Intervista a Ramesh – I giovani talenti indiani
Arona24 - Ramesh, Alessandro e Jesper
(Uberto Delprato)
Questa terza parte dell’intervista a Ramesh Ramachandran sviluppa alcune sue riflessioni sui migliori giovani giocatori indiani che negli ultimi anni si sono affacciati alla ribalta. Durante l’International Training Camp che si è svolto ad Arona (NO) dal 18 al 26 giugno 2024, Ramesh non ha parlato solamente di Praggnanandhaa, suo allievo, ma anche di come avevano impostato il Torneo dei Candidati e dell’approccio di Gukesh e Vidit. Non mancano anche alcune considerazioni su Erigaisi e Sarin.
Il contesto in India
UD: Immagino che Anand sia stato molto influente negli ultimi anni.
RR: Sì, ha dimostrato che gli indiani possono essere bravi negli scacchi a livello internazionale. La maggior parte di noi, però, non si è avvicinata agli scacchi pensando di poter diventare un professionista, ne è stata semplicemente attratta e poi, negli anni successivi, è diventata più ambiziosa. Ogni volta che Anand ha vinto il campionato del mondo (per ben cinque volte) una nuova ondata di giovani si avvicinava al gioco. Credo che la maggior parte della crescita che vediamo in India sia merito di Anand.

UD: Praticamente un apripista, che ha dimostrato che tutto è possibile. E qual è stato il ruolo della Federazione Scacchistica nel favorire lo sviluppo delle scuole di scacchi e dell’aumento di trainers?
RR: Praticamente nessuno. Io, tra l’altro, non faccio più parte di nessun comitato tecnico, cosa che avevo fatto in passato. Preferisco concentrarmi sui miei studenti e lascio le inevitabili manovre “politiche” ad altri.
UD: Andrai a Budapest per le Olimpiadi?
RR: No, feci un’eccezione per le Olimpiadi di Chennai perché mi sembrava giusto dare il mio contributo alla partecipazione dell’India nelle Olimpiadi organizzate nella mia città, ma già in quegli anni avevo dichiarato di non essere disponibile per le squadre nazionali.

UD: E’ possibile vivere in India facendo i trainer?
RR: Sì, anche giocatori della fascia 1900-2000 possono avere più di 50 studenti a settimana, sufficienti per vivere. Gli studenti sono tutti molto motivati e gli scacchi sono visti come un modo per emergere, quindi c’è molta richiesta.
La preparazione al torneo dei Candidati
UD: Durante la nostra conversazione per il “Cafè”, ti chiesi qualcosa sul torneo dei Candidati e su quale lezione avreste potuto trarre voi del “Team Pragg”. Ora che il torneo è finito e sappiamo che Gukesh si batterà contro Ding Liren per il titolo mondiale, ti vorrei chiedere qualcosa di più specifico. Nei tornei di preparazione al Torneo dei Candidati avevo notato che sia Pragg che Vidit stavano giocando in maniera più aggressiva, prendendosi più rischi del solito, sicuramente per scelta. In qualche maniera, avevano deciso di rischiare per vincere più partite, anche a costo di perderne qualcuna. Quello che è poi successo nel Torneo dei Candidati è però andato a favore di Gukesh, che ha mantenuto il suo approccio usuale, con un gioco corretto senza prendere troppi rischi. Mi puoi dire qualcosa?
RR: In quel tipo di tornei per vincere bisogna vincere molte partite, e giocare per rimanere in “parità” sperando di raccogliere qualche vittoria qua e là molto difficilmente paga. Tutti i giocatori, tranne forse uno, erano Top Players, estremamente ben preparati e la speranza di ottenere vantaggio in apertura senza rischiare era minima. Per questo motivo abbiamo preferito puntare a più vittorie, sperando di non perdere quelle posizioni inferiori che inevitabilmente avremmo potuto ottenere di tanto in tanto. Vidit ha fatto la stessa scelta, mentre Gukesh ha preferito giocare per perdere poco e sperare di raccogliere qualche vittoria “tecnica” strada facendo.

