Firdusi, il Paradisiaco

(Roberto C.)
Firdusi, che significa Paradisiaco, pseudonimo di Abū’l Qāsim Ḥasan (sec. X-XI), è probabilmente il più venerato poeta persiano, creatore della poesia epica nella letteratura neo-persiana.

E’ l’autore dell’opera letteraria Shāhnāmeh (Il Libro dei Re), alla quale si dedicò per ben 35 anni; tale poema, scritto attorno all’anno 1000 d. C., è composto di circa 60.000 versi e si colloca agli inizi della letteratura persiana di epoca islamica: racconta la storia eroica e leggendaria del suo paese, dalla creazione del mondo fino alla conquiste islamiche del VII secolo.

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Firdusi dedica circa 1.500 versi all’invenzione degli scacchi e assegna l’origine del gioco alle discordie per l’eredità del regno paterno.

“Divisi in fazioni i due fratelli si sfidano in battaglia e il più giovane perisce. Per far comprendere alla madre che il fratello le fosse stato tolto dal fato e non da un colpo d’arma fratricida, le viene mostrato su una tavoletta di legno come si è svolta la battaglia e come il fratello, rimasto solo, aveva finito col soccombere per stanchezza e inedia. Nel gioco persiano, infatti, per vincere la partita non c’era bisogno di uccidere il Re ma bastava renderlo inoffensivo eliminando per intero la sua armata. Fu nel passaggio al mondo arabo che, per vincere, il Re avversario doveva venire ucciso. Infatti la parola Shah (in italiano Scià, Re) deriva dal persiano, ma Shah-Mat (Scacco Matto) il Re è morto, dall’arabo” [1].

Nel settimo volume del poema, narra di come il gioco degli scacchi fosse mandato in dono da un Re d’India al Re di Persia Cosroe il grande che regnò dal 531 al 578 d. C. sfidando i persiani a decifrarne le regole entro tre giorni, e di come un saggio risolvesse il problema.

C’è inoltre da annotare che, così come già nel testo pahlavi Wizarim i Catrang, anche in questi racconti viene messo in rilievo il valore culturale ed educativo del gioco degli scacchi; non è un caso se uno dei testi più diffusi del Medioevo fu la raccolta di prediche di un frate piemontese, Jacopo da Cessole, che dava ammaestramenti morali proprio attraverso il gioco degli scacchi.

Nel 1958 a Roma in onore di Firdusi è stata eretta una statua in marmo bianco alta 185 cm. donata dall’ultimo Scià di Persia [2] e dalla città di Teheran.

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Sul basamento della statua c’è scritto: “Ferdovsi 935–1025 A. D. Poeta nazionale persiano dono della città di Teheran alla città di Roma”; l’opera scultorea è dell’artista persiano Abolhassan Khan Sadighi [3] che la realizzò nello studio romano dello scultore Ugo Quaglieri [4]. Fu posta all’interno del già esistente Piazzale Firdusi a Villa Borghese, esattamente in cima alla scala che fronteggia la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, in Viale delle Belle Arti, 131).

Da una vecchia fotografia della targa stradale [5], oltre alla denominazione “Piazzale Firdusi” si legge “Poeta persiano”; questa targa venne successivamente sostituita da un’altra riportante la scritta “poeta indiano dell’antichità” ed in seguito alla richiesta scritta del 3 luglio 1997 da parte dell’ambasciata iraniana a Roma [6] l’errore venne corretto, con tanto di cerimonia, il 14 aprile 1998.

[Se ti interessa, puoi partire da qui per conoscere molte altre curiosità e aneddoti, attraverso una guida turistica ai luoghi degli scacchi in Italia]

[1] Leoncini, M., Natura simbolica del gioco degli scacchi, Grafimage, Arcore, 2010, p. 10

[2] Mohammad Reza Pahlavi (26 ottobre 1919–27 luglio 1980) che governò dalla morte del padre (16 settembre 1941) fino alla Rivoluzione Islamica dell’11 febbraio 1979.

[3] 1894-1995

[4] Il suo studio si trovava nella chiesa sconsacrata di Santa Maria in Tempulo;  un casale di campagna, situato alle pendici del Celio, uno dei sette colli dell’antica Roma, oggi di proprietà del Comune di Roma e vi si celebrano matrimoni civili.

[5] Istituto Luce, 17/10/1956

[6] Il Comune fa diventare indiano Firdusi, il Dante Persiano, Il Messaggero, 1998

4 thoughts on “Firdusi, il Paradisiaco

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  1. Molto interessante! E’ bello scoprire, attraverso gli scacchi, cose nuove della città in cui vivo. Grazie Roberto.

  2. Grazie a te del commento, Paola e se non l’hai ancora letto troverai altro in ‘Gli Scacchi di Giuseppe Mazzini’.

  3. Grazie Roberto per queste preziose note, che ricordano a noi appassionati quanta ricchezza storica e culturale è implicita negli scacchi.

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