FIDEnovela (e una domanda alla FSI)

(Uberto D.)
Come ho raccontato in alcuni post nei mesi scorsi, le vicissitudini della FIDE hanno trasformato le elezioni del nuovo Presidente, che si svolgeranno a Batumi il 3 Ottobre 2018, in un’occasione unica per dare un nuovo corso a una Federazione tradizionalmente molto restia al cambiamento. Dopo la rinuncia a candidarsi da parte di Ilyumzhinov, rimangono in corsa tre candidati: Makropoulos, Dvorkovich e Short.

[“… and then there were three” (“… e poi rimasero in tre”), disco dei Genesis del 1978]

Quali sono le loro proposte e qual è la posizione della nostra Federazione?


Cominciamo con un rapido riassunto di quello che è successo nell’ultimo mese. Ci eravamo lasciati con l’annuncio della candidatura di Nigel Short, in competizione con la candidatura dell’attuale VIce-presidente FIDE Georgios Makropoulos e con la candidatura che l’attuale Presidente FIDE Kirsan Ilyumzhinov aveva confermato.

Molte schermaglie, tattiche e verbali, si sono susseguite e ho scelto di non tediarvi con le varie accuse, risposte e polemiche su dove siano finiti i soldi che erano sui conti correnti della FIDE al momento del congelamento da parte di USB Bank, su un particolare componente del “ticket” (squadra) di Ilyumzhinov o sugli schieramenti di questa o quella Federazione. Non perchè non fossero questioni interessanti, ma perché ho deciso che sarebbe stato meglio aspettare gli annunci ufficiali dei “ticket” in competizione e commentare, se possibile, azioni concrete.

Alle 17 (ora di Atene) di ieri sono scaduti i termini per la presentazione della candidature e dei “tickets”, per cui oggi possiamo parlare quanto meno di candidature ufficiali e di nomi formalmente annunciati e non solo fatti circolare sui social media.

Come ormai noto da qualche giorno, dopo l’annuncio della candidatura di Arkady Dvorkovich, sostenuta rapidamente dalla Federazione russa con un voto a maggioranza schiacciante, Kirsan Ilyumzhinov ha annunciato il ritiro della sua candidatura. Decisione ovvia, direte voi, visto che senza l’appoggio della sua Federazione non aveva nessuna speranza di vittoria, ma rimane sempre il fatto che, nonostante l’evidenza della situazione disastrosa dal punto di vista gestionale che la sua personale situazione con il Dipartimento del Tesoro USA ha creato, sia stato necessario arrivare alla votazione palese del Comitato della Federazione russa per mettere definitivamente fine ad una presidenza durata ben 23 anni.

Parigi, 1924. A. Rueb , primo presidente della FIDE, è seduto, quinto da destra, con Alekhine alla sua destra (Foto da Chess History di Edward Winter)

Già, perché la FIDE, che compie il 20 Luglio prossimo 94 anni dalla sua fondazione, ha avuto nella sua storia quasi centenaria solamente 6 presidenti:

  • l’olandese Alexander Rueb dal 1924 al 1949
  • lo svedese Folke Rogard dal 1949 al 1970
  • l’olandese ed ex-campione del mondo Max Euwe dal 1970 al 1978
  • l’islandese e Grande Maestro Friðrik Ólafsson dal 1978 al 1982
  • il filippino Florencio Campomanes dal 1982 al 1995
  • il russo (calmucco) Kirsan Ilyumzhinov dal 1995 al 2018

Va da sé che avere avuto due soli presidenti negli ultimi 36 anni non è stato un buon esempio di dinamismo e rinnovamento, per cui sembra ci sia ormai una volontà comune di stabilire un tetto massimo (ad esempio due mandati di quattro anni ciascuno) per eliminare il rischio di una gestione via via clientelare del potere: vedremo come i tre candidati si muoveranno ufficialmente in occasione delle loro dichiarazioni programmatiche.


