrontato con la vita del nostro pianeta, ma che sembra così lontano nel tempo che più che un secolo, sembrano essere passati mille anni! Eh sì, sicuramente sarebbe meglio dire “lo scorso Millennio” per rendere l’idea della distanza temporale che sembra realmente esserci, sfruttando lo “switch” dagli anni Mille ai Duemila appena avvenuto.
In poco più di un secolo, il progresso scientifico e tecnologico ha avuto una accelerazione che ha bruciato quelle migliaia di anni passati con una lenta evoluzione dell’uomo, e stessa sorte hanno subito i nostri amati Scacchi, soprattutto con l’avvento dei potentissimi motori scacchistici che hanno cambiato la Teoria, il modo di studiare e di prepararsi,
Oggi basta sedersi su una poltroncina, accendere un PC, navigare su Internet o utilizzare un forte programma scacchistico, oppure entrambe le cose, e all’improvviso ci si ritrova proiettati in un’altra dimensione, un altro mondo che ti schiude tutti i segreti degli Scacchi, con informazioni dettagliate sulle Aperture, corsi sul Mediogioco e con i Finali analizzati nel dettaglio con anche a disposizione le infallibili “Tablebase”, il tutto a colpo di click e dove anche un neofita può avere il brivido di vedere e capire (o credere di capire !) gli Scacchi come un GM, vista la potenza che hanno raggiunto i Motori Scacchistici, che in pochi secondi ti danno dei giudizi oramai sempre più precisi, sia sulla posizione in corso che sui piani da giocare.
Eppure, ci sono stati Scacchisti, veramente con la “S maiuscola” che neppure un secolo fa hanno dimostrato come il pensiero umano, anche negli Scacchi, sia foriero di grandi cambiamenti e che le idee sono quelle che fanno andare avanti il mondo, anche se spesso quelle nuove si scontrano contro quelle di chi è arroccato sulle proprie posizioni e ha paura del nuovo che avanza che non vuole accettare.
E uno di questi fu Aaron Nimzowitsch, l’irrequieto, il solitario, il mai domo e il solo contro tutti che ha illuminato la scena scacchistica dei primi trent’anni del Novecento e che ha impresso un’impronta indelebile nella storia con le sue idee innovative che diedero vita ad uno dei libri di scacchi più controversi: “Il Mio Sistema”.
“Ancora con questo Nimzowitsch”; “Il Mio Sistema è un testo obsoleto”; “Gli Scacchi oggi si sono evoluti e tutto è oramai superato, giocatore e libro”. Questi sono i commenti che si leggono in giro sul Web e che sento spesso quando mi confronto dal vivo, o sui social, con altri amici scacchisti. E sicuramente c’è del vero in queste affermazioni, anche se a volte mi fermo a pensare: “Ma chi dice queste parole, ha veramente letto quel libro? Oppure ne ha sentito parlare o ancora ha letto qualche paragrafo e poi ha lasciato perdere?”
Quando io mi approcciai agli Scacchi, in tarda età rispetto ai canoni attuali, intorno ai tredici – quattordici anni, mi furono consigliati tre libri: 1. Trattato di Scacchi di Max Euwe; 2. Strategia e Tattica nel gioco degli Scacchi di Enrico Paoli; 3. Lui, Il Mio Sistema di Aaron Nimzowitsch.
Mi piacquero tutti, anche se il terzo divenne subito il mio preferito. Obiettivamente un testo “tosto”, soprattutto per un giovanissimo autodidatta, che non potei non amare, e in piccola parte anche odiare, dal primo momento. Inizialmente prevalsero le sensazioni positive, non solo per le idee in esso racchiuse, ma per la storia di Nimzowitsch, che tu leggevi in un momento della tua vita dove, in pieno stravolgimento adolescenziale, ce l’avevi con tutto e con tutti, avevi voglia di non fare quello che ti si diceva e volevi cambiare il mondo, anche se non avevi ben chiaro in che modo e quando. E lui sembrava proprio aver preceduto questo tuo stravolgimento: un uomo stravagante, bizzarro e sostanzialmente anarchico, anticonformista, preso completamente dagli Scacchi che non gli fecero terminare gli studi universitari, di una forza esplosiva e con delle idee innovative che lo fecero scontrare contro chi le aveva più dogmatiche e rigide, legato agli insegnamenti classici. Il vento nuovo che spazza il vecchio: non potevi non tifare per lui, immediatamente.
