Lasker, Capablanca, L’Avana e… Pataki 1921
Pataki 1921
(Uberto Delprato)
Cuba 1966, XVII Olimpiade degli Scacchi, Cerimonia di Apertura. Siamo abituati a cerimonie che comprendono elementi artistici, di solito musica e coreografie a tema. Ma stavolta nell’isola della rivoluzione si vuole celebrare chi ha portato Cuba al centro dell’universo scacchistico: José Raul Capablanca. E il grande Alberto Alonso, uno degli inventori dello stile cubano di danza, ha creato la “Partida Viviente”, un balletto ispirato alla 14ª e ultima partita del match Lasker-Capablanca del 1921, che laureò il cubano Campione del Mondo.

Trentadue studenti della Scuola Nazionale d’Arte, di età compresa tra i 13 ei 16 anni, danzano sulla grande scacchiera che Alberto Alonso e Santiago Alvarez hanno ricreato, indossando i costumi disegnati da Salvador Fernández. Il numero non casuale di giovani ballerini si muove seguendo la musica composta da Juan Blanco e registrata dall’Orchestra Sinfonica Nazionale.
Un tripudio della cultura cubana che in quell’ottobre e novembre del 1966 tornarono ad essere al centro della scena scacchistica mondiale. Il quotidiano Granma annunciava in prima pagina: “Il nostro Paese è una scacchiera gigante”.

Nell’Hotel Habana Libre, con la sua gigantesca scacchiera illuminata e installata sulla facciata, alloggiarono più di 300 giocatori di scacchi provenienti da 52 paesi, compresi i pesi massimi dell’URSS: il campione del mondo, Tigran Petrosian che guidò la squadra dell’URSS a un agevole primo posto. Per gli abitanti dell’Avana, però, la star fu l’americano Bobby Fischer, che giocò anche con Castro, mentre Petrosian suggerisce le mosse al Lìder Maximo.

Facciamo un salto in avanti di più di 50 anni.
Chi si ricorda più quella cerimonia e quel balletto? Dello squadrone russo è rimasto solo Boris Spassky e non ci sono registrazioni video di pubblico dominio; solo qualche foto sbiadita che fu pubblicata sulla rivista Bohemia nell’uscita di novembre 1966 ci racconta di Alberto Alonso e del suo balletto.

Ci ha pensato Ulrik López, artista tra Portorico e Messico, a recuperare quel particolare balletto durante le sue ricerche tra archelogia, mito e riti popolari. Interessato in particolare alla cultura, alle storie e alle danze tramandate oralmente, López ha recuperato e riscoperto quel balletto del 1966.
La particolarità di quella coreografia, di cui ancora non vi ho parlato, è stato il maggior problema che Alberto Alonso aveva dovuto risolvere: come non annoiare gli spettatori durante la rappresentazione di una partita lunga ben 56 mosse? La soluzione era stata temeraria: inserire all’interno della partita alcuni segmenti di danza tipicamente cubana, rimarcando la volonta di celebrare la cultura locale.
López ha ampliato l’idea di Alonso inserendo elementi coreografici ispirati ai “pataki”: da qui il titolo dato alla rappresentazione “Pataki 1921”, che unisce questa ispirazione culturale all’anno in cui fu giocata la partita. I “pataki” sono storie della tradizione della letteratura orale Lucumí che forniscono insegnamenti ancorati alle credenze spirituali yoruba, una popolazione di origine nigeriana che, a causa delle deportazioni schiavistiche, diventò una comunità importante a Cuba, tanto da ispirarne una parte della cultura popolare.

“Patakí 1921” propone una rilettura della “Partida Viviente” a partire da quel genere letterario dalle radici africane e attraverso i sincretismi presenti nella musica, nelle danze, nei saperi artigianali caratteristici dei Caraibi e nelle tradizioni spirituali come la Santeria o la “Regla de Ifa”.
Nella sua rappresentazione, López utilizza molte dei motivi tradizionale della Santeria, con i ballerini che indossano costumi in fibra naturale e palma di iraca, fibre native dell’America Centrale e dei Caraibi, ma usate tradizionalmente dai ballerini Yoruba in Nigeria e Benin, dove tutt’oggi viene praticata la Santeria.

La coreografia, sviluppata con la ballerina e coreografa messicana Karimé León Barreiro e con le musiche di Rafael Maya e Sara Cruz, è stata concepita per esaminare la lunga storia del colonialismo nei Caraibi (e oltre) attraverso la lente degli scacchi e delle pratiche rituali, esplorando al contempo le origini dell’identità caraibica e la sua relazione, sia recente che storica, con il resto del mondo.

“Pataki 1921” è stata rappresentata nel 2019 alla Biennale di Sharjah a cura della Sharjak Art Foundation e poi nel Museo d’Arte Contemporanea di Portorico a gennaio 2023. Ecco un breve video della coreografia.
Se siete arrivati fino a qui vi meritate di certo di rivedere la partita tra Lasker e Capablanca: eccola con i commenti del campione cubano

Molto interessante, grazie