New York: Obiettivo patta o vittoria?

La strategia di Carlsen comincia a funzionare: Karjakin non riesce a calcolare fino in fondo una sarabanda di scacchi di Cavallo che gli avrebbe dato una rapida patta e perde la decima partita del match, adesso in parità.

Dopo essere stato profetico nel “sentire” che l’ottava partita sarebbe stata decisiva, ho anche azzeccato il pronostico sull’esito della decima quando ho visto la posizione dopo 15. Ac4: era una classica posizione in cui Carlsen eccelle e, anche se con qualche spavento di troppo, ha vinto come avevo previsto in chat con l’amico Riccardo.

Il punteggio è adesso 5 a 5, e mancano solo due partite. Come staranno vivendo le ore prima della undicesima partita i due campioni e quale strategie avranno deciso di adottare? Sono sicuro che questa situazione è stata tra quelle discusse prima dell’inizio del torneo, quindi vantaggi e svantaggi di puntare a una patta o di forzare la mano saranno stati ponderati e aperture scelte conseguentemente. Eppure, il modo con il quale si arriva a una certa situazione ha il suo peso: una fotografia non dice nulla di cosa è avvenuto prima di scattarla, nè di quello che è probabile che accada dopo.

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“Makspuls Clarsyn” nel recente numero di Donald Duck uscito in Norvegia (di cui UnoScacchista possiede orgogliosmente una copia)

Karjakin è giustamente soddisfatto di come è andato l’incontro fino ad ora: non è stato mai realmente sopraffatto e, anzi, ha giocato meglio di Carlsen in più di una occasione. Ha superato indenne le difficoltà della terza e quarta partita ed è passato in vantaggio, per poi essere raggiunto nella decima partita avendo mancato l’occasione di forzare la patta. Credo che la sconfitta non lo abbia demoralizzato più di tanto, perchè ha dimostrato di potersela giocare e perchè, soprattutto, arrivare alla undicesima partita sul 5 pari era uno dei migliori scenari per lui. Dovrebbe continuare a giocare in maniera prudente, aspettando possibili forzature di Carlsen come nell’ottava partita: una patta gli andrà sicuramente bene.

Carlsen, invece, dovrebbe essere insoddisfatto di essere ancora in parità dopo 10 partite, ma l’aver recuperato quando era ormai quasi “in buca” gli avrà dato nuove energie. Il suo problema è che sta veramente giocando al di sotto del suo standard, con molte scelte incoerenti, spesso dettate più dalla voglia di vincere che da una reale superiorità sulla scacchiera. Un atteggiamento che evidentemente non ha nessuna influenza su Karjakin, che non è mai lasciato impressionare. Secondo me cercherà di vincere l’undicesima partita, sperando in un uno-due che gli garantirebbe la conferma del titolo. Se così non fosse, sarebbe comunque contento di giocarsi la dodicesima e decisiva partita con il Bianco

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Le giocatrici del Torneo FIDE Grand-Prix a Khanty-Mansiysk si schierano 8 a 4 per Carlsen. L’ucraina Natalia Zhukova non tifa per l’ex connazionale Karjakin (foto da chess-news.ru)

Tutto punta in direzione di una patta per la partita di Sabato, quindi?

Non credo, e convidivo con voi il mio pronostico per le prossime due partite. Carlsen vince l’undicesima partita dopo una partita complicata, decisa da una svista tattica di Karjakin. Patta invece nella dodicesima partita, con Karjakin che forza la posizione senza successo e finisce in una posizione nettamente inferiore, nella quale Carlsen offre la patta. Niente tie-break.

E così, si avvererebbe anche la mia ironica analisi dopo l’ottava partita. Altri pronostici?

4 thoughts on “New York: Obiettivo patta o vittoria?

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  1. Mi sembra che il tuo pronostico sia piuttosto logico, essendo Carlsen il più forte e in crescita psicologica, ma io spero che Karjakin lo smentisca. Io preferisco i “normali” (quale mi sembra Karjakin) ai “geni maleducati” (quale mi sembra Carlsen).

    1. Dal punto di vista scacchistico preferisco decisamente i “geni”. Diciamo che anche Fischer e Kasparov (ma anche Korchnoi) si possono classificare maleducati, ma dal punto di vista sia delle gesta sulla scacchiera che dell’impatto mediatico hanno fatto molto di più dei vari Karpov o Kramink. Pur essendo un ottimo giocatore, secondo me Karjakin non ha le caratteristiche di gioco del Campione del Mondo, nè sarebbe un ambasciatore efficace per il gioco. Come sarebbe stato Leko se sciaguratamente avesse vinto a Bressago e come è stato Topalov. Parlando solo di Campioni del Mondo, figure come Tal, Spasski e Anand sono stati secondo me la combinazione ideale di eccellenza di gioco e capacità di rappresentare l’immagine degli scacchi.
      Nello specifico, Carlsen non mi sembra maleducato: giudicarlo da come gesticola quando perde e dal fatto che abbia lasciato la conferenza stampa dopo che era stato lasciato lì da solo in una sorta di gogna pubblica davanti ai fotografi e dopo una sconfitta bruciante, mi sembra esagerato. A me sembra che la sua capacità di rendere gli scacchi interessanti per un larghissimo numero di giovani (“contaminandosi” con la moda, la finanza ed altri sport) sia un ottima maniera per far uscire gli scacchi dallo stereotipo del gioco per gente noiosa e introversa. E per fortuna che anche Caruana, Giri e Nakamura (ognuno a suo modo) stanno riuscendo a farlo.

      1. Sono in totale accordo con UnoScacchista, il personaggio Carlsen per quanto possa stare antipatico creso possa fare molto di più agli scacchi dell’anonimo Karjakin.
        Preferivo Anand ma non disprezzo Carlsen che forse più di tutti ha capito come portare figura del giocare professionista di scacchi ad un livello più contemporaneo

      2. Sulla base dei miei canoni di valutazione e per quello che ne so tento una opinabilissima classificazione del comportamento dei giocatori in questione (la loro grandezza in termini scacchistici non mi sembra in discussione); questo per chiarire la mia precedente presa di posizione e l’epiteto di “maleducato”.
        Probabilmente Fischer (almeno nella sua fase di giocatore attivo) non era un “maleducato” in senso stretto: ritengo che, per la sua psiche particolare, lo si possa considerare certamente “anomalo” nei comportamenti, rispetto ai canoni tradizionali.
        Korchnoi e Kasparov avevano di sicuro un brutto carattere (compensato però da una passione sviscerata ed evidente per il nostro gioco) oltre che da un agonismo acceso che li faceva uscire ogni tanto dai canoni di correttezza.
        In definitiva l’amore per gli scacchi che costoro hanno saputo trasmettere a tutti, li rende più “simpatici” ai miei occhi, nonostante i loro comportamenti non sempre esemplari.
        Carlsen invece non è ancora riuscito, ai miei occhi, a rendersi “simpatico”: lo vedo purtroppo come un ragazzo non maturo e con punte di arroganza e presunzione. Spero ardentemente che mi smentisca in futuro.

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