Certo, non era sicuramente uno di quelli che attirasse simpatie, con i suoi modi di fare spesso troppo originali ed altrettanto spesso bruschi, ed anche un poco presuntuoso e autolesionista, però si avvertiva l’impronta del grande personaggio macerato dai suoi tormenti e alla ricerca di una sua collocazione nei piani alti dello scacchismo dell’epoca, sia con l’affermazione delle sue idee rivoluzionarie che con il suo stile di gioco.
Mi fanno ridere quelli che, con tutti i mezzi oggi a disposizione, dicono: “Sì, però la Teoria si è evoluta e lui e le sue idee sono superati”. Sicuramente in cento anni le cose cambiano e si evolvono, e questo è valido in tutti gli sport e nella vita in genere, ma veramente le sue idee sono obsolete e superate?
Difesa Nimzo-Indiana (che io preferirei chiamare Indiana Nimzowitsch), impedonatura in c3, conformazione pedonale “e5-d6-c5” con il blocco del Centro avversario e spinta in a5 per bloccare l’Ala di Donna e rivolgersi all’altra Ala.
E allora? Sì, esatto, non stiamo parlando di una partita dei primi del Novecento, ma giocata recentemente da due Top Player (uno, in realtà, Top dei Top) che hanno utilizzato delle idee obsolete ma … ancora attuali! E per chi vuole vederla più nel dettaglio con dei bei commenti, allora non può fare altro che rivedere il post dedicato alla vittoria del Mondiale Rapid 2023 di Carlsen.
Possibile che nell’era attuale si faccia ancora affidamento su delle idee obsolete? O forse quelle idee, pur avendo una innegabile età, sono tutt’ora valide?
Non vedete l’ombra delle idee di Nimzowitsch aleggiare su questa partita? Si o no? Occhio che se non la vedete, allora vuol dire che si è accecati dalla voglia di buttare tutto nella spazzatura, senza rendersi conto che tutta la modernità che si respira oggi ha origine proprio da quella vetustà che si vuole eliminare.
Idee ragazzi, non una serie di mosse estrapolate da un motore scacchistico. Perché all’epoca Nimzowitsch non cercava di migliorare la Teoria: era lui che la faceva!! E la rivoluzionava insieme ad altri pionieri quali Reti, Tartakower e Alekhine con delle idee che hanno retto all’incedere del tempo, altro che obsolete!
Vogliamo poi parlare del suo trattamento della Difesa Francese, sia dal punto di vista del Bianco che del Nero? O delle sue idee sulla Partita Inglese, con la conformazione pedonale “e4-d3-c4” speculare a quella vista nella partita di Carlsen, che anticipò il noto “Sistema Botvinnik”? E restando nell’Inglese, del suo trattamento della Variante Simmetrica contro la spinta in d5 del Nero, che prevede la spinta in e4, lasciandosi dietro il pedone “d” e una debolezza in d3 che ricorda tanto il moderno trattamento della Difesa Siciliana con la Svesnikov e che tante critiche si attirò alla sua prima apparizione per andare poi tanto di moda negli anni Ottanta e Novanta?
Sembra tutto contro i dettami classici e sicuramente lo è! Dinamismo e rapido sviluppo dei pezzi a compensare le debolezze strutturali. Debolezze che rimangono tali ma che poi non sono facili da sfruttare, occupati come si è a combattere contro il buon piazzamento di tutti gli altri pezzi dell’avversario. Oggi sembra quasi normale, ma all’epoca fu un’autentica rivoluzione con entusiastici seguaci e una schiera di fieri oppositori.
