Nikita Maiorov, professione “grande maestro”

(Riccardo M.)
Sto con Nikita e Uberto, in una di quelle che erano le polverose strade della periferia romana immortalata nell’estate del 1961 dalla macchina da presa del poeta e regista friulano Pier Paolo Pasolini e dalla splendida fotografia in bianco e nero di Tonino Delli Celli.

Oggi qualche straniero di passaggio, com’è Nikita, può avere la sensazione che si sia a due passi dal centro città. Ma noi, dietro il restyling “pedonale” dell’apparentemente tranquilla via del Pigneto, possiamo ancora percepire l’eco di quelle pagine pasoliniane, dello storico Bar Necci, di quei colori, odori e sapori di un sottoproletariato urbano che risalgono sempre a galla fino a stordirci, come il suono di quei grammofoni degli anni Cinquanta che d’improvviso emergevano laceranti fra fabbriche, baracche e depositi di macerie.

Oggi metropolitane, smartphone ed effimere mode paiono cancellare la differenza fra borgate e centro storico, e invece la frattura fra il mondo felliniano e quello pasoliniano non è stata mai ricomposta, tutt’altro. Oggi si finge di più, ci si traveste, oggi si usano le stesse parole per scopi diversi da quelli per i quali sono nate. Perfino il titolo di “Grande Maestro” di scacchi: ho a volte l’impressione che per qualche fortunato giocatore italiano il titolo di Grande Maestro sia un obiettivo da raggiungere soprattutto come fregio da vantare ed esibire, un alloro fine a se stesso, un quadro da appendere in salotto.

Per molti giocatori stranieri, in specie dell’Est, il titolo rappresenta invece quasi una laurea, il riconoscimento di aver raggiunto qualità e conoscenze che consentono di poter trasferire le stesse ad allievi più giovani. Il GM è quindi qui davvero un Maestro, nel senso più letterale, ovvero qualcuno che insegna gli scacchi, che ne ha la facoltà e perfino il dovere. Questi GM sono dei professionisti degli scacchi, si guadagnano da vivere girando il mondo e partecipando a tornei e, in contemporanea, dando lezioni, per solito via Skype.

Ne abbiamo conosciuto uno. E’ Nikita Maiorov, trentatreenne (è nato il 19 aprile del 1985) GM della Bielorussia.

“Sì, è così. Io sto lontano dal mio Paese quasi tutto l’anno, mi sposto al seguito dei tornei internazionali che si organizzano in Europa. E, adesso che ho raggiunto i 33 anni e che inizio ad essere un pochino vecchio per gli scacchi giocati, ho iniziato anche ad allenare. Sarà nel futuro la mia principale occupazione. Anch’io lo faccio con Skype e per il momento ho appena tre allievi, in Bielorussia. Sono un professionista, come altri, questo è il mio lavoro ed è sufficiente per vivere”.

Ma lo Stato bielorusso non fa nulla per supportare la vostra attività?

“No, purtroppo non più. La svolta c’è stata, mi hanno detto (perché io sono in questo troppo giovane), con la caduta dell’Unione Sovietica, quando in alcuni nuovi Stati gli scacchi sono tornati per sempre nell’ombra. Eppure non possiamo oggi troppo lamentarci della situazione economica generale del nostro Paese. Però negli scacchi … pensate che nella mia città, di 400.000 abitanti, esiste un solo circolo”.

Il vostro presidente Lukashenko vanta quasi un record europeo, è in sella da circa 25 anni …

“Sì, la stabilità non manca, e questo può aver facilitato il miglioramento medio delle condizioni di vita …”

… E ha favorito anche l’organizzazione di eventi importanti, visto che le prossime Olimpiadi si disputeranno proprio nella sua capitale, Minsk!

“Devo dire che gran parte del merito di ciò deve essere attribuito all’attuale presidentessa della Federazione bielorussa, ovvero Anastasia Sorokina, una donna molto capace e dinamica e che è anche la nipote del Grande Maestro Viktor Kupreichik”.

Tu giocherai alle Olimpiadi?

“Forse sì, nella seconda squadra se verrà ammessa. In questi ultimi anni il mio Elo è piuttosto calato (avevo 2596 a fine 2014, ora 2510) e non ho più troppe speranze di giocare in prima squadra”.