Per ora, possiamo passare rapidamente in rassegna (in ordine di annuncio) i “partiti” che si affronteranno nella campagna elettorale nei prossimi 4 mesi. [NdA: le locuzioni inglesi “Deputy President” e “Vice-President” possono essere entrambe tradotte in italiano con “Vice Presidente”, ma il primo ruolo è a tutti gli effetti quello di colui che si sostituisce al Presidente fungendo da vicario, mentre il secondo è quello di un dirigente a cui vengono date specifiche deleghe. Ho quindi preferito usare la traduzione “Vice-Presidente” per il “Deputy President” e “Dirigente apicale” per i “Vice President”]. Noterete come tutti abbiano inserito una donna nel “ticket”; ciò non è tanto dovuto a una scelta ispirata alla parità di trattamento, ma dal regolamento, che richiede espressamente la presenza di almeno una donna nella squadra dei candidati. Comunque, è interessante notare i diversi ruoli che sono stati affidati nei 3 “ticket” all’unica rappresentante femminile.

Ticket “Georgios Makropoulos” – “FIDE FORWARD”

Makropoulos è l’attuale Vice-Presidente della FIDE ed è stato per molti anni il braccio destro di Ilyumzhinov. Appare quindi come una candidatura nel segno di una discontinuità che potrebbe essere più formale che sostanziale. La sua squadra annunciata è composta da:

  • Vice-Presidente: Malcolm Pein (Inghilterra)
  • Segretario Generale: Sundar Damal Villivalam (India)
  • Dirigenti apicali: Martha Fierro (Ecuador), Chitalu Chilufya (Zambia)
  • Tesoriere: Adrian Siegel (Svizzera)

Quasta candidatura, nata in opposizione interna a Ilyumzhinov e arricchita dalla presenza del Maestro Internazionale Malcolm Pein (organizzatore del London Chess Classic, del Grand Chess Tour e molto attivo nel Regno Unito per la promozione degli scacchi), potrebbe essersi indebolita proprio per la rinuncia del calmucco; sarà importante sentire come Makropoulos intenderà differenziare la sua eventuale Presidenza da quello che è stata la FIDE degli ultimi anni.

Il motto scelto da Makropoulos per rappresentare la sua condidatura è “FIDE Forward” (“Avanti FIDE”, ma anche “FIDE verso il futuro”).

AGGIORNAMENTO DEL 4 LUGLIO, ORE 13:00
La candidatura del ticket Makropoulos è sostenuta da ben 64 federazioni nazionali: Algeria, Isole Comore, Congo, Egitto, Gabon, Lesotho, Liberia, Madagascar, Mauritania, Senegal, Swaziland, Zambia, Argentina, Aruba, Barbados, Bolivia, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Antille Olandesi, Panama, Paraguay, Perù, Suriname, Uruguay, US Virgin Islands, Bangladesh, Guam, Hong Kong, India, Laos, Maldive, Nauru, Nepal, Pakistan, Filippine, Isole Solomone, Timor-Leste, Andorra, Cipro, FYROM, Georgia, Germania, Grecia, Guernsey, Kossovo, Liechtenstein, Malta, Monaco, Montenegro, Romania, San Marino, Scozia, Serbia, Spagna e Svizzera.

Ticket “Nigel Short”

Non ha bisogno di presentazioni Nigel Short, terzo giocatore di rango mondiale a candidarsi alla presidenza negli ultimi anni dopo Karpov e Kasparov. La sua candidatura è nata in palese contrapposizione a quella di Makropoulos ed è stata annunciata e costruita con metodo dal GM inglese:

  • Vice-Presidente: Lukasz Turlej (Polonia)
  • Segretario Generale: Ruth Haring (USA)
  • Dirigenti apicali: Olalekan Adeyemi (Nigeria), Paul Spiller (Nuova Zelanda)
  • Tesoriere: Panu Laine (Finlandia)

La squadra sembra molto ben assemblata, ma in molti temono la lingua tagliente di Short, che potrebbe risultare un elemento a sfavore nel processo di convincimento degli elettori. Anche in questo caso, sarà importante leggere cosa Short elencherà come punti qualificanti del suo programma in contrasto con la FIDE attuale. Non avendo esperienza diretta come organizzatore, conterà sicuramente sulle capacità dei membri del suo “ticket”.

La candidatura formale di Short è stata sostenuta da 6 federazioni nazionali: Inghilterra, Polonia, Nigeria, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Finlandia.

