Cosa ci dice l’Elo? Grafici e classifiche raccontano storie interessanti
(UnoScacchista)
Croce e delizia di tutti gli scacchisti, da quando esiste l’Elo esistono le classifiche. Da quando esistono le classifiche ci si arrovella su quanto siano rappresentative della forza relativa dei giocatori, se sia giusto che il punteggio possa variare solamente giocando e se, come i titoli guadagnati alla scacchiera, debba rimanere immutato se non si gioca.
Pur nella sua formale correttezza statistica, l’Elo ha acquisito ormai uno status ben superiore a quello che originariamente avrebbe dovuto fotografare. Da semplice strumento per calcolare il punteggio atteso in un incontro singolo, possibilmente con molte partite per la rappresentatività statistica a fine periodo, è diventato un numero aggiornato mensilmente che definisce record, categorie, seleziona i partecipanti e gli inviti ai tornei e, in generale, misura progressi e cadute nelle prestazioni agonistiche.
Per andare oltre, lo stesso algoritmo è stato poi esteso alle partite Rapid e Blitz, nonostante non esista una cadenza univoca (neanche per le partite a “tempo lungo”, se per questo), come se giocare 5’+3″ sia uguale a giocare 3’+2″. Aggiungiamoci poi i vari punteggi calcolati dai siti online (neanche tutti basati sulla formula di Arpad Elo ma comunque chiamati “Elo” come si trattasse di un sostantivo) e, tra poco, anche per il FreeStyle per dimostrare come ormai tutto sia ridotto a un numero.
Insomma, nessuna sorpresa se quando si chiede a qualcuno “Com’è andato il torneo?” la risposta è quasi certamente “Ho guadagnato/perso x punti Elo” invece di “Ho giocato bene” o “Molte partite interessanti!“. Oppure se qualcuno dice di avere X punti Elo senza specificare che sono di una piattaforma online (e quindi non comparabili con quello FIDE).
Ciò di cui vorrei parlare oggi, però, riguarda quello che l’analisi dell’andamento storico del punteggio Elo e la fotografia dell’attuale ranking mondiale ci dicono. Per fare ciò utilizzerò la classifica ufficiale FIDE e l’elaborazione storica effettuata da “Gutsy Gambit“, un utente indiano di X (Twitter).
Inflazione o deflazione?
Per molti anni si è parlato a lungo del problema dell’inflazione dell’Elo, ovvero di quell’effetto per cui il punteggio medio dei giocatori continuava a crescere non tanto perché aumentasse la loro abilità o forza, ma solo come effetto dell’allargamento della base di giocatori.
Sono stati tentati alcuni correttivi, fino a quando negli ultimi anni si è visto come l’effetto visibile era in realtà l’opposto: una deflazione dell’Elo, per cui, progressivamente, il punteggio medio aveva cominciato a diminuire.

Più che il punteggio Elo del numeri 1 al mondo, si vede chiaramente la diminuzione dell’Elo medio a partire dal 2017 (anno di picco). Ciò è particolarmente sensibile quando il gruppo osservato include i primi 100, 250 o 500 giocatori.

Questo effetto si nota anche suddividendo i giocatori per fasce di titolo FIDE: i gruppi al di sopra della fasce 2300 (soglia dei Maestri FIDE), 2400 (soglia dei Maestri Internazionali) e 2500 (soglia per diventare Grande Maestro) diminuiscono per numerosità . Anche facendo la tara per i giocatori che scendono di punteggio Elo al di sotto delle soglie utilizzate (ad esempio GM con Elo inferiore a 2500), l’effetto è comunque evidente.

Per i giocatori non titolati FIDE, dopo una continua diminuzione delle coorti dal 2010 al 2024, si nota negli ultimi due anni un aumento dei giocatori sopra i 2000 punti Elo, probabilmente l’effetto del “bonus” deciso dalla FIDE nel 2023 ed entrato in vigore a marzo 2024.

Quest’ultima elaborazione mostra (tralasciando la “fibrillazione” dovuta al COVID-19) come il numero totale di giocatori con Elo FIDE sia decisamente aumentato e in crescita, ma non così per i giocatori al di sopra di Elo 2200.
Questi grafici sono interessanti e in qualche misura dimostrano come l’inflazione dell’Elo sia stata bloccata, ma dicono anche una cosa importante per chi vuole adattare l’offerta di tornei, corsi e contenuti: la quasi totalità dei giocatori attivi ha meno di 2000 punti Elo.

Come si vede, circa l’87% dei giocatori attivi nei tornei FIDE ha un punteggio Elo inferiore a 2000 e, secondo gli andamenti che abbiamo visto, il loro numero tende a crescere come frutto della crescente diffusione del gioco.
Cosa succede al top?
Questa tendenza alla deflazione è particolarmente visibile se si usa come indicatore il numero di giocatori con Elo superiore a 2700 (i cosiddetti SuperGM) e tra di loro quelli sopra i 2800.

Pur se escludendo gli ultimi due anni (il grafico non è recentissimo), si vede bene un aumento dei superGM fino al 2013, anno in cui erano un gruppo formato da circa 45 giocatori, per poi scendere dal 2019 in poi. Dalla classifica Elo del 1° agosto 2025 (l’ultima disponibile), i giocatori sopra i 2700 di Elo sono scesi a 30; solo 2 di essi sono sopra i 2800 (Carlsen e Nakamura) mentre nel 2017 sono stati anche 6.
Difficile dare una spiegazione convincente, se non quella che negli ultimi anni si giocano meno tornei riservati a soli top players e che molti dei giocatori di prima fascia giocano anche tornei Open (Erigaisi è un ottimo esempio), mettendo in gioco molti punti Elo.
In ogni caso, è evidente l’effetto deflattivo del punteggio Elo anche ai massimi livelli.
E i giovani?
L’analisi dei primi 20 giocatori delle 3 liste Elo ufficiali (Standard, Rapid e Blitz) mette anche in evidenza un fatto per me inatteso: i giocatori nati dal 2000 in poi hanno punteggi relativamente migliori a cadenza standard, mentre solo Firouzja è nelle primissime posizioni nelle cadenze veloci.
Se a cadenza lenta i giocatori nati in questo millennio occupano le posizioni dalla numero 4 alla numero 8, a cadenza Rapid c’è Firouzja al 5° posto e poi bisogna scendere fino al 13° posto per trovare Abdusattorov, seguito solamente da Erigaisi al 16° posto.
Situazione simile anche alla cadenza Blitz, con il solo Firouzja (3°) tra i primi 10 e poi Abdusattorov (11°), Erigaisi (16°), Niemann (17° e Sevian (20°) fino al 20° posto.
Che non sia poi così vero che i giovani giocatori giocano meglio alle cadenze veloci dei trentenni? Oppure questo sta a significare che giocare bene a scacchi classici richiede capacità diverse da giocare e vincere a Rapid e Blitz?
Una sola cosa, oggettivamente, va riconosciuta: che Carlsen e Nakamura sono decisamente i giocatori che tuttora si dimostrano i migliori non tanto e non solo per la velocità di analisi, ma per la comprensione del gioco, fattore che permette di giocare bene e vincere a qualunque cadenza.
Verrà il tempo dei “ragazzi del 2000”, ma non è ancora arrivato.