E che dire del rinnovato interesse sulle aperture come la Difesa Philidor, oggi raggiunta dal Nero con la sequenza che inizia con 1. d6 e 2. Cf6 per evitare il “Mare magnum” delle possibilità del Bianco contro 1… e5? Il rientro poi nella variante Hanham, una delle preferite di Nimzowitsch, dà al Nero una posizione compressa ma giocabile e piena di spunti per il controgioco.
Oggi il Bianco ha sperimentato diversi nuovi seguiti, tra cui quello aggressivo con la spinta in g4 che si vede oramai spesso in tutte le salse e come forma di attacco in svariate aperture. E questo è naturale perché con il passare del tempo mutano e si perfezionano i modi di giocare le varie posizioni, ma la solidità delle idee vecchie, pur sempre basilari, è rimasta invariata. Insomma, una vecchia Difesa sempre in auge anche con nuovi piani di attacco del Bianco, ad oggi ben controbattuti dalle contromisure del Nero.
Senza dimenticare l’apporto su un’altra apertura che inizia con
chiamata Attacco Nimzowitsch – Larsen e in puro spirito ipermoderno, con il controllo del centro piuttosto che con la sua immediata occupazione con i pedoni. Nimzowitsch giocò anche più di una volta subito
che potrebbe essere ricondotta alla stessa apertura, ma l’immediata apertura del Fianchetto di Donna del Bianco è più conosciuta come Apertura Larsen, per la sua adozione dall’omonimo grande giocatore danese che prese l’eredità di Nimzowitsch (anche se, a dire il vero, il libro di Keene del 1987 chiama 1. b3 con entrambi i cognomi dei due grandi giocatori, come sopra scritto).
Infine, una menzione particolare merita l’idea nella Difesa Siciliana che anticipa quella della Difesa Alekhine che vedrà la luce qualche anno dopo, con la provocatoria sortita del Cavallo in f6 chiamata poi “Variante Nimzowitsch”
Non so, quando leggevo la sua storia e gli aneddoti in essa racchiusi (ma saranno stati tutti veri?) tratti sempre dal “sommo libro”, non potevo non chiudere gli occhi e vederlo mentre si agitava nei suoi tormenti, nel suo essere un uomo solitario e estremamente nervoso, con tutto quello che ne conseguiva. E mi chiedevo se mai avrei potuto essere un suo amico, perché in molti punti mi identificavo con lui e, forse, avrei potuto capirlo e sarei riuscito a sintonizzarmi sulla sua stessa lunghezza d’onda per poter comunicare senza essere allontanato. Ma, soprattutto, che sensazioni si sarebbero potute provare a stare accanto a un vulcano d’idee che aveva bisogno di qualcuno con cui condividerle, anche se mi rendevo conto che per farlo quel qualcuno doveva essere un giocatore di un livello vicino al suo.
Una sua definizione che, più in là nel tempo, riuscii ad apprezzare in pieno fu quella di H. Klüver, che lo osservò da vicino per diversi anni: “Nimzowitsch fu un uomo faustiano. Soffrì a causa della sua vita ma le strappò il massimo”. Uomo faustiano: che immagine bella e terribile allo stesso tempo. Un uomo disposto a tutto pur di andare ogni oltre limite della conoscenza, con lo slancio di uno spirito romantico e la voglia di non scendere a compromessi che dà l’esatta dimensione del personaggio Nimzowitsch.
Sì, potrei essere stato un suo amico, in primis perché entrambi eravamo non fumatori! Certo, io molto più tollerante rispetto a lui, tanto che quando un mio avversario mi chiedeva se poteva fumare, io gli rispondevo: “Va bene, basta che non mi “spari” il fumo in faccia”! Lui no, non era di questa opinione e famoso è l’aneddoto raccontato da Mieses riguardo una sua partita contro Vidmar in cui si rivolse al direttore del torneo chiedendo di far smettere di fumare il suo avversario, direttore che gli rispose che il suo avversario non lo stava facendo, e lui di rimando: “Sì, ma minaccia di farlo e si sa che la minaccia è più forte della sua esecuzione”!
