Detective Ladies
(Fabio Lotti)
Agli amici scacchisti, giallisti e non, propongo una mia ricerca sulle donne investigatrici nella narrativa poliziesca portata avanti per molto tempo sperando di interessarli.
Lo so. Non c’è nulla di nuovo da dire. Tutto è stato detto, tutto è stato scritto. Su Jane Marple, naturalmente, la famosa creatura di Agatha Christie. Intanto a differenza di Poirot mi è rimasta subito simpatica. All’inizio il piccoletto belga mi stava un po’ sul gozzo con quella sua testa a forma d’uovo, il portamento eretto, baffi rigidi, vestito inappuntabile, scarpe con le ghette, guanti sempre a portata di mano come il bastone che mi immaginavo non lasciasse neppure al gabinetto. Un vero stoccafisso. Ma, soprattutto, per quel suo fare da vanesio altezzoso e quelle sue cellule grigie che più grigie non si può. E poi quell’ordine, quella simmetria. Roba da mettermi il prurito addosso. Solo dopo un po’ di tempo ho cominciato ad apprezzarlo e a sorridere dei suoi tic e delle sue debolezze (con l’attore David Suchet e i suoi passettini corti e veloci è stato un trionfo). Tant’è. Quando uno è duro è duro, si dice dalle mie parti…

Con Miss Marple, invece, amore a prima vista. Sarà che il personaggio era pari pari spiccicato a certe vecchine del mio paese Staggia Senese che vedevo ogni giorno intente a ciabattare sulle scale di casa mentre sferruzzavano maglioni a figli o nipoti. E che mi salutavano quando passavo davanti a loro. Altri le consideravano solo brutte pettegole ma a me faceva piacere il loro sorriso e qualche frase riferita al mio continuo sviluppo “Guarda Fabio come cresce!”. Certo queste erano un po’ più sfortunate di quelle di St. Mary Mead. Nel senso che venivano prese di mira da noi ragazzacci di strada che gliene combinavamo di tutti i colori.
Sarà per quello che ho detto in precedenza, sarà che rivedevo in Miss Marple una nonna che non avevo mai conosciuta, sarà per altri motivi psicologici più reconditi ma l’impatto è stato subito positivo. Forse, a pensarci meglio, il primo elemento che me la rese nuova e simpatica fu proprio il fatto di essere donna e “vecchia” nello stesso tempo. Due particolari giallisticamente attraenti rispetto ai tanti poliziotti maschi e giovani che già conoscevo. E poi il villaggio di St. Mary Mead poteva benissimo essere il mio piccolo paese dove tutti ci conoscevamo e non c’era segreto di sorta per nessuno. Bello o brutto che fosse. Si sapeva perfettamente se quella se la faceva con quell’altro o se il postino non aveva portato le lettere perché aveva avuto la diarrea. Il personaggio funzionava e pure l’atmosfera che lo circondava. Un peana? Forse ho esagerato, ma mica tanto. L’anziana lady detective piaceva una cifra anche alla sua creatrice, quell’Agatha Christie, regina vera del giallo che ha allietato tante mie sere buie e tempestose (mi è venuta così). Lei stessa autrice di un “giallo” tutto personale. Lo racconto per i meno esperti. La mattina di venerdì 3 dicembre 1926 se ne va via di casa lasciando un appunto. Non il solito “Vado a comprare le sigarette”, più adatto ad un uomo, ma “Esco a fare la spesa” maggiormente in linea con le caratteristiche femminili di un tempo. La mattina successiva la sua macchina viene trovata abbandonata presso uno stagno d’acqua. Non si esclude il suicidio e nemmeno il delitto. Solo il grande giallista Edgar Wallace insinua l’ipotesi che dietro alla sua scomparsa ci sia uno scopo di vendetta, quello di “farla pagare” a qualcuno. Dopo qualche giorno, viene trovata all’Hydropatic Hotel di Harrogate sotto falso cognome di una certa signora Neele, guarda caso uguale a quello della signorina Nancy di cui suo marito Archie si sta interessando un po’ troppo da vicino…

