Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Il match del secolo

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(Riccardo M.)
Nell’estate del 1969 la FIDE diede il via libera all’organizzazione di quello che, prima dell’avvento del match Fischer-Spassky, venne denominato “il match del secolo”.
Si trattava dell’incontro a squadre fra Unione Sovietica e “Resto del Mondo”. Lo voleva Mosca, lo voleva soprattutto la Jugoslavia di Tito. A tutti i costi. A Belgrado. E che costi! Gli jugoslavi se lo aggiudicarono interamente racimolando l’astronomica cifra di 60 milioni di lire.

Ma il bello venne con la preparazione del match di Belgrado. Avrebbe o no giocato Robert Fischer, il maestro più amato o chiacchierato del momento? La sua prima risposta, naturalmente, fu un NO, che poi divenne un “NI’” allorché la federazione jugoslava lo invitò almeno ad esser presente. Nel frattempo il danese Bent Larsen, che allora era il più forte giocatore in Europa, aveva accettato la proposta di Max Euwe di stare in seconda scacchiera, dopo l’americano. In realtà nessuno realmente pensava che Fischer sarebbe venuto a Belgrado, e così Larsen. Pertanto, quando invece l’ipotesi della partecipazione di Fischer si stava sorprendentemente concretizzando, ecco che Larsen ci ripensò e puntò i piedi: “Non giocherò mai in seconda scacchiera perché negli ultimi due anni ho vinto più tornei importanti io di quanti ne abbia vinti Fischer in tutta la vita”.

Eh, già, per il “match del secolo” si prevedevano momenti non facili. Ed ecco che pure Matulovic affermò di non poter giocare dietro Uhlmann, in quanto lo aveva da poco battuto in un match. Le cose si complicavano. Nomi importanti come Petrosian (prevedibile seconda scacchiera sovietica) tentarono invano di far da mediatori con Larsen, il quale parlava bene il russo. E i sovietici intanto premevano perché avrebbero voluto conoscere per tempo l’ordine di formazione del “Resto del Mondo” onde prepararsi adeguatamente. E qualcuno sospettava che in realtà da Mosca avrebbero voluto evitare un incontro Fischer-Spassky in prima scacchiera. Né i sovietici erano a loro volta esenti dai dubbi sull’ordine dei loro, visto che avevano iniziato a far precisi calcoli sulle precedenti sfide dirette con gli avversari. Insomma, un mezzo pasticcio e tensione alle stelle per il “match del secolo”!

Poi accadde l’imprevedibile: dopo essersi accertato che l’intensità luminosa della sala da gioco sarebbe stata quella da lui voluta (e cioè di 1.100 “lumen”) e che non si sarebbe giocato di sabato, Fischer fece sapere a Belgrado che, con un adeguato compenso, avrebbe accettato anche la seconda scacchiera alle spalle di Larsen. Clamoroso!

E così le cose si aggiustarono e, poco a poco, furono formate le squadre. Il resto del Mondo avrebbe schierato: Larsen, Fischer, Portisch, Hort, Gligoric, Reshevsky, Uhlmann, Matulovic, Najdorf e Ivkov, prima riserva Olafsson. L’Unione Sovietica presentava Spassky, Petrosian, Korchnoi, Polugaevsky, Geller, Smyslov, Taimanov, Botvinnik, Tal e Keres, prima riserva Stein. Dieci scacchiere, quadruplice turno, 40 partite in tutto. Si scatenarono gli scommettitori, mentre un computer dava il suo pronostico: 21,5 a 18,5 per la squadra sovietica.

E venne finalmente il giorno del match, il 29 marzo del 1970. Duemila spettatori nella “Sala dei Sindacati Belgradesi”, TV nazionale e TV di Mosca, 62 giornalisti accreditati, decine di fotoreporters. All’esterno, a proiettare le partite per altre migliaia di persone, c’era una gigantesca scacchiera elettronica; le luci della piazza, sapientemente oscurate, davano modo agli spettatori di vederla perfettamente.

Un’attesa simile per un match di scacchi nel mondo mai era stata vista prima.