E magari vederlo all’azione, a ideare aperture, piani e nuovi principi alla scacchiera, consultando i pochi libri a disposizione e cercando di entrare in profondità delle posizioni, magari con mosse contro i principi classici o a sorpresa, cosa di cui fu uno specialista. Sì, vederlo di notte con il lume acceso che verifica febbrilmente varianti su varianti, come in un laboratorio di un alchimista alla ricerca della formula perfetta, con esperimenti, prove, insuccessi e parziali successi, per poi andare a letto quasi esausto alle luci dell’alba e svegliarsi poi per l’ora di pranzo, sempre con la testa rivolta alle sue varianti, ai suoi piani e con lo sguardo vagante nel nulla, come alla ricerca di qualche segnale rivelatore. Così, un po’ genio e sregolatezza.
Ma chissà, magari in un sogno…
“Maestro, vedo che provocatoriamente in alcune partite con il Nero sviluppa i Cavalli prima dei pezzi tanto è vero che 1. e4 Cc6 è una Apertura che ha preso il suo nome: Difesa Nimzowitsch. Le piace particolarmente sviluppare quello in “c6” e poi rientrare in una sorta di Difesa Francese dove blocca l’avanzata del pedone “c”, necessaria per attaccare la base della Catena di Pedoni del Bianco. Ma questa sequenza non è errata?”
“Secondo i canoni classici sì, ma non c’è un solo modo di giocare a Scacchi, e qui tenderemo a ritardare l’assalto al Centro dell’avversario per stabilizzare la posizione del Re, che potrebbe trovare rifugio sull’Ala di Donna, piazzare al meglio i pezzi e poi precedere ad un attacco alla punta del Catena del Bianco”.
“Ma non ha sempre propugnato per primo l’attacco alla base delle catene di pedoni?”
“Certo, ma poi bisogna vedere cosa richiede la posizione in quel momento, e non agire in maniera dogmatica e comportandoci nello stesso modo di ciò che noi combattiamo: i dogmi, appunto.”
Vero, discorsi immaginari, ma sognare non costa nulla e magari dandoci delle risposte che ci piacciono, anche se poi non del tutto rispondenti alla verità. Però, tutto sembra così reale: ma veramente è un sogno?
“Maestro, sembra che le persone non capiscano bene i suoi messaggi”;
“È perché il cambiare strada e le novità fanno sempre paura. Ci vuole una mente elastica che possa essere plasmata per ricevere le nuove idee ed uscire da quelle rigide e dai dogmi, e questo è molto difficile perché la via meno impegnativa, quella di continuare sullo stesso percorso, è la più facile da seguire”.
Certo, se potesse in qualche modo essere presente nei nostri tempi, sarebbe interessante sapere cosa ne pensa del modo di giocare moderno e dei pensieri degli scacchisti di oggi sui suoi principi e le sue idee, spesso non teneri nei suoi confronti. Ma non so, qui sembra che tutto aleggi nell’aria, che strana sensazione, ma in che epoca siamo, nel passato, nel presente o nel futuro?
“Maestro, oggi tutto si è evoluto in maniera veloce e tumultuosa. Lei sente le sue idee obsolete e superate o pensa di poter ancora dire qualcosa?”
“Le idee e i principi, se buoni e corretti, rimangono validi nel tempo. E i miei lo sono!”
Però, sempre modesto e amabile il nostro Aaron!
“E di quelli che la ritengono superata e il suo libro obsoleto insieme alle sue idee, cosa ne pensa?”