Dunque Miss Marple, una vecchietta di circa settanta anni che si era intrufolata nella sua vita quasi senza accorgersene. Un tipo che aveva visto in casa di sua zia (o nonna che fosse) e che le si era stampata per sempre nel cuore. E sulla penna. Un fatto, però, mi incuriosiva. A St. Mary Mead si sapeva tutto su tutti eccetto che su Miss Marple. Una bella furbata di Agatha per renderla ancora più interessante? Diciamo quello che sappiamo: anziana (già detto), nubile (zitella dalle mie parti), alta, snella, occhi azzurri, di aspetto delicato, benestante, colta o dotta che fa lo stesso, di religione protestante, ottima istruttrice di domestiche e molto attaccata a suo nipote Raymond West. Per il momento non mi viene altro per la testa. Aggiungo semmai il volontariato e l’amore per il volo degli uccelli. Poi casa pulita, ordinata, precisa. Giardino curato nei minimi particolari. Da qui guarda, scruta, osserva, conversa con le sue amiche. Quelle sì impiccione e pettegole! Specialmente la signorina Hartnell che non si fa gli affari suoi nemmeno a pagarla a peso d’oro. Il suo metodo di indagine (mal sopportato dall’ispettore Slack ma tenuto in debito conto da Scotland Yard) è basato non solo sull’intuito e la deduzione ma anche, e direi soprattutto, sulla sua vasta esperienza di vita. Ogni abitante del paese, maschio o femmina, giovane o vecchio che sia è lì pronto nella sua mente per essere tirato fuori al momento opportuno e messo a confronto con i vari personaggi che ruotano intorno ad un delitto. Gli uomini saranno pure diversi nell’aspetto esteriore ma la natura umana è sempre la stessa. E il male è dappertutto. Anche dove meno te lo aspetti. Ma della natura umana fa parte pure il sesso. Che non è un male. Ecco un altro particolare che la rende simpatica. Non come quel misogino di Poirot! (solo all’inizio perché in seguito anche questo “difetto” diventa divertente). Certo non aspettatevi chissà che cosa. Siamo sempre nell’età vittoriana ed un casto bacio può benissimo rappresentare un’orgia dei giorni nostri. Ma insomma la nostra simpatica vecchietta è preparata anche su questo tema così scottante. E non solo sul sesso “normale”. Mi pare che lo dica lei stessa.
Per quanto riguarda la salute è bella tosta anche se ogni tanto si ammala. Mi sembra naturale data l’età. Si ammala ma mica sta ferma a letto a grattarsi i pollici. Se non si può muovere c’è sempre qualcuno che lo fa in vece sua. Che guarda, osserva e riferisce. Una specie di Archie Goodwin (grande Paolo Ferrari e grande Tino Buazzelli nelle vesti di Nero Wolfe!). In gonnella, naturalmente. Non pretendiamo di più.
Miss Marple è stata oggetto di vasta curiosità da parte del cinema e della televisione. Mi ricordo una splendida interpretazione della Rutherford nei primi anni sessanta che però non era snella, né aveva gli occhi azzurri. Ma ebbe lo stesso un successo strepitoso. Da morire (di piacere) Assassinio al galoppatoio quando si mette perfino a ballare il twist! Fascino del bianco e nero o fascino della passata gioventù? In seguito mi è piaciuta anche l’interpretazione della Geraldine McEwan più attinente al testo ma certo meno, come dire, prorompente e dinamica della Rutherford. E la famosa “Signora in giallo” della magnifica Lansbury deve molto alla Nostra.

Mi dimenticavo il sorriso. E l’aria innocente e svagata. Miss Marple parla e sorride. Parla, sorride e sembra pensare ad altro. E’ sempre così gentile e carina con quel suo amabile sorriso! Solo che sorridendo vi fa dire quello che vuole. Se avete dei terribili segreti e lei vi ha sorriso state pur certi che, bene o male, è riuscita a carpirveli.