Turno 1

Ma non era ancora finita con le emozioni preliminari. Fischer, che già al suo arrivo a Belgrado si era detto pentito di aver ceduto a Larsen la prima scacchiera (“dovevo essere stanco o distratto quando commisi una simile sciocchezza”), non arrivava in sala. Eppure era stato visto lasciare il suo albergo, e qualcuno lo dava seduto al tavolo in un ristorante vicino. Tensione in sala e nello stesso Presidente del Consiglio jugoslavo, Mitya Ribicic. L’altoparlante stava iniziando a presentare i maestri, quando ecco all’ultimo istante Bobby spuntare in sala fra gli applausi: sospiro di sollievo! Nel 1973 Dimitrije Bjelica avrebbe descritto quel ritardo così nel suo lavoro “Velemajstori Izbiliza” (“Profili di grandi maestri di scacchi” l’edizione italiana  del 1983): “Erano già le 17,00, l’ora d’inizio del grande match; tutti erano nella sala della Casa del Sindacato tranne Fischer. Mi disse che non aveva ancora pranzato e, mentre gli spettatori attendevano l’inizio delle partite, con grande calma Bobby fece colazione in camera d’albergo. Eravamo in ritardo di 15 minuti, ma la cerimonia d’apertura fu ritardata. Quando fu fatto il nome di Fischer, il pubblico scoppiò in un fragoroso applauso”. 

Ed ecco il suono di un gong (come nel pugilato!) dare ufficialmente l’avvio delle partite, con il Presidente Ribicic a muovere di due passi il pedone di Donna sulla scacchiera della Spassky-Larsen.

Tra i premi in palio era prevista un’automobile per i vincitori sulle prime due scacchiere. Tal già aveva imprudentemente dichiarato che sarebbe tornato a Mosca sulla nuova vettura di Petrosian, ma i fatti iniziavano a smentirlo, perché la vecchia Caro Kann di Petrosian vacillava al primo turno e cedeva sotto la spinta implacabile di Bobby tra gli applausi del pubblico. Fischer e Petrosian giocarono tutto il match su una speciale scacchiera, di marmo bianco e verde, regalo di Fidel Castro ad un dirigente della Federazione scacchi di Belgrado. In proposito i maligni dissero che ora comprendevano l’impegno di Petrosian nel tentar di convincere Larsen ad accettare la seconda scacchiera!

Si era però sul 5-3 per l’URSS al momento di andare in busta, perché Geller, Taimanov e Botvinnik piegarono Gligoric, Uhlmann e Matulovic. Il giorno dopo Hort superava Polugaevsky in un finale che era stato giudicato pari, ma Portisch sprecava malamente con Korchnoi un vantaggio di due pedoni: 5,5-4,5 per i sovietici.


Turno 2

Petrosian era reduce da ben 44 partite consecutive senza sconfitte, ma ciò non impedì a Fischer di batterlo di nuovo nel secondo dei quattro turni. Spassky in prima travolse però Larsen in appena 17 mosse e alle vittorie di Smyslov, Taimanov e Keres fece da contraltare solo quella di Najdorf su Tal, quasi a conferma di quanto aveva detto l’argentino prima del suo match: “Con Tal è quasi più facile vincere che pattare”. Fu di nuovo Portisch a sprecare incomprensibilmente un chiaro vantaggio per il “Resto del mondo”, offrendo un’inopinata patta a Korchnoi (che aveva pochissimi secondi di orologio per ben 9 mosse), decisione alla quale non seppe poi dare una spiegazione. Quindi 6-4 per l’URSS nel turno 2 e punteggio complessivo di 11,5-8,5.

Il match del secolo - Fischer-Petrosian
Il match del secolo – Fischer-Petrosian

Turno 3

Nonostante il risultato sembrasse sorridere chiaramente ai sovietici, e nonostante una prevedibile patta di Fischer, il terzo turno vide ancor più spettatori, ancor più affari per i bagarini e di nuovo la presenza del Premier Ribicic.

Era troppo scontata la patta di Fischer, dal momento che gli avrebbe assicurato l’automobile in palio; ed altrettanto da immaginare era che avrebbe chiesto, anziché l’auto, il suo controvalore in contanti. Diabolico! Tra le eccentricità di Bobby c’era pure quella di giocare tenendo sempre vicino una tazza di latte allungato con …. acqua minerale!

Ciò che non si poteva prevedere era un terribile errore di Spassky che, pur con cinque minuti contro uno per le ultime quattro mosse, consegnò la partita ad un comunque ingegnoso Larsen. Due patte di Hort e Gligoric contro Polugaevsky e Geller, e poi ben 6 partite sospese e 6 “mosse in busta”. Uhlmann e Ivkov chiusero presto, il giorno dopo, con due patte prevedibili contro Taimanov e Keres. Mentre i sovietici pareggiavano il conto con Tal, che si prendeva la rivincita su Najdorf, riapparve il fantasma di Fischer. E’ probabile infatti che ci sia stato il suo zampino nelle analisi notturne in albergo che permisero a Reshevsky di domare uno Smyslov che invano un paio di volte aveva offerto la patta.

