Tripoli 1976, l’anno delle due Olimpiadi

(di Bruno Manzardo)
Bruno Manzardo, per molti anni consigliere e Vice-presidente della Federazione, oggi è uno di coloro che stanno contribuendo alla realizzazione del libro sui 100 anni della FSI. Sul libro si parlerà anche del 1976 e della spedizione olimpica italiana in Libia, ma qui Manzardo ha voluto regalare al Blog, su quell’avventura, qualche nota di colore in più. Volentieri pubblichiamo. (La Redazione)

Haifa 1976. 48 nazioni parteciparono alle Olimpiadi ufficiali ad Haifa, in Israele; la manifestazione fu boicottata dall’Unione Sovietica e dai paesi del blocco comunista, dalla Cina, dai paesi islamici africani, arabi ed asiatici. Assenti anche Cuba ed il Brasile.

Contestualmente, per protesta furono organizzate a Tripoli, in Libia, delle Olimpiadi non ufficiali, non riconosciute dalla FIDE ovviamente, che si svolsero dal 24 ottobre al 15 novembre con 34 squadre partecipanti e 13 turni di gioco. Ad Haifa si giocò invece dal 26 ottobre al 10 novembre.

Le Filippine parteciparono ad entrambi i tornei. Anche l’Uruguay si presentò sia ad Haifa che a Tripoli (ma qui con una squadra non ufficiale, formata da dissidenti politici).

E l’Italia?  La Libia fece pressioni tramite la Camera di Commercio Siculo-Libica per assicurarsi la nostra partecipazione, fidando sul l’importanza dei rapporti commerciali in essere fra le due sponde. La FSI, considerata la pressione degli amici siciliani, pensò ad un escamotage …. Avremmo partecipato non come Italia, ma come selezione “siciliana”, peraltro con bandiera italiana e denominazione “Italia”.

Detto fatto, furono convocati 6 giocatori: Riccardo Magrini, Franco Trabattoni , Maurizio Corgnati, Lorenzo Giordano (capitano), Nicola Mazzamuto e Giulio Lagumina. Capo-delegazione fu designato il consigliere federale Bruno Manzardo, mentre Lanfranco Bombelli fu inviato come componente del collegio arbitrale.

A Tripoli non erano presenti Grandi Maestri e pochi erano i maestri internazionali, per cui il livello della manifestazione fu piuttosto basso. Questa fu la posizione per i primi posti al termine del torneo:

Dai nostri rappresentanti ci si attendeva perlomeno un piazzamento sul podio, ma così non fu.

La spedizione però merita un resoconto di colore. Eccolo!

Il gruppo dei “nordisti“ partì da Linate per ricongiungersi con i “palermitani” a Roma- Fiumicino, da dove ci si sarebbe imbarcati per Tripoli. Caso volle che ci fu a Milano una lunghissima attesa: tutti i bagagli vennero sbarcati e controllati per una sospetta minaccia terroristica. Una volta pronti per la partenza, intervenne la nebbia. Dopo aver rischiato la sospensione del volo, una temporanea schiarita consentì il decollo.

Giunti a Roma, in ormai tarda serata ci imbarcammo sul volo Alitalia diretto a Tripoli.  Non avemmo tempo di rifocillarci a terra, comunque all’epoca davano un pasto completo a bordo … ma scoprimmo che era in corso uno sciopero degli addetti ai servizi di bordo! Dovemmo accontentarci di una bottiglietta d’acqua e di un pacchettino di biscotti da colazione.

A metà percorso scoprimmo che le autorità libiche avevano preteso che venisse compilato un questionario relativo ai motivi del viaggio, oltre ovviamente ai dati personali. Peccato che fosse scritto esclusivamente in arabo! Terribile imbarazzo e preoccupazione.

