Chess Tweet: La melanconica solitudine del Campione del Mondo
(Foto di Stev Bonhage)
(Antonio Monteleone)
Vorrei scrivere due righe, come si addice al celebre “Twitter” ora “X”, che nell’idea del Blog è stato trasformato in un “Chess Tweet”, intendendo un post più breve del solito ma giocoforza più lungo del consueto Tweet di qualche riga.
Eppure, il turbinio di pensieri che si sono accavallati per tutto questo Match Mondiale ed esplosi con la tragica fine (nel senso sportivo s’intende) dello stesso, mi fanno accavallare ben altri pensieri e considerazioni che, se riportate nella loro interezza, riempirebbero pagine e pagine, altro che Tweet. Per questo cercherò di essere sintetico e riportare alcuni di questi pensieri che vorrei condividere.
Naturalmente qui nessuna analisi tecnica e psicologica di alto livello di quanto accaduto, non è nelle mie corde, ma solamente la riflessione di un uomo e scacchista qualunque (della strada), su un qualcosa che sempre difficilmente si riesce a capire.
Il fatto è che ci sono degli accadimenti, nella vita e nello sport, che quasi ti fanno pensare a un qualcosa di già scritto, ad un intervento “dall’alto” che va spesso ad interferire con la nostra vita. E su questo, tra il serio e il faceto, ho scritto un paio di volte del “Fato” che a differenza del destino, non può essere cambiato dai comportamenti umani ed è ineluttabile nella sua realizzazione: “Il Fato negli Scacchi” e “Il Fato nel Torneo dei Candidati di Toronto“.
E infatti a me Ding Liren sembra quasi un eroe omerico, o forse meglio, un antieroe nel senso buono del termine, il cui destino era segnato come quello di Ettore contro Achille, ma che lui ha affrontato con dignità e pudore, sempre con un basso profilo, cosa che non può non fartelo diventare simpatico e parteggiare per lui.
Io ho tifato per Ding, non lo nascondo, forse per quella mia innata propensione a tifare per i più deboli, o identificati come tali, anche se poi spesso si dimostrano di non esserlo. Un Ding Liren dato per spacciato ancora prima d’iniziare il match, cosa così scontata che si era pronti a scommettere sull’entità di questa sconfitta che, per molti, sarebbe sicuramente diventata una vera e propria disfatta.
E invece, lui ha ribattuto colpo su colpo, portandosi anche in vantaggio, e di Nero, già alla prima partita. Grande determinazione, ma che qualcosa non andasse si è subito visto: un uso spropositato del tempo a disposizione che più di una volta lo ha portato in una sua carenza drammatica, con Zeitnot fortissimi quasi a ricordare un altro grande della Scacchiera: il mitico Victor Korcnoi. Clamorosa, poi, l’ora pensata per una singola mossa, quasi a ricordare di nuovo le gesta di un altro storico “eterno secondo”, David Bronstein, che in una partita fece cotanta pensata alla prima mossa (!), come a dire che la storia si ripete.
Ma, in questo caso, il tutto sintomo di un qualcosa che non andava per il verso giusto, come era facile da capire semplicemente guardando la sua espressione del viso e il suo sguardo accompagnati da una postura un tantino dimessa. D’altronde basta vedere le foto sotto.
Ding Liren subito dopo aver vinto il Mondiale e subito prima di iniziare quello dove ha perso il titolo
Sorridente e solare dopo aver vinto il Match Mondiale contro il Nepo, serio con il viso quasi scavato e quasi guardando di sbieco il suo interlocutore, appena perso quello con Gukesh.
Insomma, sembra quasi che il “giocattolo” si sia rotto e che il raggiungimento del massimo titolo abbia completamente svuotato Ding Liren, attanagliandolo anzi in una morsa di paure e pensieri bui da fargli rendere quasi insopportabile il peso che questo suo nuovo status aveva portato.
Eh sì, perché essere Campione del Mondo è una responsabilità, poiché non è solo il raggiungerlo il titolo, ma anche dimostrare di esserne degno.
E qui si può entrare in una spirale senza fine, soprattutto quando i risultati cominciano a scarseggiare e tu scendi nella classifica ELO e non vedi l’ora che tutto questo finisca.
Agli amanti, poi, dei famosi commenti del tipo: “… Errore inconcepibile per un Campione del Mondo…”; “… Ma era un finale elementare impossibile da perdere…”; “… È sicuramente uno tra i più scarsi Campioni del Mondo…”, vorrei ricordare che errori clamorosi in un Match Mondiale ne sono stati fatti a iosa praticamente da quasi tutti i grandi nomi dello scacchismo mondiale, dei quali sottolineerei solo quelli di Capablanca contro Alekhine, nel loro match all’Avana del 1927. Questo non perché abbia in antipatia il genio cubano, anzi tutt’altro, ma perché è la dimostrazione di come il simbolo di allora dell’imbattibilità, della classe cristallina e del pensiero scacchistico superiore, incorse in degli errori quasi inauditi che nessuno si sarebbe aspettato da lui.
Il tutto a dimostrazione che un conto è guardare e analizzare partite e posizioni nella tranquillità della quiete domestica, magari aiutati da un bel motore scacchistico che in un millisecondo dà le sue sentenze, ed un conto è stare lì sulla scacchiera, a soffrire in posizioni di cui non sei veramente sicuro fino in fondo, con mossa dopo mossa ad essere assaliti da un’ansia sempre più grande, magari non giustificata, che inquina irreparabilmente la tua capacità di giudizio.
E questo, prima o poi, può capitare a chiunque, perché siamo uomini e non macchine e negli Scacchi il lato psicologico ha veramente un’importanza rilevante.
E qui Ding Liren è apparso in tutta la sua fragilità, perché pur essendo circondato dall’affetto di una madre sempre presente, e questo può suonare strano per un uomo della sua età, e da dei secondi che si sono interamente dedicati a lui, supportandolo nelle scelte delle aperture, tra i quali spicca Rapport con i suoi stravaganti abbigliamenti, è rimasto da solo a combattere i suoi “mostri”, quasi riuscendoci e alla fine arrendendosi proprio sul più bello.
Certo, indubbiamente l’ultimo errore è stato veramente grave, ma per quanto scritto sopra, lo ritengo un “attimo di follia” che mi sono chiesto se non sia stato una inconscia volontà di mettere fine ad un “martirio”, anche se tutto era ancora da decidere.
Di sicuro, dopo aver inserito tra i miei “eroi preferiti” un altro Campione del Mondo da molti bistrattato ma, per me, in un certo senso di un valore eccezionale, quale è stato Max Euwe, da oggi Ding Liren si aggiunge di diritto a questa lista, nella speranza di rivederlo forte e sorridente alla scacchiera al più presto.


ho tifato anch’io istintivamente per Ding, e certo la prima reazione alla cappellata è stata “inaccettabile”, ma alla fine se lui sta meglio cosi, allora meglio cosi, tanti campioni, in diversi sport, hanno lasciato il peso della corona…. la salute prima di tutto