“Che dovrebbero tutti essere spediti in Siberia! Con tanto dei miei libri da studiare e ristudiare fino a quando la lezione non sia imparata e interiorizzata!”
E qui una sonora risata di entrambi! Però, se preso per il verso giusto, anche spiritoso il nostro Aaron!

“Io mi sono scontrato con colossi come Tarrasch, che per contro vedeva le mie idee troppo innovative e sbagliate. Io, naturalmente, avevo ragione, ma almeno le critiche venivano da un giocatore molto forte, quasi al mio livello. Oggi chi parla di “obsoleto”, che livello ha? È in grado di capirle queste idee? Ha letto, anzi studiato, i miei libri? Di sicuro le idee e le opinioni cambiano con il passare del tempo aggiornandosi e perfezionandosi, e il nostro gioco si evolve come tutto nel nostro mondo, però le idee fondamentali quelle rimangono, possono essere integrate e avere anche loro delle evoluzioni ma lo “zoccolo duro” si mantiene sempre valido”.
Eh sì, quando leggevo di questo scontro ideologico, vedevo Tarrasch come un dogmatico professore che credeva solo nei classici principi e in quelli da lui propugnati, come la sua Difesa contro il Gambetto di Donna che riteneva l’unica corretta e che da lui ha preso il nome, ed era sordo ad ogni rivisitazione più moderna, con dei principi rigidi dai quali non ci si poteva discostare. E subito via l’antipatia per chi voleva mantenere l’ordine precostituito, mentre Nimzowitsch era l’eroe solitario che combatteva a spada tratta per l’affermazione delle sue nuove idee. Forse tutti noi abbiamo bisogno di eroi in cui credere e io, nel nostro amato mondo, avevo scelto lui.
“Ma lo sa che hanno attribuito queste parole a Victor Korchnoi, uno dei più forti giocatori sovietici subito dopo la sua epoca?: “Bambini, non leggete favole spaventose o Nimzowitsch di notte!”. Cosa ne pensa, ha fatto solo dello spirito?”
Qui per un attimo ho tremato, essendomi reso conto che forse ero andato un poco oltre, ma la risposta calma e serafica di Nimzowitsch mi colpì ancora di più, perché non me lo aspettavo così tranquillo visto il suo noto nervosismo e la sua permalosità.
“Naturalmente anche lui avrebbe dovuto essere spedito in Siberia! (Nuova risata) Però è anche vero che lui fu uno dei più grandi scacchisti ribelli dell’epoca, e per questo mi è sempre piaciuto. Magari, qualcuno dell’Establishment Sovietico avrà anche pensato di spedirlo veramente a Nord del Circolo Polare Artico nel Gulag di Norilsk! Di sicuro, lui è stato alla fine un dissidente come me, entrambi costretti a fuggire dalla propria patria. Quindi è perdonato perché sicuramente qualche istruttore gli avrà fatto studiare il mio libro nella maniera sbagliata, imponendogli delle metodologie a lui sgradite e scaturendo in lui una sorta di ribellione che non era rivolta a “Il Mio Sistema”, ma al “Sistema” (Altra risata). Però, lui quelle parole le ha dette e le considero solo una boutade di chi ha usato il mio nome per illuminarsi di luce riflessa!”
E dai, sempre più modesto, ma lui è così, prendere o lasciare.
“Volevo chiedere lumi su un qualcosa che mi ha sempre lasciato dei dubbi e, confesso, ritengo di non aver mai capito appieno: La sua teoria sulla Superprotezione. Insomma, super difendere i propri punti deboli perché poi i pezzi impegnati sprigioneranno la loro forza fino a quel momento compressa. Certo, c’è un’unica vera applicazione che io ho riscontrato: quella dell’Attacco Indiano che puntella il pedone “e5” con quasi tutti i pezzi e poi sprigiona un attacco sull’Ala di Re. Ma poi? Quali altre applicazioni ci sono in partita? Questa cosa non mi è mai stata chiara e non mi ha mai convinto del tutto”.