A braccio anche due o tre cosette su Hildegarde Martha Withers nata dalla penna di Stuart Palmer che qualcosa sui piedipiatti già conosceva essendo stato membro dei servizi segreti. Mi sembra che letterariamente parlando nasca qualche anno dopo Miss Marple (siamo negli anni trenta) ma non ne sono sicuro e non ho certo voglia di scartabellare tra i miei libri. Dunque Hildegarde. Intanto è americana e non inglese. E questo è assodato. Insegnante di scuola elementare, alta, tosta, acidetta, e un particolare che mi è rimasto impresso: il volto come quello di un cavallo che nella mia immaginazione mi pareva di sentire nitrire quando parlava. Ecco, insegnante. Questo fatto all’inizio mi turbò non poco. Ero stato abituato sin da piccolo a considerare le insegnanti pure e perfette. Nel mio immaginario di ragazzotto di paese c’è stato un momento in cui pensavo perfino che non espletassero i loro bisogni fisiologici (è capitato solo a me?). E poi la mia maestra, moglie del farmacista di Staggia, era per me un mito (salvo a spezzarsi quando mi dette da leggere per l’estate “I promessi sposi”). E quindi vederne una intricata nei bassifondi dell’animo umano mi procurò un certo disagio. Che non durò molto a dir la verità.
Ma torniamo a bomba. Hildegarde, pettegola lo stesso ma con un particolare in più. A differenza di Miss Marple proprio non ce la fa a stare zitta e vuole mettere bocca dappertutto dando lezione al capo della polizia di un’isola vicino a Manhattam. Anche lei, comunque, ha un amico fidato (suo corteggiatore) nell’ispettore Oscar Piper della polizia di New York che la tiene in alta considerazione (considerazione non ricambiata almeno del tutto se lei pensa che non abbia una particolare intelligenza). Con il suo modo di fare aperto e sfrontato (sempre nei limiti perché è educata) riesce a carpire i segreti altrui con la sua faccia da cavalla mattonata. Oculata nella spesa cerca di risparmiare quando è possibile, le piace fare la pennichella pomeridiana, con la lingua taglia e cuce anche con il filo dell’ironia e del sarcasmo. Ama disegnare e camminare, vedere, osservare, esplorare. Certo non è una “signorina” sedentaria adatta all’uncinetto. Il suo metodo di lavoro si basa soprattutto sul suo speciale intuito che la porta a vedere sempre qualcosa di sbagliato nelle indagini della polizia. Insomma una “vecchia gallina spennacchiata” che mette il naso dappertutto e che risolve i misteri criminosi del suo tempo.
Grazie Jane e grazie Hildegarde!
Copertina e titolo intriganti mi hanno attratto verso La Rosa e il Serpente di Ariana Franklin, Piemme 2008. In più il periodo storico del Medioevo e il fatto che il nostro detective sia una donna, più precisamente Adelia Ortese Aguilar che una fascetta rosso cupo attorno al libro indica come “La Kay Scarpetta del XII secolo”. E Kay Scarpetta certo non mi dispiace. Dunque inquadriamo subito la nostra piedipiatti di qualche secolo fa.

Dottoressa formatasi nella “grande, liberale e ovunque nota scuola di medicina di Salerno, che sfidava la Chiesa ammettendo agli studi anche le donne, se ne erano all’altezza”. Avendo un cervello uguale, se non superiore, a quello del più intelligente degli studenti, era stata ammessa (mi incuriosisce il sistema di misura) alla scuola. Si perfeziona con il padre adottivo ebreo nello studio delle autopsie. Non è una studiosa di letteratura ma ama la cultura e le dotte conversazioni tra suo padre e il maestro Gordinus che le aprono un sentiero per il futuro. La madre adottiva è cattolica ed è stata trovata abbandonata tra le pietre del Vesuvio (la sfiga delle donne poliziotto colpisce in ogni tempo e in ogni luogo!). Capelli biondo scuro, altezza così e così “Non siete molto alta, signora” le dice un personaggio. Vive in una casetta dal tetto di canne a Waterbeach, diverse miglia distante da Oxford, e porta ancora con sé il ricordo del panorama mediterraneo. Decisa, sicura, con idee ben precise nella testa non condivide la teoria della Chiesa sul battesimo dei neonati. “Creatura bizzarra” la definisce il priore Geoffrey. Già chiamata dal Re Enrico, insieme all’ebreo Simone Di Napoli (che farà una brutta fine), per risolvere il mistero dell’uccisione dei bambini di Cambridge (cfr. La signora dell’arte della morte, Piemme 2007), ora non la lascia andare via. Ha avuto una figlia, la piccola Allie, dal vescovo Rowley quando ancora non ricopriva questa carica. Aiutata da Mansur, venduto da bambino a monaci bizantini che lo hanno castrato, trovando poi rifugio presso i genitori adottivi di Adelia e da Gyltha, una vecchia forte e risoluta. La segue pure un cane di nome Tutela che gioca spesso con la bambina. Maledice la Chiesa per la sua ipocrisia e perché odia le donne. Occhietto vispo e acuto capace di cogliere i minimi particolari, pronta a usare le braccia al momento del bisogno. Conosce addirittura gli scacchi (e questo me la rende più simpatica). Quando Mansur gioca contro l’abate, guardando la scacchiera, dice proprio al suo fedele “Stai perdendo”. Una donna, dunque, che si pone in contrapposizione netta con i propri tempi e incarna il desiderio di riscatto del ruolo femminile nella società. Rischia pure di essere bruciata come strega.