Ticket “Arkady Dvorkovich”

Sarà anche stata l’ultima in ordine di apparizione sulla scena, ma la candidatura di Dvorkovich è molto seria e, forte del supporto della Federazione russa, verrà sicuramente molto considerata dalle federazioni che hanno storicamente gravitato attorno a Ilyumzhinov. Qualcuno avanza addirittura l’ipotesi che dietro alla candidatura di Dvorkovich ci sia comunque la regia di Ilyumzhinov che, resosi conto di non avere chances di vittoria nonostante il supporto (poco convinto e non definitivo) della Federazione russa, abbia pianificato a tavolino la manovra per garantire un ruolo centrale alla Russia (e magari ritagliarsi un posto nella nuova FIDE). Ecco la squadra di Dvorkovich:

  • Vice-Presidente: Bachar Kouatly (Francia)
  • Segretario Generale: Enyonam Sewa Fumey (Togo)
  • Dirigenti apicali: Mahir Mamedov (Azerbaijan), Julio Granda Zuniga (Peru)
  • Tesoriere: Zhu Chen (Qatar)

Va detto che Dvorkovich è un politico navigato, con esperienze scacchistiche di alto livello: già Vice Primo Ministro del Governo Medvedev dal 2012 al Maggio scorso, è figlio di Vladimir Dvorkovich, arbitro internazionale di scacchi, è stato Presidente della Federazione scacchistica russa dal 2010 al 2014 ed è a capo del Comitato Organizzatore dei Mondiali di calcio in svolgimento in Russia. Insomma ha un profilo molto credibile per diventare Presidente della FIDE. E l’aver inserito nel “ticket” il presidente della Federazione francese (e Maestro Internazionale) Bachar Kouatly e altri due noti e apprezzati Grandi Maestri come Julio Granda Zuniga e Zhu Chen è stata sicuramente una mossa azzeccata.

All’atto della sottomissione, la candidatura è stata sostenuta da 13 federazioni nazionali: Azerbaijan, Bielorussia, Francia, Ghana, Iraq, Moldavia, Mongolia, Nicaragua, Qatar, Russia, Sudan, Togo, e Tunisia.


Ricordo rapidamente il meccanismo di elezione del Presidente e di tutte le cariche elettive, come specificato all’articolo 3.7 del Regolamento della FIDE.

Due immagini delle votazioni di Sochi (2014), dove Ilyumzhinov sconfisse seccamente Kasparov

Dopo la conta degli aventi diritto al voto presenti (direttamente o mediante delega), la maggioranza viene di volta in volta calcolata come il 50%+1 dei voti espressi (senza cioè tenere conto delle astensioni, che vengono equiparate ad assenze).

Quest’anno, essendoci 3 candidati, se uno dei candidati otterrà la maggioranza alla prima “chiama”, verrà eletto. Altrimenti si procederà a un ballottaggio tra i due candidati che avranno ottenuto più voti al primo turno, con la precisazione che in caso di parità la votazione verrà ripetuta fino a quando non si ottenga un risultato univoco.

E’ chiaro, quindi, che i candidati dovranno giocare le proprie carte con attenzione, cercando, sì, di convincere il maggior numero di elettori (un voto per Federazione) al primo turno, ma anche di fare in modo di raccogliere i voti di coloro i quali vedranno il loro candidato sconfitto al primo turno. E’ qui dove le capacità politiche e dialettiche dei candidati e la forza nella loro “network” faranno la differenza.


La mia domanda alla FSI

Andando a leggere i verbali delle riunioni del Consiglio Federale (CF) FSI degli ultimi 4 anni di votazioni, si leggono queste decisioni in merito alle elezioni del presidente FIDE:

2002 (CF del 28-29 settembre a Saint Vincent), Punto 8 dell’OdG
Il Presidente Onorario Palladino ragguaglia il Consiglio sull’attuale situazione circa l’elezione del Presidente della FIDE. ********. (NdA: gli asterischi sono inseriti nel verbale, dove non è riportata nessuna decisione)

2006 (CF del 6 Maggio a Milano), Punto 11 dell’OdG
Dato che l’Italia è il paese che ospiterà il congresso FIDE e le Olimpiadi, il CF ritiene opportuno mantenere un atteggiamento di neutralità in relazione alle prossime scadenze elettorali della FIDE e dell’ECU. Il CF approva all’unanimità (delibera n. 91/2006)