E alla fine fu un sorprendente 6-4 per il Resto del Mondo, perché Portisch trovò finalmente il modo per battere Korchnoi, mentre Matulovic si salvò da Botvinnik con un incredibile stallo al tratto numero 93. Botvinnik, che era stato spinto dal Presidente della sua Federazione (Postnikov) a tentare di vincere ad ogni costo il suo finale di Donne con un pedone in più, diede poi una spiegazione originale del suo mezzo passo falso: alla ripresa del gioco Matulovic aveva scelto una continuazione talmente debole che aveva reso inutili le analisi notturne dei sovietici, cogliendolo di sorpresa.


Turno 4

E si era così giunti sul 15,5-14,5 in favore dell’URSS, con tutto ancora da decidere nel quarto ed ultimo turno. Era il 5 di aprile. E qui intervennero due sorprendenti mosse extra-scacchiera, con le due squadre che sostituirono rispettivamente Spassky con Stein e Reshevsky (ufficialmente stanco, ma forse per rispetto del Sabbath ebraico) con Olafsson. Sarebbero riusciti i “ragazzi mondiali” ad agguantare i sovietici?

Najdorf e poi Hort e Gligoric pattarono con Tal, Polugaevsky e Geller. Ivkov fu ancora sconfitto da Keres, ma Stein perdeva un match molto bello con Larsen: ancora parità. Intanto Olafsson aveva un cavallo in meno e nessuna speranza contro Smyslov, ma un inatteso Uhlmann superava Taimanov: ancora parità. Matulovic con Botvinnik salvò un altro finale con un pedone in meno, ma al “Resto del mondo” venne a mancare quel mezzo punto in più che avrebbe forse potuto tentare di portare a casa Portisch con la qualità in più; ed invece il campione magiaro accettò inspiegabilmente da Korchnoi la divisione della posta. Fischer lo avrebbe poi accusato apertamente, ma io sarei propenso a credere alla sua buona fede. Portisch nelle quattro partite aveva letteralmente addormentato Korchnoi, ma raccolse da ciò il minimo risultato: questo è stato sempre il limite del giocatore ungherese, che di solito si mostrava superiore ai suoi avversari ma che nei momenti culminanti aveva misteriosi cedimenti o incertezze, forse psicologiche, che mai gli permisero di salire in vetta al mondo. Tra l’altro oggi i programmi di scacchi vedono, al momento della patta di quella famigerata quarta partita, un vantaggio minimo, fra +0,30 e +0,60, meno forse di quanto apparve al momento a commentatori e spettatori. Ciò non toglie che Portisch avrebbe dovuto avere il coraggio di continuare fino in fondo quella partita.

Insomma, fu un 5-5 nel quarto turno, con vittoria finale dell’URSS per 20,5 a 19,5.

I migliori: Fischer e Keres (3 su 4). I peggiori: Petrosian e Ivkov (1 su 4). Scherzando, nel banchetto finale il Presidente della FIDE Max Euwe disse che il Resto del Mondo aveva comunque vinto il match sulle prime nove scacchiere (povero Ivkov!). In verità, se si fosse giocato sulle prime 4 scacchiere, come alle Olimpiadi, il Resto del Mondo avrebbe vinto in maniera schiacciante: 9,5 a 4,5. A fare la differenza in negativo furono proprio i padroni di casa, i tre jugoslavi, piegati nettamente per 8 a 4.

I risultati dei dieci minimatch:

Spassky-Larsen 1,5–1,5 (Stein-Larsen 0-1)
Petrosian-Fischer 1-3
Korchnoi-Portisch 1,5-2,5
Polugaevsky-Hort 1,5-2,5
Geller-Gligoric 2,5-1,5
Smyslov-Reshevsky 1,5-1,5 (Smyslov-Olafsson 1-0)
Taimanov-Uhlmann 2,5-1,5
Botvinnik-Matulovic 2,5-1,5
Tal-Najdorf 2-2
Keres-Ivkov 3-1

Al di là di ogni commento e polemica, si trattò davvero di un bel match, con alcune partite di altissimo livello. Non poteva del resto non essere un vero “Match del secolo” un incontro che ha visto la contemporanea partecipazione addirittura di sei fra ex o futuri campioni del mondo!

Non tutti ricordano che, appena finito il match, molti fra i partecipanti (e le riserve) si trasferirono in una località della costa adriatica, Herzeg-Novi, dove fu organizzato fra gli stessi un torneo “blitz” che potremmo chiamare il “blitz del secolo”. S’impose alla grande Fischer con ben 19 punti su 22 partite, confermando tutte le sue capacità. Secondo fu Tal a 14,5. Poi Korchnoi 14, Petrosian 13,5, Bronstein 13, Hort 12, Matulovic 10,5, Smyslov 9,5, Reshevsky 8,5, Uhlmann 8, Ivkov 7,5, Ostojic 2.

Ma altri “match del secolo” si stavano avvicinando ….

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