Cuneo e la finestra a scacchi (1)

(Riccardo M.)
L’Associazione Scacchistica Cuneese concluse nel 2014 un accordo con la casa circondariale “Cerialdo” per un corso di scacchi ai detenuti. L’iniziativa, avviata in agosto, accolse il favore di ben ventidue persone ed è stata forse la prima volta in questo secolo che si è tenuto nelle carceri italiane “un corso didattico completo ed esclusivo di scacchi”.

Il successo di quel primo corso sfociò presto in un torneo semilampo, con dieci detenuti a sfidarsi in un girone all’italiana, diretto dall’istruttore Antonio Ciaramella e alla cui premiazione (febbraio 2015) intervenne anche l’onorevole Bruno Mellano, di Fossano.

Il vincitore fu Bledar Kadiu, trentaduenne albanese, seconda piazza per il rumeno Costantin Gherasin (o Gherasiu?), 38 anni, terza per il napoletano Camillo Maspi. A tutti i partecipanti vennero consegnati, offerti dalla Scacchistica Cuneese, una medaglia ricordo e un completo di scacchi. E i partecipanti debbono essere posti su un ideale podio, in queste occasioni, come i vincitori, anche se non sono nominati tutti.

Il successo della manifestazione e l’entusiastico coinvolgimento dei detenuti convinsero la FSI, in sintonia con l’amministrazione penitenziaria di Cuneo, ad organizzare un torneo aperto agli “esterni” e a ripetere successivamente l’esperienza di didattica.

Si legge sul sito della “Scacchistica Cuneese” che “la libertà si apprezza quando ti è tolta, e in quei giorni di carcere si ripiega nell’interiorità, per scoprire l’umanità, e nelle distrazioni, al fine di allontanare la noia, il dolore e la solitudine. Alla privazione della libertà sì risponde coltivando la solidarietà e certi interessi che non erano prima sufficientemente apprezzati. L’interesse per gli scacchi, e la sua pratica ordinaria e faticosa, per un recluso è molto più di un conforto, in quanto non ha solo il potere di lenire la sua grama esistenza, ma spesso lo può anche trasformare, talvolta così radicalmente da renderlo irriconoscibile dietro quella finestra a scacchi. L’uso dell’eufemismo “finestra a scacchi”, per indicare lo stato di detenzione e privazione della libertà, è sicuramente suggerito dal raggio di luce che filtra pallido tra le sbarre, formando sul pavimento il riflesso di una scacchiera. Ebbene, molti detenuti davvero approfittavano dell’ombra del reticolato a terra per giocare a scacchi o a dama”.

La Stampa - Scacchi in prigione

Con Antonio Ciaramella, istruttore federale, vicepresidente della Scacchistica Cuneese e vicepresidente del Comitato Regionale Piemonte FSI, ci siamo sentiti di recente. “Antonio, quell’esperienza verrà ripetuta?”

“Sì, è stata una esperienza bellissima, patrocinata dal Direttore dell’Istituto Cerialdo e dall’Associazione Scacchistica Cuneese. Sarà ripresa nel prossimo anno, 2018”.

“I tuo ricordi e le tue impressioni?”

Non ho mai avuto tanta soddisfazione da allievi come durante questo corso. I detenuti mi confidavano le loro esperienze passate ma anche le loro aspirazioni future, una volta scontata la pena. Io istruttore diventavo quasi il loro mentore, il volontario che li capiva, li considerava esseri umani anche se in fallo. Gli scacchi non rappresentavano solo un momento di “evasione”, ma aggregazione tra detenuti di diverse etnie che all’inizio si guardavano circospetti, preferendo giocare con i propri conterranei, e poi finivano per acquistare fiducia e sfidare anche gli altri, i diversi, e insieme discutere di strategia e tattica scacchistica. Protestavano spesso perché il direttore non consentiva loro di tenere in cella i pezzi, avrebbero voluto più libri da consultare, misurarsi di più con gli “altri”, ovvero con quelli non detenuti. Insomma è proprio vero, “gens una sumus”…

L’insegnamento degli scacchi nelle carceri non è certo una novità. Nel mondo ne sono antesignani gli statunitensi, spinti dall’attivismo della loro Federazione.

In Italia si sono avute parecchie iniziative, ma sempre episodiche. Nel settembre 2016 il Comitato provinciale della UISP di Cremona, nell’ambito del “Progetto Carceri”, ha organizzato un corso (tenuto dal volontario Fabio Pellachin) ed un torneo (vinto dal cinese Hu). Nel dicembre del 2016 c’è stato un torneo nella casa circondariale di Spoleto, al quale ha preso parte anche la campionessa italiana femminile Daniela Movileanu (evento promosso dal CONI Umbria e dall’istruttore FIDE Mirko Trasciatti). Negli scorsi mesi di agosto e settembre 2017 il “Circolo ScacchiGrosseto1979” ha curato un corso presso la casa circondariale di Grosseto con i suoi insegnanti, capeggiati dal Maestro Maurizio Caposciutti. Qualche anno fa (2012) toccò a Sassari, grazie al volontario Sebastiano Paulesu e all’aiuto della locale ARCI-UISP. E di certo ne dimentichiamo altri.

Se andiamo più indietro nel tempo, dobbiamo poi ricordare una figura eccezionale nel panorama scacchistico italiano, quella dell’istruttore UISP Mario Albano, maestro elementare, inventore ed anima del progetto “Scacchi Giochi per Crescere”, che ebbe una magnifica esperienza di insegnante nell’Istituto Penale Minorile di Casal Del Marmo  (Lazio) dall’estate 1993 fino al maggio del 1994, quando disgraziatamente perì a seguito di un tragico incidente.

Torniamo a Cuneo ma, per la seconda parte di questo articolo realizzato con la collaborazione della “Scacchistica Cuneese”, dovrete solo attendere alcune ore. Ci ritroviamo domattina su “UnoScacchista”!

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