Iivo Nei: Cyberspionaggio a Roma e a Reykjavik?

(Riccardo M.)
Dopo la bella lèttone, un anziano estone. Cronaca e scacchi alla ribalta. Ma è cronaca vecchia quest’altra, che non ha nulla da dividere, se non il tema spionaggio, con gli arresti annunciati in questi giorni a Roma. E, del resto, al tempo di certe presunte spie baltiche, di “cyber” non ce n’era in giro.

(Nella foto Spassky, Nei, Krogius e Geller a Reykjavik nel 1972 [fonte Chester Fox])

Mi riferisco a Iivo Nei, ottantacinquenne maestro internazionale estone (è nato a Tartu il 31.10.1931), otto volte campione del suo Paese e tre volte vincitore, negli anni ’60, dei campionati baltici.

Nel match del secolo XX (Fischer-Spassky 1972) Nei fu uno dei secondi del sovietico campione del mondo, insieme a Geller e a Krogius. E Spassky dopo tanto tempo ha riaperto l’argomento indigesto e spinoso dello “spionaggio” in una intervista che è stata concessa l’estate scorsa a Sport-express.ru :

“Avevo scelto l’estone Ivo Nei come secondo. Si scoprì poi che era una spia degli americani. Si era messo d’accordo con Robert Byrne, che scriveva una rubrica di scacchi sul New York Times, per scrivere assieme un libro sul match. Nei sapeva tutto dei nostri piani, e gli americani non dovevano fare altro che aspettare queste informazioni direttamente da lui”.

Nei fu più astuto degli uomini del KGB? Mah! E perché Boris, pur essendo rimasto amico di Fischer, non ha mai parlato (come lui stesso ha ammesso) di questo con Bobby? Del resto Boris si era sempre lamentato dei suoi secondi, dato che l’unico utile per gli scacchi era a suo parere Geller, mentre Krogius era solo uno psicologo e Nei un semplice sparring partner di tennis …

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Iivo Nei nel 1966
(By Kroon, Ron / Anefo – [1] Dutch National Archives, The Hague, Fotocollectie Algemeen Nederlands Persbureau (ANEFO), 1945-1989, Nummer toegang 2.24.01.03 Bestanddeelnummer 918-6662, CC BY-SA 3.0 nl, Link)

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D’altra parte chi visse quel celebre match, anche da semplice spettatore, ricorda quanto a lungo si discusse di imbrogli, scorrettezze e colpi bassi, di sedie truccate e altro, come una specie di guerra fredda fra le due delegazioni.

Nel libro “Bobby Fischer Goes to War: How the Soviets Lost the Most Extraordinary Chess Match of All Time”, i giornalisti BBC David Edmonds e John Eidinow riportano quest’altro divertente aneddoto:

“Efim Geller era insolitamente paranoico sull’Ovest e sugli occidentali, e il corrispondente della TASS Aleksandr Yermakov lo aveva soprannominato “Mr. No” per la sua indisponibilità a condividere qualcosa, anche solamente con l’agenzia sovietica. In islandese, “No” si pronuncia all’incirca “Nei”, quindi per la popolazione locale, Spassky, oltre a Krogius, aveva due secondi chiamati enrambi “Mr. No”.

Un altro episodio divertente toccò l’impianto di illuminazione, che Fischer aveva preteso del tutto particolare. I sovietici ne chiesero l’ispezione: fu letteralmente smontato dai tecnici, ma al suo interno furono trovate soltanto due mosche morte. “Siete sicuri che siano morte?” ebbe a chiedere Iivo Nei con la massima serietà.

Si leggeva comunque sul New York Times il 29 agosto del 1972:

Iivo Nei, che è arrivato qui il 21 Giugno come terzo membro della delegazione sovietica che accompagna Boris Spassky, parte domani. Il signor Nei non prevede di tornare per le ultime partite del match per il campionato del mondo che Spassky sta giocando contro Bobby Fischer (Stati Uniti). Oggi il signor Nei ha dichiarato che ha intenzione di trascorrere due giorni a Copenhagen prima di tornare a casa a Tallinn, Estonia, dove aprirà la sua scuola di scacchi il prossimo Venerdì”.

In questa scuola di scacchi di Tallinn citata dal NYT si avvicinò tra gli altri un ragazzino promettentissimo e poco fortunato, Lembit Oll (1966-1999), che fu, appunto, allievo del maestro Nei.

Iivo Nei allenatore, tennista, spia? Non lo so. Preferisco ricordarlo come ottimo giocatore, come il superbo vincitore, alla pari con Keres, del forte torneo di Beverwijk 1964, dove egli fu capace di sconfiggere grandi maestri del calibro di Portisch, Larsen, Darga, Donner e Bobotsov.

Sarebbe interessante oggi, a distanza di tanti anni, fare una chiacchierata con il maestro Iivo Nei. Ci proveremo.

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