2010 (CF del 24 Luglio a Milano) Punto 8 dell’OdG
Relativamente al voto per la presidenza FIDE, visto le denunce incrociate pendenti presso la FIDE dei candidati alla presidenza e la posizione del Presidente della Commissione Etica Roberto Rivello, presidente dell’organo deputato a decidere su uno dei due ricorsi, il Consiglio Federale, per ragioni di opportunità ritiene di assumere una posizione di neutralità. Il CF approva all’unanimità. (delibera n. 52/2010)

2014 (CF del 19 Luglio a Milano), Punto 4 dell’OdG
Pur apprezzando e sostenendo la candidatura di Martha Fierro alla vicepresidenza e degli altri candidati italiani alle varie commissioni, il Consiglio Federale ritiene (NdA: risultato del voto sia a scrutinio segreto: 5 voti per l’astensione, 2 voti per Ilyumzhinov, 1 nullo) che il voto dell’Italia per le elezioni FIDE debba essere l’astensione.
Il Consiglio ritiene che questa sia la scelta migliore anche per agevolare il lavoro del magistrato Rivello, presidente della Ethics Commission della FIDE, che sarà chiamata a dirimere le questioni tra i candidati FIDE. Il CF approva a maggioranza (delibera n. 42/2014)

Insomma, come è evidente, la FSI non si è espressa a favore di nessun candidato (ovvero si è astenuta) come minimo nelle ultime 3 elezioni. Non giudico qui le ragioni per le quali furono prese quelle decisioni, ma prendo atto del fatto che è almeno da tre mandati elettorali che l’Italia non esprime una preferenza.

Questo è quanto riportato nel verbale della recente riunione del CF:

2018 (CF del 23 Giugno a Milano), Punto 4 dell’OdG
II CF prende in esame la posizione dell’Italia per quanto riguarda le elezioni della FIDE. Il Vicepresidente Rivello relaziona in merito alla situazione attuale della FIDE. Visto il quadro elettorale in continuo mutamento, il CF dà pieno mandato al Presidente di decidere nel migliore interesse della FSI per quanto riguarda il voto in Assemblea Generale della FIDE. Il CF approva all’unanimità. (delibera n. 36/2018)

Come è evidente, queste elezioni 2018 sono quelle che forzatamente cambieranno il corso della FIDE ed è, a mio avviso, imperativo che la Federazione italiana prenda una posizione, scegliendo il candidato che più garantisca una evoluzione ritenuta giusta per il movimento scacchistico mondiale e italiano. La decisione all’unanimità del CF non chiarisce neanche se la FSI esprimerà una preferenza o se si asterrà di nuovo, demandando tutto al giudizio del Presidente Pagnoncelli.

Da un lato è vero che al 23 di Giugno il “quadro elettorale” era ancora prevedibilmente “in continuo mutamento”, ma è anche vero che era chiaro che si sarebbe consolidato appena 10 giorni dopo, come da regolamento FIDE. Ci saranno stati sicuramente buoni motivi per convocare il CF prima della scadenza dei termini per la presentazione delle candidature alla presidenza FIDE, ma per questo particolare argomento è evidente che sarebbe stato meglio pianificare la discussione nella seconda metà di Luglio, come fu fatto nelle occasioni precedenti.

Mi sento quindi di chiedere alla FSI: perché non convocare verso fine Luglio un CF straordinario (anche in teleconferenza) con un solo punto all’ordine del giorno e aiutare il Presidente Pagnoncelli a identificare quale candidato rappresenti al meglio “gli interessi della FSI” (che poi dovrebbero essere gli interessi della comunità scacchistica italiana) rendendo la scelta più trasparente, collegiale e rappresentativa della varie realtà ed aspirazioni del nostro movimento scacchistico?

Credo, inoltre, che i tesserati abbiano il diritto di sapere a chi la FSI darà il proprio voto alle elezioni presidenziali (sia al primo turno, sia al balllottaggio finale nel caso il candidato scelto venga sconfitto) e confido che la scelta, comunque effettuata, verrà resa pubblica, come è stato fatto nelle ultime 3 occasioni.

Mi auguro che i Consiglieri Federali non considerino le elezioni del Presidente della FIDE come un avvenimento secondario rispetto agli affari ordinari del CF e vogliano contribuire, dopo così tanti anni di neutralità, alla scelta del nuovo corso della FIDE che inevitabilmente inizierà il 3 Ottobre 2018 a Batumi.

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