Coraggio, i primi non sono lontani, tu sei pur sempre fra i primi 10 della lista, il n.9 oggi ci pare, e la Bielorussia non ha degli “over 2700”; ciò per altro verso è un peccato per una terra che ha dato i natali a un campione come Boris Gelfand e che ha accolto gli ultimi anni di David Bronstein, il quale oggi riposa nel cimitero di Minsk.

“Sì, i migliori sono oggi Kovalev, Sergey Zhigalko e il campione nazionale Alexandrov. Io ho giocato la finale nel 2016 ma non sono stato molto fortunato …. “

Cosa intendi per “fortuna”?

“Oggi sono importanti anche dettagli come i sorteggi, come il colore …. Col nero è sempre più difficile prevalere … E’ importante, nel sistema svizzero, aver fortuna con gli accoppiamenti nei primi due o tre turni, quando due o tre vittorie danno morale e spinta a ben proseguire”.

Tu quanti tornei in genere giochi in un anno?

“Una quindicina. In Italia quest’anno ho giocato a Bratto ed Imperia, prima di venire a Roma. Anni addietro vinsi ad Amantea, poi fui secondo a Roma nel 2010”.

Tra l’altro hai giocato abbastanza bene quest’anno in Italia, visto il successo di Imperia e il 4°-7° posto di Bratto. E’ anche per questa tua frequentazione italiana che parli benino la nostra lingua?

“Un po’ per questo, ma anche perché mia sorella ha sposato un italiano. Oggi loro vivono a Pontedera, vicino Pisa”.

Ti trovi bene a giocare in Italia? Quale il motivo principale? A parte i parenti, c’entra anche la bellezza delle nostre città?

“Veramente non faccio in tempo ad apprezzarla, il gioco e lo studio mi impegnano troppo. Però devo dire che in Italia, rispetto a quanto accade in altri Paesi, gli organizzatori ci vengono incontro preparando il soggiorno in alberghi di buona qualità”.

Cosa ci puoi dire del tuo stile di gioco e delle tue scelte di apertura?

“In pratica apro il gioco sempre con 1.d4, e prediligo impianti solidi, raramente mi allontano da quelli”.

Chi è oggi, nel mondo, il più forte e chi lo è stato nell’ultimo mezzo secolo a tuo parere?

“Carlsen è sempre il più forte, anche se non è forte come 4 o 5 anni fa. Negli ultimi decenni il giocatore che ho più ammirato è stato Karpov. A me piacciono giocatori che lavorano sulla fine strategia, giocatori come sono stati, appunto, Karpov, oppure Tigran Petrosjan, oppure Capablanca. O lo stesso Carlsen, ma quello di qualche anno fa, non più il Carlsen di oggi”.

Per te personalmente, Nikita, quali sono stati i maestri?

“Io ho imparato il gioco nel 1992, quando avevo 7 anni, ed il testo fondamentale per la mia crescita è stato uno di Svetozar Gligoric, assai noto, “I play against pieces”. Da ragazzo ho avuto anch’io un insegnante, sì, era una brava persona, ma non era un giocatore forte; posso dire in effetti di non aver mai avuto un vero e proprio trainer, e questo particolare ha forse penalizzato un poco la mia crescita“.

A proposito di Carlsen e Caruana, tu li conosci? Hai giocato contro di loro?

Una volta sola contro tutti e due, ho perso con Carlsen e vinto con Caruana, ma Caruana era molto giovane, parliamo di 7 anni fa”.

E cosa pensi della conclusione “Rapid” del recente Campionato del mondo? La condividi?

“Assolutamente no: il gioco a tempo regolare e il Rapid o Blitz sono degli sport diversi; ci dev’essere un Campione del mondo diverso per le tre diverse specialità”.

Quindi sei contrario anche alla proposta di Karjakin, che ha suggerito Rapid e Blitz non alla fine del match mondiale, ma all’inizio?

“Certo che sono contrario. L’ideale sarebbe un bel torneo all’italiana, come fu il celebre torneo a 5 del 1948, vinto da Botvinnik. In alternativa, volendo mantenere il match individuale, io suggerirei che in caso di parità il titolo resti al detentore”.

