Lembit Oll (1966-1999)

(Riccardo M.)
Questo è il ricordo di uno sfortunato grande maestro, nel 18° anniversario della sua morte: Lembit Antsovich Oll (Kohtla Jarve, 23/04/1966-Tallinn, 17/05/1999).

Campione sovietico junior nel 1984, bronzo ai Campionati europei junior del 1985, Grande Maestro nel 1990. Fu allievo del tre volte vincitore dei campionati baltici Iivo Nei, del quale abbiamo già parlato in un vecchio articolo.

Nel 1989 s’impose all’attenzione di tutti vincendo a Espoo (Finlandia), poi lo zonale di Tallinn e poi a Helsinki. Fra il 1990 e il 1997 vinse a Terrassa, Sidney, ancora Helsinki, Siviglia, Anversa, L’Aja, Vilnius, New York, di nuovo Helsinki, Riga (torneo zonale), San Pietroburgo, Køge (Danimarca), Szeged e Hoogoveen. E un massimo Elo di 2655 ad inizio 1998, niente male per quei tempi.

Partecipò con l’Estonia a quattro edizioni olimpiche (1992-94-96 e 98), sempre in prima o seconda scacchiera, ottenendo il ragguardevole risultato complessivo di +13 =30 -4.

Partecipò anche alla Coppa Campioni per Club, nel 1992 con la Honved Budapest, nel 1993 con il Volmac Rotterdam, nel 1997 e 1998 con il Polonia Varsavia, che si classificò seconda in entrambe le occasioni.

Fu secondo a Nova Gorica poche settimane prima della tragedia, quando, sconfitto da una lunga depressione che fece seguito al divorzio, si suicidò gettandosi dal 4° piano del suo appartamento di Tallinn. In quel momento era, nonostante tutti i suoi problemi personali, ancora il numero 42 al mondo. E’ sepolto lì a Tallinn, nel cimitero di Metsakalmistu, nei pressi della tomba di un suo leggendario connazionale, Paul Keres.

Su internet potete trovare quella che qualcuno ha chiamato la sua “immortale”, eccola:

Su Chessgame.com sono disponibili tutte le sue partite.

Tra i vari scacchisti che hanno poi parlato di lui, il GM Mikhail Golubev ricordava che il lunedì successivo alla tragedia prendeva il via a Sarajevo un fortissimo torneo con la partecipazione di Kasparov, Shirov, Morozevich, Adams, Topalov, Short, Leko, Bareev, Timman e Sokolov, ovvero quasi un “2700” di media. Ebbene, Golubev menzionava lo “score” che Oll poteva vantare contro tutti questi giocatori: 13 vittorie, 18 patte e solo 8 sconfitte: impressionante. Solo a un grande talento poteva riuscire un’impresa simile. Golubev riportava anche una propria partita giocata e persa nel 1985 contro un giovane Oll. Eccola:

Oll, L. – Golubev, M. [E88]  Klajpeda 1985
1.d4 Cf6 2.c4 g6 3.Cc3 Ag7 4.e4 d6 5.f3 0-0 6.Ae3 e5 c6 7.d5 8.Ad3 cxd5 9.cxd5 Ce8 10.Cge2 f5 11.exf5 gxf5 12.0-0 Cd7 13.Dd2 De7 14.Rh1 Cdf6 15.Tae1 Rh8? 16.Cg3 Df7 (16 … f4? 17.Axf4) 17.Axf5 Cxd5 18.Cxd5 Axf5 19.f4 De6 20.fxe5 dxe5 21.Ac5 Tf7 22.Ce7 Ag4 23.Txf7 Dxf7 24.Tf1 Dxa2 25.Db4 Ae6 26.Dxb7 Td8 27.b4 a5 28.bxa5 Dxa5 29.Cc6 Dxc5 30.Cxd8 Ad5 31.Dd7 Cf6 32.Txf6 Axf6 33. De8 + Ag8 34.Cf7 + Rg7 35.Cf5 + Rg6 36.C7d6 + 1-0

Oll (articolo)

Il corpo senza vita di Lembit fu trovato da alcuni passanti intorno alle cinque del mattino di quella domenica 17 maggio. Il divorzio e il conseguente allontanamento da lui dei due figli gli avevano portato grossi problemi fin dal 1995. Si era sottoposto a trattamenti antidepressivi ed era stato in cura presso una clinica psichiatrica. Ma nessuno nell’ambiente scacchistico si attendeva un esito così drammatico.

Il suo allenatore Iivo Nei, pur riconoscendo i problemi che assillavano il campione negli ultimi anni, asserì che il venerdì precedente Lembit fosse di buon umore e si stesse concentrando sulla preparazione per il Campionato del Mondo che si sarebbe svolto in luglio negli Stati Uniti, a Las Vegas, dove voleva assolutamente ben figurare. In effetti quel venerdì Lembit pranzò con i due figli e disse loro che per il compleanno sarebbe tornato dagli Stati Uniti con un bel regalo.

Lembit Oll - I figli sulla sua tomba (2007)
I figli di Lembit Oll sulla sua tomba a Tallinn

Che cosa è dunque accaduto in quel fine-settimana? Un quotidiano estone scriveva l’indomani che “nessuno di coloro che conosce bene il defunto può credere che la causa del suicidio sia da cercare nei problemi familiari”. Ma allora?

Il m.i. estone Alexander Veyngold (da “euruchess.org”), che pure aveva seguito per tanti anni l’emergere del grande talento del connazionale, e che fu tra i pochi a visitarlo e parlargli nella clinica psichiatrica, disse di ricordarlo volentieri, più che come giocatore di scacchi di enorme talento, come “un uomo gentile e onesto e con un acuto senso della giustizia … come giocatore avrebbe potuto ottenere molto di più … a volte parlavamo dei mali del mondo, e lui mi pareva essere molto solo, ma poi scivolavamo sulle questioni di scacchi e allora subito tornava il buon umore”. Gli scacchi erano tutto per Oll.

Scriveva ancora Veyngold che quando la tensione nella lotta si fa troppo grande si può anche rompere un fragile equilibrio, come in fondo accadde anche per Robert Fischer. E aggiungeva: “Lembit Oll apparteneva a quella categoria di talenti che dedicano tutto agli scacchi, passione senza limiti, ma questo bellissimo gioco sovente non porta benefici allo sviluppo globale della persona. L’eccessivo approfondimento è spesso una minaccia per l’equilibrio personale. Lembit era un integralista degli scacchi, e gli scacchi per lui erano lo strumento nel gioco della vita”.

Lembit Oll a 12 anni era già una grande promessa, a 16 divenne il più giovane campione di Estonia di tutti i tempi. Iivo Nei riteneva che il ragazzo avesse soprattutto un talento naturale eccezionale: “Era dotato di una grande memoria ma, nello stesso tempo, è stato in grado di lavorare duramente per migliorare”. 

Quella “grande memoria” rimase anche nel ricordo della sua connazionale e WGM Tatyana Fomina: “Aveva una memoria fenomenale, ma lo apprezzavo soprattutto perché lui non era mai dispiaciuto di analizzare le partite di noi donne”.

Anche Leonid Judasin (“Millennial mito degli scacchi”) e Ghennadi Sosonko (“La mia testimonianza”) dedicarono dei ricordi al grande maestro estone.

Un giorno Oll disse: “la vita umana è un palcoscenico”. Forse è così, Lembit, ma allora tu ne sei uscito troppo presto: è stato un errore terribile l’ultima tua mossa. Sempreché sia stata la tua.

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