Per nostra fortuna a terra eravamo attesi e fummo fatti accomodare nella sala “vip” (si fa per dire ), dove un cortese funzionario, che parlava quantomeno inglese, ci disse che in qualità di ospiti del governo non dovevamo sottostare alle lunghe formalità doganali e ci accompagnò fuori dall’aeroporto ove ci attendeva un pulmino dell’organizzazione olimpica. L’autista doveva essere un emulo dei ferraristi di “formula 1” perché si scatenò in una corsa che definirei folle. Fra l’altro sulla strada c’erano i “dossi dissuasori”, che non avevo ancora visto in Italia, e che quello prendeva a tutta birra, con gli scossoni che non vi dico .…

Giunti all’albergo dopo l’una di notte, fummo comunque accompagnati al ristorante ove ci attendeva da ore la cena. Dei menu “alla libica” parlerei più oltre ….

L’albergo era un quattro o cinque stelle dell’epoca, costruito da una impresa italiana e riservato interamente alle delegazioni delle squadre olimpiche. Tutti gli ospiti, per la stragrande maggioranza stranieri (nessuno di loro turista, ma tutti rappresentanti di qualche azienda in viaggio di affari), erano stati fatti sgomberare.

L’hotel era sufficientemente confortevole, a parte alcuni inconvenienti che riguardavano la nostra sistemazione: diversi bagni erano mal funzionanti per mancata  manutenzione o penuria di pezzi di ricambio, e alcune sere mancò la luce per qualche ora. Ricordo con simpatia che giocai accanite partite lampo a lume di candela con un mauritano vestito della tradizionale tenuta blu dei tuareg!

Il “leader maximo” Muammar Gheddafi (giunto al potere a soli 27 anni , prima ancora di Napoleone e di Luigi Di Maio) fece le cose in grande: ad ogni componente le delegazioni fu assegnato un congruo ammontare di “argent de poche” in valuta locale, oltre ad un carnet rinnovabile per poter effettuare consumazioni gratuite nel bar dell’albergo; inoltre ogni squadra aveva a disposizione una hostess (la nostra era una simpatica tuareg che parlava qualche parola di inglese) ed un responsabile organizzativo, personaggi che dovevano affiancare gli ospiti, in particolare in caso di uscita dall’hotel, per motivi (diciamo così) turistici. Inoltre avevamo a disposizione per gli spostamenti un pulmino dedicato.

La concomitanza delle olimpiadi di Haifa preoccupava le autorità libiche al punto da temere un blitz delle forze speciali israeliane! L’hotel, che si affacciava su una grande spiaggia, venne pertanto accuratamente protetto dai militari locali: sulla spiaggia pattugliavano i marines, sulla terrazza sovrastante l’albergo vegliavano i paracadutisti, nella piazza antistante l’ingresso sostavano dei soldati, inoltre nella hall dell’hotel e ad ogni piano erano presenti rappresentanti della polizia locale.

L’esordio nel torneo da parte della nostra selezione fu caratterizzato da un episodio imprevisto che rischiò di far saltare la nostra partecipazione. I libici erano perplessi, convinti che l’Italia fosse presente in esclusiva alle loro Olimpiadi e non anche a quelle di Haifa. In un incontro col Vice-ministro dello Sport riuscii per fortuna a chiarire la situazione … e prendemmo il via.

Una volta superato l’impiccio relativo alla contemporanea presenza italiana a Tripoli e ad Haifa, le cose si svolsero regolarmente ed in modo piuttosto gradevole.

L’inaugurazione delle “Olimpiadi” avvenne presso lo stadio cittadino, con la sfilata di tutte le delegazioni con i tradizionali cartelli e le bandiere nazionali. In tribuna d’onore era presente lo stesso Gheddafi con diverse autorità locali e lì sedevano anche i capi-delegazione delle squadre partecipanti (per la nostra il sottoscritto).

La stampa locale dette ampio risalto all’evento ed io conservo ancora la copia di un giornale con in prima pagina la foto della tribuna ed una lunga cronaca, chiaramente in arabo, che mi fu poi sommariamente tradotta dal nostro responsabile il quale per fortuna parlava abbastanza bene italiano avendo lavorato come pescatore per qualche tempo a Mazara del Vallo.