E cosa suggeriresti tu per evitare il guaio delle patte, via via sempre più diffuse?

“Un provvedimento che nei tornei a sistema svizzero si potrebbe prendere è quello di non comunicare ai giocatori il nome dell’avversario e il colore fino a pochi minuti prima che si giochi il turno. Ciò ridurrebbe la preparazione “casalinga” al computer contro quello specifico avversario”.

Tu personalmente preferisci i tornei a sistema svizzero o all’italiana?

“Per me vanno bene senz’altro quelli a sistema svizzero: di solito mi consentono di avere del primi turni più abbordabili e quindi la possibilità di entrare in forma senza lasciare punti per la strada”.

Chi pensi che possa essere il prossimo sfidante di Carlsen? Forse Ding Liren?

No, non credo a Ding Liren. Forse … no, non saprei dirvi, scusatemi, ma sono anche un pochino stanco dopo la tensione della partita di oggi…

Maiorov contro Kovacevic al Roma Città Aperta 2018

Capisco, scusaci tu. Immagino che intendi riferirti al fatto che tu e Kovacevic oggi avete giocato con la pressione dell’incremento almeno le ultime 20 mosse della partita?

Sì, a quello. Quando ero più giovane sentivo di meno lo stress e la fatica, oggi comincia ad essere un po’ diverso … sto invecchiando, ve l’ho detto” (… e sorride, n.d.A.)

Oggi hai giocato una partita molto importante per la classifica finale. Hai temuto di non poterla vincere, in qualche momento?

No, quando ho cambiato le Donne ero consapevole di entrare in un finale superiore, grazie al mio alfiere “buono”. E infatti ho avuto la meglio pur non giocando forse tutte le mosse migliori”.

Pensi che il baricentro dello scacchismo mondiale, che è stato l’Europa per lunghissimo tempo, si stia spostando verso Oriente, verso India e Cina in particolare?

“No, io non credo a questo. Certo, India e Cina hanno tantissimi giocatori e una gran popolazione, in specie se li confronto con la Bielorussia che ha poco più di dieci milioni di abitanti. Però in quelle regioni gli scacchi tradizionali non sono tra le attività ricreative più diffuse. Da quelle parti si utilizzano varianti quali lo “Sho-gi” e il “Xiangqi”, e si gioca tanto a “Go”. No, io credo che alla lunga l’Europa rimarrà leader nel mondo per gli scacchi”.

Sei soddisfatto del tuo personale rendimento nel corso del 2018?

Non molto, in verità. Andò meglio nel 2017, quando ottenni un 2° posto all’Open di Cap d’Agde e la vittoria in quello di Runavik, nelle Isole Faroer”.

Cosa farai dopo il torneo di Roma Città Aperta? Altri appuntamenti?

“No, per il momento. Andrò a riposare per un po’ nella mia casa di Vitebsk”.

Non giocherai quindi i prossimi mondiali Rapid e Blitz?

“Mi piace giocare Rapid e Blitz, ma questi mondiali sono stati annunciati troppo tardi e non ho avuto il tempo per prepararmi”.

Tornerai a Roma il prossimo anno?

Probabilmente sì, anzi, me lo auguro”.

Un interessante colloquio, questo che Uberto ed io abbiamo avuto, in una altrettanto interessante giornata di tardo autunno, col Grande Maestro Nikita Maiorov. Ci allontaniamo proprio al sopraggiungere delle prime ombre della sera, e lasciamo spazio ad altri protagonisti della vita del quartiere e del 5° municipio romano, anche ad un mezzo blindato dell’esercito che si posiziona, con alcuni militari armati, proprio all’incrocio tra via del Pigneto e Piazza del Pigneto: purtroppo non credo che questi siano attori di un nuovo film di Pasolini…

E’ stato per noi una piacevole persona, il Grande Maestro bielorusso, molto semplice e dai modi gentili, un professionista corretto. Gli diamo volentieri appuntamento anche noi per il prossimo anno, per la 4^ edizione dello “International Chess Festival Roma Città Aperta”. Tanti auguri, Nikita!

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Powered by WordPress.com.

Up ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: