Uno Scacchista

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Yusupov: “Vincere non è esser più bravi del tuo avversario”

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(Riccardo M.)
Tanti auguri ad Artur Yusupov, che oggi, 13 febbraio 2020, compie 60 anni. Conoscete tutti Yusupov, sì? Beh, per quei pochi che non se lo ricordano, ne parliamo brevemente oggi qui su UnoScacchista. Tedesco, ma nato a Mosca, il biondo e barbuto Artur è un bel personaggio. E’ sempre stato impossibile non riconoscere la sua figura di artista anche in mezzo ad altre centinaia di giocatori: un aspetto che ha sempre contrastato un poco con il suo gioco di solito metodico e professionale, quasi da computer umano.

E’ un gioco, il suo, che deriva tutto dalla formazione avuta: all’età di 6 anni imparava gli scacchi nel Palazzo dei Pionieri di Mosca, allievo della scuola di Mikhail Botvinnik. E Botvinnik restò sempre il suo modello, pur avendo lui conosciuto altri campioni: Karpov e Kasparov su tutti. Yusupov, oltre che al modello di Botvinnik, deve la sua crescita soprattutto all’affiancamento e all’allenamento da parte di colui che è sempre stato considerato uno dei massimi, se non il massimo, maestro/insegnante russo del nostro gioco, ovvero Mark Dvoretsky (1947-2016).

E infatti Artur dice oggi: “Sono grato a Mark Dvoretsky, perché grazie a lui ho ottenuto più di quanto mi aspettassi. E non avrei ottenuto nessun successo se non avessi lavorato con lui”.

Dvoretsky e Yusupov

Bravo Artur! Non è cosa comune che si riconosca ad altri la gran parte del merito dei propri successi. La collaborazione con Dvoretsky continuò a lungo attraverso la nascita della scuola di scacchi “Dvoretsky-Yusupov”, dalla quale sarebbero emersi vari fortissimi giocatori quali, ad esempio, Piotr Svidler e Sergey Movsesian.

Ma cosa ha ottenuto Artur Yusupov nella sua carriera?

Fu campione mondiale under 20 nel 1977, mentre nel ’79 sfiorò il titolo assoluto sovietico (2° dietro Evfim Geller); divenne GM nel 1980. Apparve subito come un serio candidato alla corona mondiale, grazie alla sua tecnica raffinata e ad una eccellente preparazione teorica. Due volte raggiunse la semifinale del ciclo dei “candidati”, ma perse entrambe le volte, nell’86 contro Andrei Sokolov e nel ’92 contro Jan Timman. Nel 1994 fu fermato al primo turno dal futuro campione del mondo, l’indiano Vishy Anand, col quale ebbe a collaborare in seguito.

Nel 1982 e ‘90 Artur Yusupov vinse l’oro olimpico con l’Unione Sovietica. Dopo il ‘94 ha fatto parte della squadra della Germania, avendo preso la cittadinanza tedesca. All’origine della sua decisione di trasferirsi in Germania fu probabilmente un episodio verificatosi ad inizio 1990, quando dei ladri penetrarono nella sua casa di Mosca e lo ferirono. Dopo il ’94 scelse di dedicare la più parte del suo tempo al ruolo di analista e allenatore.

Le sue aperture preferite sono quelle di gioco chiuso (1.Cf3 o 1.c4), mentre col Nero ha giocato spesso la Francese e la Russa, e l’Ortodossa su 1.d4.

La lucidità strategica di Artur Yusupov traspare non solo nel suo gioco ma anche nel suo modo d’intendere la vita e gli scacchi. Cosa sono gli scacchi secondo Artur? “Sono” -così disse in una lontana intervista del 1987 rilasciata a B.Gelman- “un gioco molto democratico, un gioco che sviluppa concentrazione e pazienza, attraverso cui s’impara a prendere decisioni e si assumono le responsabilità conseguenti a queste decisioni. Gli scacchi fanno bene ai bambini e, nello stesso tempo, possono essere giocati in età avanzata”. Tiro ovviamente un sospiro di sollievo.

Ma fu un’altra dichiarazione di Artur ad esser rimasta ancor più nella mia memoria. La trovai in una lunga intervista concessa, se ben ricordo, nel 2014 a Sergei Kim di ChessPro, ed è una considerazione che rivela tutta la sua professionalità e, insieme, modestia:

“Io penso che vincere una partita non significa esser più bravi dei nostri avversari, significa semplicemente raggiungerli, porsi al loro livello. L’ho capito tardi, analizzando con l’aiuto dei programmi le mie vecchie partite. Io avevo pensato spesso di essere stato più bravo dei miei rivali, ma un’analisi più dettagliata e profonda mi ha mostrato che non era affatto vero. A volte addirittura i miei rivali avevano persino compreso la posizione meglio di me e avevano giocato bene, ma nel momento decisivo erano forse mancati di energia, commettendo un grave errore che aveva alterato lo sviluppo logico del gioco e l’esito della partita. Insomma, quando tu vinci è sempre a causa degli errori dell’avversario che hai di fronte”. 

Bravo Artur (di nuovo)! Da quanti GM avete mai sentito simili parole? Pochi, vero? E’ probabile che Artur Yusupov, mentre faceva questa dichiarazione, ricordasse una delle sue vittorie più note, quella contro Kasparov a Barcellona nel 1989. Vediamola insieme. Me la mostrò all’epoca il compianto maestro Enrico Paoli, ma non potemmo pubblicarla sulla nostra “Zeitnot” in quanto questa aveva già chiuso i battenti da qualche anno. Ma presi provvidenziali appunti e ve la propongo qui.

Yusupov ha ragione: la logica suggeriva la vittoria del Nero, ma il campione del mondo (che avrebbe, nonostante questa sconfitta, fatto suo quel torneo) commise quel paio di errori decisivi. Non è stato il più bravo ad aver vinto.

Tanti auguri di buon compleanno, Artur!

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