UD: E’ per questo motivo che Vidit ha scelto Vocaturo e Pragg ha scelto Svidler come secondo? Quanto è stato importante Svidler nell’atteggiamento aggressivo in partita?
RR: Non posso dire nulla delle scelte di Vidit, ma in effetti nel nostro caso la strategia generale del torneo l’ho definita io insieme a Pragg, mentre Svidler ha lavorato più sulla preparazione in apertura.
Alla fine non è andato tutto per il verso giusto, come sappiamo, ma non abbiamo rimpianti per le scelte fatte e faremo tesoro dei risultati per il futuro. In particolare, era importante aggiungere al repertorio di Pragg qualche capacità ulteriore, oltre alle sue già ottime qualità tecniche in mediogioco e finale.
Per vincere serve anche qual pizzico di fortuna di cui tutti, anche Carlsen a Londra, hanno avuto bisogno. Se Gukesh avesse perso la sua partita contro Caruana al quarto turno, come la posizione suggeriva, il suo torneo sarebbe stato completamente diverso e avrebbe avuto molte difficoltà a recuperare senza un repertorio aggressivo.
Erigaisi e Sarin
UD: Parlando di giocatori forti provenienti dall’India, Arjun Erigaisi è ovviamente al centro dell’attenzione. Tutti vedono i suoi progressi pur non essendo invitato ai tornei “chiusi” principali. Probabilmente con il suo stile di gioco riesce molto bene nei master più forti, ma non al top, forse, ma… c’è un motivo per giocare solo tornei Open o tornei chiusi minori? Si rifiuta forse di partecipare ai tornei principali, per quanto ne sai, o semplicemente non viene invitato?
RR: Da quello che ho letto sui social media so che non viene invitato ai tornei che citi. Probabilmente quello che è successo è dovuto al fatto che quando lui era intorno ai 2700-2710, Gukesh e Praggnanandhaa erano intorno ai 2730-2740. C’erano quindi questi tre giocatori al di sopra degli altri, ma la maggior parte degli organizzatori dei tornei chiusi, ovvero ad inviti, non vogliono avere tre giocatori dello stesso Paese. Nel caso dell’India, hanno iniziato ad invitare i due giocatori più quotati: penso che questo sia uno dei motivi principali. Arjun è stato comunque invitato in alcuni tornei come il Biel Masters, il Tepe Sigeman in Svezia, quindi in due o tre tornei chiusi ha ricevuto un invito, certo non ai tornei principali ma a quelli di livello subito sotto, probabilmente con una media di 2690.

UD: Questo spiega anche il caso di Nihal Sarin? Anche lui è un po’ in ombra, quando molti credevano che sarebbe rapidamente diventato il migliore degli indiani …
RR: Sì, Nihal stava crescendo molto velocemente, ma poi dopo il COVID, quando era intorno a 2650, ho avuto l’impressione che avesse iniziato a fare troppe patte e di solito gli organizzatori preferiscono non invitare giocatori che fanno troppe patte. Penso che questo possa essere uno dei motivi e probabilmente si è poi creata una spirale psicologica negativa. Non ricevendo più inviti ha reagito negativamente e questo lo ha reso ancora più cauto.
Nel caso di Arjun, invece, il ragazzo ha preso il fatto di non ricevere inviti in modo positivo: “Va bene, se non ricevo inviti a tornei chiusi, gioco solo tornei open” e sta facendo molto bene.
UD: Il che è un buon approccio, naturalmente…
RR: Sì, ha trasformato il problema in una soluzione, come tutti dovremmo fare, in effetti.
(fine della terza parte dell’intervista – domani getteremo assieme a Ramesh uno sguardo sul futuro)
Precedenti parti pubblicate dell’intervista a Ramesh:
se volete un articolo lo merita anche faustino oro visto che a 10 anni sta battendo campioni come nakamura