Uno Scacchista

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Donald Trump è in zugzwang

(Riccardo Moneta)
Un articolo del 13 maggio u.s. dello storico e politologo statunitense Robert Kagan, pubblicato in Italia da “L’Inkiesta”, era intitolato: “Scacco Matto a Trump: la guerra in Iran è sfuggita di mano all’America”. Non poteva non attrarre la mia attenzione, evidentemente.

La tesi di Kagan, e di seguito riporto alcuni stralci del citato articolo, è pienamente condivisibile. Dal punto di vista strettamente scacchistico forse avrei utilizzato l’espressione “Zugzwang” anziché “Scacco Matto”, ma il risultato in concreto non cambia la sostanza nella lettura degli eventi, in quanto lo zugzwang anticipa lo scacco matto.

Guardate la posizione raggiunta in questa vecchia partita:

Zhylin – Chernov
URSS 1960

Il Nero (Donald Trump) è in vantaggio di materiale, attacca il pedone c3, attacca il pedone f5 … ma il Bianco (Mojitaba Khamenei) ha un importante pedoncino in g6 che controlla … lo stretto di Hormuz. Ha puntato tutto su quello e avrà ragione.

Ecco un estratto del pensiero di Kagan. Potete leggere qui interamente il suo articolo (pubblicato originariamente su Atlantic):

“… A Trump piace parlare di chi ha ‘le carte in mano’, ma non è affatto chiaro che gli siano rimaste buone carte da giocare. Stati Uniti e Israele hanno martellato l’Iran…. … senza però riuscire né a far crollare il regime né a ottenere la minima concessione. Ora l’amministrazione Trump spera che il blocco dei porti iraniani riesca là dove la forza militare ha fallito. È possibile, naturalmente, ma un regime che non è stato piegato da cinque settimane di attacchi incessanti difficilmente cederà sotto la sola pressione economica…

… Ulteriori operazioni militari porterebbero inevitabilmente l’Iran a colpire gli Stati del Golfo vicini… Trump ha fermato gli attacchi contro l’Iran non perché si fosse stancato del conflitto, ma perché Teheran stava colpendo le infrastrutture vitali di petrolio e gas della regione…”.

Il momento principale, quello che ha provocato la prima svolta nella percezione da ambo i lati di questa guerra, è stato, lo scorso 2 marzo, l’attacco iraniano agli impianti di produzione di gas naturale liquefatto di QatarEnergy a Ras Laffan, attacco che ha costretto il Qatar ad interrompere la sua produzione di GNL, che rappresenta circa il 19% delle esportazioni globali di GNL nel mondo.

Ma andiamo avanti seguendo Kagan:

“… Il calcolo dei rischi che ha costretto Trump a fare marcia indietro resta valido ancor oggi. Anche se ora decidesse di dar seguito alla sua minaccia di distruggere la ‘civiltà’ iraniana attraverso nuovi bombardamenti, l’Iran sarebbe comunque in grado di lanciare numerosi missili e droni prima della caduta del regime, ammesso che il regime cada davvero…”

Apro qui una parentesi per rammentare come sia quasi impossibile in Iran una caduta del regime dei pasdaran tramite una rivoluzione, dal momento che -sembra- nel solo mese di gennaio sono stati condannate a morte ben 40.000 persone che erano scese in piazza, in pratica tutti i principali oppositori.

Basterebbero pochi attacchi riusciti-scrive Kagan-per paralizzare per anni, se non decenni, le infrastrutture petrolifere e del gas della regione, gettando il mondo intero, e gli stessi Stati Uniti, in una crisi economica prolungata…

… Se non è uno scacco matto, poco ci manca. Negli ultimi giorni Trump avrebbe chiesto alla comunità dell’intelligence americana di valutare le conseguenze di una semplice dichiarazione di vittoria seguita dal disimpegno….

… ma qualunque soluzione diversa da una resa di fatto degli Stati Uniti comporta rischi enormi che Trump, finora, non ha mostrato di voler assumere….