Sì, lo so, una domanda quasi provocatoria posta da un giocatore di un livello tale che sicuramente non sarebbe mai riuscito a capire questo principio da solo, senza l’aiuto di una mente superiore e speriamo che il Maestro non s’indispettisca.
“Come non capire ciò che è ovvio? La Superprotezione è uno dei punti cardini che va a incastonarsi nel quadro perfetto dei miei principi e….”
E quando l’Arcano stava per essermi svelato, in lontananza sentii una voce prima flebile, che piano piano si avvicinò sempre più forte:
“Svegliati, Antonio svegliati, forza! Ti stai agitando troppo, parli nel sonno, ma cosa ti succede, cosa stai sognando?”
“Ma che cavolo no! Ma che succede? No, non voglio, proprio sul più bello, non è possibile, noooo!”
Un sogno, un maledetto sogno che sembrava essere così reale! È destino quindi che debba rimanere con i miei dubbi per sempre, ma è altrettanto vero che dubbi, ben più importanti, sono stati fugati: Le idee di Nimzowitsch non sono obsolete, ma ancora attuali, vive e vegete e non ci sono varianti che possano scalfirle, perché non sono solo una sequenza di mosse ma, appunto, idee.
Nella vita ci sono tutti: gli entusiasti, i detrattori, i critici, i sostenitori e quelli che si credono sempre superiori agli altri. Lo stesso negli Scacchi, con il nuovo che spesso non è altro che il vecchio che ha cambiato vestito. Un detto conosciuto da noi scacchisti è che una novità teorica non è altro che la riscoperta e rielaborazione di una mossa dimenticata. E anche per le varianti spesso si segue una sorta di moda. Oggi, ad esempio, è tornata in auge la vecchia Partita di Alfiere, in tutte le sue declinazioni, che ha messo da parte la classica Partita Spagnola che l’ha fatta da padrona negli anni Ottanta – Novanta. Il Gambetto di Donna rifiutato ha praticamente soppiantato la Difesa Ovest Indiana quando il Bianco muove il Cavallo in “f3” sull’Apertura di Donna e tutto quello che sembra oggi messo da parte, domani potrebbe riapparire come in un andamento ciclico.
Tutto si evolve, oggi in maniera sempre più veloce, con quel mondo che ci vede sempre di corsa, tipo fast-food, che a volte non lascia il tempo di pensare. Tempi di riflessione sempre più brevi, tornei da giocare in un fine settimana, doppi turni, tutto più compresso, tutto sempre più di fretta, che permette di giocare di più, anche a chi lavora, ma che inevitabilmente incide sulla qualità delle partite, che rimane ad alti livelli solo tra i Top Player che però sono umani e anche loro a volte incorrono in qualche “topica” che con più tempo a disposizione aggirerebbero senza problemi.
Tutto è cambiato rispetto a cento anni fa, ma ritengo i principi e le idee di Nimzowitsch ancora attuali per la buona parte, a patto di averli studiati, capiti e applicati. Poi, alcune idee all’apparenza buone, alcune continuazioni teoriche, alcune mosse brillanti, non reggono più la loro correttezza nel tempo, per la normale evoluzione del Pensiero Scacchistico, le analisi sempre più accurate e per l’avvento di Motori Scacchistici sempre più performanti che in un attimo ti dimostrano la bontà o meno di alcune mosse, rilevando quasi subito quelle dubbie e quelle errate e permettendo di continuare più spediti nelle analisi, con una precisione veramente impressionante che ti fa stare tranquillo di non incorrere in sviste o strafalcioni.
E sì perché il classico segno dell’infinito ∞ utilizzato per indicare un fine variante con gioco complicato, non era altro che il modo per dire che non si riusciva a dare un giudizio netto sulla posizione venutasi a creare, cosa che oggi si risolve dandola in pasto allo Stockfish dell’occasione, che in una manciata di minuti ti darà il suo giudizio che sarà giusto e inappellabile nella stragrande maggioranza dei casi, ribaltando quello di gioco complicato in un “Il Bianco sta meglio” o “Il Nero sta meglio”, arrivando magari anche a definire con una quasi certezza che uno dei due colori abbia un vantaggio vincente.

