Gli scacchi di Giuseppe Mazzini

(Roberto C.)
Non vogliamo ricordare che Giuseppe Mazzini (Genova, 22 giugno 1805 – Pisa, 10 marzo 1872) è stato un patriota, politico, filosofo e giornalista italiano e che le sue idee e la sua azione politica contribuirono in maniera decisiva alla nascita dello Stato unitario italiano ma che nel MUSEO DEL RISORGIMENTO di Genova (in via Lomellini 11 – foto di apertura) e in quello di Roma (con ingresso in via di San Pietro in Carcere alla sinistra del Complesso del Vittoriano), sono conservati ed esposti oggetti a lui appartenuti, alcuni degli anni giovanili ed altri del suo esilio.

A Genova la penna, il calamaio, alcuni libri con appunti autografi, gli occhiali “alla Cavour”, alcune pipe, la sua amatissima chitarra ed un bel set di scacchi di legno in stile Selenus [1] di probabile origine italiana.

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Selenus (= August, Herzog zu Braunschweig und Lüneburg), Lipsia, 1616

Il gioco fu donato dagli eredi al Museo nel 1933 insieme alla scacchiera in tela-cartone di piccole dimensioni (25 × 25 cm.) ed al basso contenitore cilindrico dei pezzi in carton-pelle sul cui fondo c’è una frase scherzosa e goliardica scritta a penna su righe concentriche:

“Banzorra scrisse. Fabre approvò. Ruffini se ne fotte. Bodda si tace. Torre ciuccia. Pippo cachinna. Remorino è sorpreso. Castellini osserva e chi non dice parapimpla desidera ardentemente poterlo dire”

La frase potrebbe anche riferirsi ai commenti di una partita a scacchi tra il giovane Mazzini (Pippo) ed alcuni suoi compagni di studi dell’Università di Genova oppure il voler mettere ‘nero su bianco’ una qualche decisione; gli amici sono citati o con il soprannome (Banzorra) o con il loro vero nome (Andrea Fabre: emissario della “Giovine Italia” nella Riviera di Ponente, uno degli uomini su cui Mazzini poteva contare per il compimento della sua azione politica; Jacopo Ruffini, il più caro e fidato amico tra gli studenti universitari del giovane Giuseppe Mazzini: fu l’anima della Congrega della Giovine Italia in Genova, finché nel maggio 1833 arrestato con l’accusa di cospirazione e rinchiuso nelle carceri della Torre di Palazzo Ducale si suicidò nel timore di esser costretto, sotto tortura, a rivelare i nomi dei compagni; Antonio Bodda: compagno di studi giuridici di Mazzini; Pietro Torre, avvocato, uno degli affiliati alla Carboneria genovese arrestati il 13 novembre 1830 insieme a Mazzini; Emanuele Remorino, medico professionista a Genova; di Castellini non abbiamo notizie).

“… sta di fatto, comunque, che fra i nomi scritti sul modesto fondo di scatola brillano nomi di martiri ed eroi del nostro Risorgimento, fra i quali Jacopo Ruffini[2]

A Roma: la penna, dei tondi occhiali, un abbecedario floreale in lingua francese, e un piccolo set di scacchi incompleto realizzato con legno povero; dai dischi circolari potrebbe essere una variante del San Giorgio disegnato da John Calvert: un set molto popolare in Inghilterra alla metà dell’Ottocento ed è probabile che Mazzini se lo sia procurato durante l’esilio a Londra dal 1837.

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Foto per gentile concessione di R.Cassano

Mazzini era un appassionato giocatore di scacchi e spesso, anche nelle serate dell’esilio inglese, amava sfidare gli amici anche se con poca fortuna [3]. Se dalle immagini pervenute appare come un uomo serio nella vita privata era scherzoso e amava la natura; gli piaceva suonare la chitarra e amava il canto folkloristico.

I libri, una chitarra, una partita a scacchi, e solitarie passeggiate notturne al chiaro di luna erano i suoi soli passatempi[4].

[Se ti interessa, puoi partire da qui per conoscere molte altre curiosità e aneddoti, attraverso una guida turistica ai luoghi degli scacchi in Italia]


[1] Selenus da Augusto di Brunswick-Lüneburg (1579-1666) più noto come Gustavus Selenus. Gustavus è l’anagramma di Augustus (v=u), mentre il cognome è tratto dalla divinità greca a cui veniva riferita la Luna (Luna = Lüneburg), Selene appunto.

[2] CHICCO, A., Figure del Risorgimento. Tre patrioti-tre scacchisti in L’Italia Scacchistica, 8, 1942 pp. 69-71

[3] Testimonianza di un certo Pietro Arata, anch’egli esule a Londra nel 1845, che in un libro della sua biblioteca (Ugo Foscolo, La Commedia di Dante Alighieri, tomo I, Londra, 1842) annotò: “Io ho comprato quest’opera a Londra nel 1845 per invito fattomene da Giuseppe Mazzini che viveva allora profugo a Londra, dove giocando insieme a scacchi gli diedi sempre scacco matto”.

[4] Ruffini, G., Lorenzo Benoni, or Passages in the Life of an Italian, London, 1853, pubblicato in italiano, a Oneglia, l’anno successivo per conto dello stampatore Tasso.

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