… La sconfitta degli Stati Uniti, dunque, non è soltanto possibile: è probabile.

Ecco che cosa significherebbe una sconfitta. L’Iran resterebbe in controllo dello Stretto di Hormuz.

Ricordo qui che attraverso lo stretto di Hormuz transita il 20% circa delle forniture mondiali di petrolio. E continua Kagan:

L’idea diffusa secondo cui, in un modo o nell’altro, lo stretto tornerà a riaprirsi una volta terminata la crisi è infondata. L’Iran non ha alcun interesse a tornare allo status quo ante…

…  il regime di Teheran rischia oggi di uscire dalla crisi molto più forte di prima della guerra, avendo non soltanto preservato il proprio potenziale nucleare, ma acquisito anche un’arma ancora più efficace: la capacità di tenere in ostaggio il mercato energetico globale… Quando gli iraniani parlano di riaprire lo stretto, intenderanno comunque mantenerne il controllo. L’Iran potrà non soltanto imporre pedaggi per il passaggio, ma anche limitare il transito alle nazioni con cui intrattiene buoni rapporti…

… il potere di chiudere o controllare il traffico navale nello stretto è più grande e più immediato del potere, per ora soltanto potenziale, del programma nucleare iraniano“.

E dopo questa digressione torniamo allora alla partita (giocata 66 anni fa), di cui riporto nuovamente il diagramma e che avvolgo di una veste e di un commento un tantino ironico:

Zhylin/Khamenei – Chernov/Trump
Golfo Persico 2026

Ha ragione Robert Kagan: il Nero finisce in Zugzwang e Trump si avvia a prendere Scacco Matto. Eh, già, un buon giocatore non lo si improvvisa sul campo, ma ci vuole preparazione, pazienza, lungimiranza, profondità di calcolo e cervello. Non servono dichiarazioni né propaganda, né … cappellini o sale da ballo.

Eppure … eppure Donald Trump, uno che oggi aspira perfino al Premio Nobel per la Pace, l’ebbe una mezza idea di diventare anche un Grande Maestro di scacchi.

Ce lo ricordava, in un articolo del 2017 su Chessbase, il G.M. statunitense di origine ungherese Pal Benko (1928-2019), che lo conobbe in occasione del Torneo dei Candidati svoltosi nel 1994 tra Short, Kamsky e Kramnik. Si giocava infatti nella ‘Trump Tower’ di New York, e nell’occasione di un ricevimento lui fu presentato a Trump. Così scriveva Benko:

Fui presentato come “il Grande Maestro di scacchi Pal Benko”. Trump si rivolse alla sua segretaria e le chiese: “Non pensi che potrei diventare anch’io un Grande Maestro se mi dedicassi agli scacchi per uno o due anni?”. Non potevo crederci. Gli dissi: “Per questo si dovrebbe rinascere, io non ho mai conosciuto nessuno che abbia iniziato a giocare a scacchi dopo i 20 anni e sia diventato un Grande Maestro”. Probabilmente Trump non aveva la minima idea del valore di un titolo scacchistico. Una cosa è certa: se avesse iniziato a giocare a scacchi, non sarebbe mai potuto diventare miliardario”.

Lo stesso Nigel Short ha di recente pubblicato una foto che mostra Trump davanti alla scacchiera in cui giocava lo stesso Short col G.M. Boris Gulko. Eccola, l’avete già vista sotto il titolo:

Qualcuno che se ne intendeva scrisse un giorno che spesso negli scacchi “la minaccia è più forte dell’esecuzione”. Ebbene, se guardate attentamente la foto vi potete accorgere cosa stia minacciando Trump: sta per eseguire la prima mossa della partita Gulko-Short (senza orologio) spostando uno dei pezzi del giocatore inglese, cioè un pezzo del Nero (magari una Torre??), tra lo sguardo divertito dei due contendenti e la sorpresa attenzione, sullo sfondo, del G.M. Maurice Ashley.

Cos’altro aggiungere? Basta così per oggi, abbandono.

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