Quante volte avete sentito le frasi: “Quella non è una mossa umana!”; “Questa variante sembrava buona e oggi è stata demolita dall’amico elettronico”; “L’attacco è da brividi ma “lui” gioca come se niente fosse”? E sì, perché il nostro “amico” non ha emozioni, non ha l’adrenalina che ti sale e ti fa vedere pericoli ovunque: lui serafico gioca le mosse completamente indifferente, trovando risorse difensive o di attacco inaspettate, anche in ristrettezze di tempo, mentre tu rimani attanagliato nella paura di giocare la tua mossa e a sudare freddo perché vedi minacce da ogni dove e contemporaneamente l’inesorabile scorrere del tempo con lo spettro di ritrovarti in Zeitnot.
Oppure, quante volte avete sentito la frase: “Questa è una variante tipica di un Motore di Scacchi”, perché si riconosce la mano di chi esplora continuazioni che a uno scacchista non verrebbero minimamente in mente di analizzare?
Pensare, pensare con la propria testa e non farsi trascinare da quello che pensano gli altri o farsi trascinare, senza porre un minimo di pensiero critico, da ciò che dice “quello”, il nostro amato/odiato amico elettronico, altrimenti si rischia di far diventare obsoleta, e adesso sì che il termine è appropriato, una delle parti più importanti del nostro corpo: Il nostro cervello!
Non vorrei però che chi legge abbia la sensazione di trovarsi difronte a un “Boomer” nostalgico dei famosi “vecchi tempi” e che vorrebbe tornare indietro per ripercorrerli. Piuttosto di chi accetta e vive la sua epoca con tutti i pro e i contro, con il nostro gioco che ha avuto uno sviluppo importante che ha portato migliaia di ragazzi e bambini ad avvicinarsi agli Scacchi, grazie anche al gioco online che permette di confrontarsi con altri giocatori di altre parti del mondo, oppure grazie alla diffusione sul Web che permettere di vedere video di varia natura e prendere lezioni da giocatori titolati e non, comodamente seduti sulla poltrona di casa. Internet è stata una rivoluzione che ha portato tanti benefici in tutti i campi, con naturalmente il suo bagaglio di cose non positive che segue sempre le grandi novità.
Però, bisognerebbe avere sempre un pensiero critico che ti faccia dare la giusta importanza e collocazione a personaggi che hanno fatto la Storia degli Scacchi e che non bisogna bollare con giudizi drastici, perché il “Nuovo” è figlio del “Vecchio”, una sua evoluzione che può essere anche radicale, ma che non deve però portare a gettare tutto quanto ritenuto non più attuale, perché buona parte di questo tutto, se rivisto da punti di vista diversi, può rivelare ancora spunti interessanti con presenti anche alcune idee che invece di essere obsolete racchiudono ancora dei pensieri moderni, magari non ben percepiti e per questo sottovalutati o ignorati per la volontà di fare “tabula rasa”. Ma, come già detto, se le basi di questo tutto sono buone e valide allora queste reggeranno l’urto del Nuovo, magari modificandosi ed evolvendosi in qualche applicazione specifica, ma mantenendo sempre la loro correttezza nel tempo.
Vorrei finire con una frase attribuita a Karl Gustav Jung, che per me racchiude il succo sul pensiero che molti hanno di Nimzowitsch e dei suoi scritti, in un’epoca in cui si va sempre più di corsa e il tempo sembra sempre mancarci lasciandoci continuamente in affanno:
“Pensare è molto difficile. Per questo la maggior parte della gente giudica. La riflessione richiede tempo, perciò chi riflette già per questo non ha modo di esprimere continuamente giudizi.”