Pronti via … ed ecco un bell’inghippo. Una delle prime sere fu organizzata una proiezione cinematografica, un documentario sulla storia libica dai primi del ‘900. Fu ampiamente dettagliata la conquista italiana del 1912 a seguito della guerra italo- turca, dando sommo risalto ai crimini compiuti dalle nostre truppe a danno della resistenza locale. Almeno fino ai primi anni ’30 moltissimi furono i processi sommari con esecuzioni pubbliche degli arrestati. Sembrerebbe che nel ventennio fra il 1912 ed il 1932 vi siamo state circa 10.000 vittime. Il documentario criminalizzava gli italiani oppressori ed inveiva contro gli stessi, mostrando filmati dell’epoca piuttosto macabri  ed espliciti. Notevolissimo fu il nostro imbarazzo, essendo guardati come connazionali   dei corresponsabili di tali orrori. Ma tant’è … le cose poi filarono lisce.

Ricordo con piacere una escursione al suk di Tripoli, durante la quale comprai un copricapo ed un gilet tipicamente arabi. Volevo scattare delle foto del mercato ma fui subissato da grida inferocite di alcune donne: l’accompagnatore mi invitò a desistere dicendo che ritenevano un insulto il furto della loro immagine. Scattai foto invece al mercato dei cammelli, in una delle quali si vedeva un dromedario bianco col collo girato verso l’esterno dell’inquadratura; in realtà Bombelli si apprestava ad una foto ricordo col bel dromedario, quando questi si girò verso di lui tentando di morderlo o di sputargli addosso …. Lanfranco fu lesto a saltar via.

Credo che fummo i primi turisti europei a visitare Leptis Magna, una splendida città in rovina di epoca romana. I suoi resti sono degni di quelli delle meglio conservate città romane conosciute, da Palmira a Pompei, anzi, Leptis Magna era assi più importante di Pompei! Fra l’altro dette i natali all’imperatore Settimio Severo, il quale volle dedicarle particolari cure. Nella foto qui appresso, benché datata e sfuocata, si vedono i nostri rappresentanti nelle latrine pubbliche del foro ….

Io sono il primo a sinistra con alcuni pezzi di abbigliamento arabo .. Corgnati è di spalle .. Bombelli seduto in alto a destra … Christian Giordano in alto a sinistra, seduti Manzardo Lagumina, Mazzamuto, Trabattoni, Magrini e Lorenzo Giordano

All’epoca i sedili erano affiancati e la gente vi si accomodava per scambiare, durante l’operazione personale, ameni conversari con amici ivi convenuti!

Una cosa è certa di quella esperienza olimpica: pur generosamente ospitati, non avemmo modo di ingrassare. Perché? La cucina non prevedeva l’uso di olio, le minestre di verdure erano particolarmente piccanti per l’uso di peperoncini “veri strong”, le carni erano di montone e di cammello, più raramente pollo. Assolutamente non previste le bevande alcoliche, birra e vino compresi. Al loro posto ci offrivano invece come “delicatesse” una specie di bevanda colorata (succedanea del bitter analcolico), dell’acqua naturale ed una specie di gazosa. Ricordo un giocatore iracheno in crisi di astinenza il quale giurava che avrebbe distillato delle pere in camera d’albergo e che sognava prima della fine del torneo di ricavarne qualcosa di alcolico.

L’ultimo ricordo, ed anche il più originale e simpatico, riguarda un altro accadimento gastronomico: una sera fummo invitati ad una cena berbera, nientepopodimeno che nei giardini del palazzo reale di re Idris (quello deposto da Gheddafi). Accoccolati a piccoli gruppi su dei cuscini posti su dei tappeti, degustammo il couscous di agnello e verdure, accompagnato da grandi sfoglie di pane cotte al momento su delle apposite piastre arroventate. Il tutto al lume delle torce e con il sottofondo di una musica araba suonata dal vivo: fu quasi uno scaccomatto!


Sono nato il 06/07/1942 a Torino; maestro italiano di scacchi, due volte finalista (1970 e ‘71) al Campionato Italiano assoluto. Presidente della “Scacchistica Torinese” per lunghi anni, sino a quando rinunciai per incompatibilità con la carica di consigliere federale sancita dal CONI. Consigliere federale dal 1972 al 2004, con una interruzione all’epoca della presidenza Mariotti (quando fui Presidente del Comitato Regionale Piemontese). Vice-presidente FSI con le Presidenze Zichichi e Pedrazzini, Presidente FSI ad interim per alcuni mesi dopo la morte di Zichichi.

 

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