Siamo nel XII secolo ad Oxford. Qui abbiamo un accordo segreto tra un assassino di professione “Sicarius” e il suo mandante misterioso che gli commissiona un delitto. A molte miglia di distanza c’è la nostra “dottoressa” che si cimenta con un parto. Viene chiamata a risolvere la morte per avvelenamento dell’amante di Enrico II. C’è in gioco la pace dell’Inghilterra solo allontanando i sospetti che gravano sulla sovrana. Occorre partire. Per forza. E allora altri assassini, altri morti. Dubbi, incertezze, false piste, pericoli vari come il viaggio lungo il fiume ghiacciato, un incendio, l’intervento della Regina Eleonora e perfino del Re in persona.
Prosa piacevole, semplice e veloce venata di una istintiva ironia, con qualche ragguaglio di troppo sulla storia che appesantisce un po’ (ma solo un po’) la vicenda gialla vera e propria. E poi usi e costumi medioevali, il matrimonio, l’amore cortese, la vita nel convento, la disperazione di essere donna in un mondo maschilista, momenti di angoscia e paura, l’amore sofferto e ritrovato.
Fabio Lotti è nato a Poggibonsi (Siena) nel 1946. Laureato in Materie Letterarie, è Maestro per corrispondenza e collaboratore di riviste scacchistiche specializzate. Ha pubblicato vari testi teorici, tra i quali “Il Dragone italiano“, “Gambetti per vincere” e “Guida pratica alle aperture“.
Grazie Maestro, bellissimo e interessantissimo, come sempre ogni tuo scritto!
A me piace la signora in giallo. E’ uno di quei personaggi “evegreen” che guardi sempre volentieri. Di lei mi ha sempre colpito il contrasto fra la sua estrema gentilezza e signorilità, che apparentemente lasciano trasparire una sorta di ingenuità, ma che presto si trasformano in vivida prontezza e acutissimo spirito di osservazione. In fondo, mi rendo conto che, quando la guardo muoversi nel suo mondo, fatto ancora di lettere, telefoni fissi, appuntamenti presi senza l’ausilio di Whats app, è anche per rivivere il ricordo di una vita più semplice, che la nostra generazione ha visto trasformarsi in pochi anni, con un processo irreversibile. A proposito: ma gli scacchi stavolta…. ‘ndo’ stanno????? Comunque sempre … grande Fabio!
Caro Ale
gli scacchi questa volta non ci sono ma so per certo che diversi scacchisti hanno anche la passione per il “giallo” e, comunque, vorrei ogni tanto coinvolgerli. Grazie come sempre per il tuo commento, così come per quello di Zenone.
grande Fabio e grandi e potenti le prime per ordine cronologico signore del giallo , Sicuramente più intelligenti secondo me della tanta attuali. Avevano una verve e una capacità di intuito superba, forse non condizionata da una certa dipendenza e continuo confronto con il mondo maschile di quelle attuali? . Mi sembrano più libere e serene pur consce dell’umana crudeltà ed efficaci. Grazie
Signore che sapevano indagare senza condizionamenti con grande equilibrio ed eleganza, molto diverse mi pare dalle attuali eroine tanto alla moda
Grazie a te Patri.
Non perdetevi i suoi libri!
Grazie Fabio