Albin Planinc “stella cadente che brillava di mille luci”
(Riccardo Moneta)
Non è mia nel titolo la bellissima e indovinata definizione, bensì di un giocatore francese. E’ una definizione molto appropriata per descrivere il veloce passaggio di una rara stella sul firmamento degli scacchi europeo e mondiale negli anni Settanta. Ne abbiamo già parlato in “Albin Planinc, l’immaginazione con ali grandi come il cielo in un carcere piccolo come una mano“.
Ne abbiamo parlato, sì, ma senza presentarvi nessuna sua ‘brillantezza’. Oggi proviamo a colmare la lacuna.
Talora succede che, in qualunque campo, una stella non esca dalla ricchezza di una scuola, o dalla capacità/insistenza della famiglia, di un padre risoluto o di un maestro/allenatore in gamba, ma semplicemente provenga dal caso, quel caso che volle far nascere Albin, il 18 aprile del 1944, dall’amore di una contadina slovena (Ljudmila) e di un soldato tedesco rimasto sconosciuto.
Albin lavorò per tanto tempo come operaio in una fabbrica di biciclette, lavoro che lasciò solo nel 1972, a 28 anni, quando conquistò il titolo di Grande Maestro e perciò si diede (purtroppo per breve periodo) agli scacchi professionistici.
Planinc fu un figlio della guerra e poi, rapidamente e disgraziatamente, una vittima della depressione, che nel 1979 lo rubò agli scacchi e lo condusse per tutta la vita in diversi ospedali psichiatrici, da ultimo in uno di Ljubljana. Qui si spense, lontano dagli scacchi e da tutti, il 20 dicembre del 2008. Si narra che in quegli anni nessuno sia mai andato a trovarlo, con l’eccezione della madre. E nessuno fu presente al suo funerale.
Del genio di Planinc parlarono lungamente il Grande Maestro sloveno Georg Mohr (uno dei suoi pochissimi amici, che ebbe notizia solo più tardi della sua morte) e Adrian Mikhailchishin nel loro ponderoso volume (439 pagine) dal titolo “Forgotten Genius” (Genio dimenticato, la vita e le partite del Grande Maestro Albin Planinc).

Il Grande Maestro paraguayano Zenon Franco definì Albin Planinc “un eroe dello sport” e lo ricordò con queste parole:
“ … Analizaba ajedrez con pasión en el trabajo, a ciegas o con un tablero de bolsillo en los momentos libres y se convirtió en un lector formidable con una vasta cultura, podía hablar de cualquier tema, aunque siempre fue muy reservado”.
La genialità di Albin produsse tornei spettacolari e partite strepitose, quali la Smejkal-Planinc (Ljubljana 1973) o la Ljubojevic-Planinc (Vrsac 1971) o la Vaganjan-Planinc (Hastings 1975). Vi invitiamo a guardarle nei più noti siti. Quasi tutte con i colori neri, come notate, erano le sue più brillanti e storiche partite.
Oggi ne presento una un po’ meno nota e giocata col Bianco, la:
Planinc – Kovacevic
Belgrado, campionato jugoslavo 1978
Come dite? E’ stata una partita quasi normale? Beh, con il Bianco Albin Planinc lo si poteva anche confondere con uno dei tanti bravi maestri in circolazione. Era con i pezzi neri, come ho già scritto, che lui per solito si scatenava e pennellava composizioni memorabili, riuscendo talora perfino a vincere con miniature incredibili. I suoi avversari stentavano infatti a immaginare che lui col Nero non giocasse mai per pattare, come facevano tutti gli altri.
Eccone una dimostrazione, vittima il G.M. olandese Jan Donner:
Donner – Planinc
Wijk aan Zee, 1973
Se mettete tutti i pezzi in una busta e poi li rovesciate sulla scacchiera vuota, ne può uscire una posizione da fantascienza come questa, con mille luci ad accendersi intorno a voi! Una meravigliosa stella cadente.
n.b.: l’immagine iniziale è tratta da “Europe Echecs”