Chi è più forte? Fischer o Carlsen?
(Riccardo M.)
Beh, no, Vladimir Tukmakov non è un intruso né il “terzo che gode fra i due litiganti”. Più avanti capirete il perché lui sta qui in “pole position”.
[Nella foto di apertura, il GM Vladimir Borisovich Tukmakov]
E’ che noi proviamo di nuovo a giocare con le risposte piuttosto difficili, come è quella alla domanda su chi sarebbe il giocatore più forte di sempre oppure quella di oggi sulla superiorità fra due dei massimi campioni della storia, ovvero Fischer e Carlsen. Ma saremo ben cauti nel rispondere.
Ebbene, secondo mio fratello, che si occupò di scacchi per pochi anni intorno al 1972, non ci sarebbero dubbi: Fischer è il più forte di ogni tempo! E quando io gli ribatto che lui ha conosciuto solo Fischer (e Spassky) e nessun altro campione, mi replica: “negli ultimi 50 anni, e prima, mi pare che nessuno come Fischer abbia avuto tanto spazio e clamore sui mass-media nel mondo, quindi …”.
Per mio nipote invece, che si è avvicinato agli scacchi al tempo in cui era campione del mondo Kasparov, è naturalmente Kasparov il più forte di tutti i tempi (o, meglio, dei tempi che noi e lui ricordiamo). Ma lui, come mio fratello, non ha mai sentito nominare Carlsen.
Attenzione, però, perché anche fra tutti coloro che fin da ragazzi seguono gli scacchi e che hanno all’incirca la mia età e quindi di campioni ne hanno visti giocare tanti, le opinioni, al di là delle specifiche competenze tecniche di ognuno, sono discordanti su chi sia stato il più forte giocatore di ogni tempo e se, ad esempio, si possa considerare Magnus Carlsen più o meno forte di Robert Fischer.
Chiarisco però una cosa: la circostanza che oggi io parli di un confronto Fischer-Carlsen significa in sostanza che mi piace un confronto fra gli anni ’70 del XX secolo e l’epoca presente, ma non significa che le prime due piazze della storia io le consideri assegnate ai due nomi citati nel titolo. Garri Kasparov, ad esempio, avrebbe tutte la carte in regola per concorrere ad un’elezione del “numero 1” di sempre. Ma chi potrebbe essere chiamato a far parte di una simile giuria?

A volte, nei nostri giudizi, potremmo essere indotti ad una conclusione affrettata da inevitabili simpatie e preferenze, a volte da fasi particolari della nostra vita, altre volte da eventi irripetibili e in vario modo interpretabili.
In parecchi, ad esempio, ancora ricordano quegli incredibili “6 a 0” che inflisse Fischer a suoi malcapitati rivali (Larsen, Taimanov) e affermano che “è una cosa che non si era mai vista prima e non si vedrà mai più”.
Forse hanno ragione, forse no, ma la realtà a volte ha spiegazioni complicate e complesse, e non solo strettamente tecniche. Quando preparai con Claudio Sericano le 560 pagine de “I luoghi degli scacchi” (era il 2015) potei avere per tanto tempo sotto gli occhi migliaia di tornei e di giocatori, a partire dall’Ottocento e fino al Duemila, potei avere un quadro completo dei secolari movimenti dell’attività scacchistica nel mondo e la possibilità di fare confronti anche per aree geografiche, per continenti e singoli stati, e per lunghi periodi storici. Fu per me un’esperienza esaltante, unica. Esiste un cammino silenzioso degli scacchi, un cammino talora lento e impalpabile, talora impetuoso, sempre purtroppo profondamente segnato dalle guerre. Ne riparleremo senz’altro.
Per il momento vi ricordo che noi di UnoScacchista abbiamo già dedicato qui un piccolo articolo ai “10 giocatori più forti di tutti i tempi”, senza avere la presunzione di essere stati esaustivi né convincenti sull’argomento.
Poi, lo scorso anno, abbiamo voluto accennare alla rispettabile opinione di Anatoly Karpov, il quale, senza falsi pudori, paragonava se stesso e Kasparov a Carlsen.
Ancor più recentemente abbiamo parlato di un’intervista di T.J.Svensen a Carlsen nel corso della quale il norvegese ha rivelato di considerare Kasparov un gradino al di sopra di Fischer.
E chissà cosa ne pensa a sua volta Kasparov, che tra l’altro nell’estate del 2008 fu ingaggiato dall’allora diciottenne Carlsen come allenatore! Sappiamo però cosa Kasparov pensa di Fischer, avendo un giorno scritto di lui come di un “giocatore dall’intuito relativamente modesto”, specificando in una successiva intervista che Fischer, come Botvinnik, era “un analista rigoroso e molto rigido”. E Kasparov scrisse pure che il vero motivo che spinse Fischer a non affrontare Karpov era stato il rendersi conto che il proprio gioco era ormai obsoleto e che avrebbe avuto scarse possibilità di salvarsi contro il giovane russo.
Un fuoco incrociato di opinioni, insomma.
E Fischer, il quale non ha potuto conoscere (a parte e vagamente Karpov) i suoi successori? Fischer è stato, come afferma Carlsen, anzitutto un fenomeno culturale. Fischer resta senza dubbio (e forse lo rimarrà a lungo) lo scacchista più famoso di sempre. Interessante è osservare, ad esempio, le parole su Fischer di Al Horowitz (che fu per ben tre volte campione USA), dal suo “The World Chess Championship” (USA 1973):
“Fischer ha detto che resterà campione del mondo per i prossimi trent’anni, ed in questo momento non c’è nessuno pronto a dirgli di no. Certamente egli è il miglior giocatore di scacchi che il mondo abbia mai visto; studia le aperture con la pertinacia di un filologo tedesco … la sua abilità nei finali è inarrivabile… potrà mantenere la sua vanteria? … forse. Oggi il mondo scacchistico cambia molto rapidamente e nuovi giocatori vengono continuamente alla ribalta, ognuno dei quali un giorno potrà lanciare una formidabile sfida a Fischer”.
Sono intanto da sottolineare qui le previsioni errate: Fischer non ha mantenuto per trent’anni il titolo, nessuno ha potuto lanciare la “formidabile sfida” a Fischer. E poi siamo assolutamente certi che Fischer sia stato fino al 1973 il “miglior giocatore di scacchi che il mondo abbia visto”? Su un punto Al Horowitz aveva senza dubbio ragione, quando scriveva che “… il mondo scacchistico cambia molto rapidamente”.

E infatti il mondo scacchistico, grazie alla spinta mediatica del fenomeno-Fischer, si sarebbe improvvisamente mosso sul finire degli anni Settanta, dopo circa un trentennio di relativa eclisse, e successivamente si sarebbe messo a correre, stavolta grazie alla spinta della tecnologia, che ha prodotto mutamenti enormi nelle stesse abitudini dei giocatori. Come mi ricordano in Redazione, “oggi non si assiste neanche più al campione che gioca alla ripresa della partita il risultato delle analisi dei suoi secondi…”. Quella curiosa “mossa in busta” che qualche volta, pur avendo nel mio curriculum pochi tornei, giocai anch’io (ma senza secondi) …
Nessuno oggi rimpiange la “mossa in busta”, semmai fra le cose da rimpiangere potremmo mettere alcuni libri di incommensurabile bellezza quale quello di David Bronstein sul Torneo Internazionale di Zurigo 1953, libri che nessuno sembra saper scrivere più.
Oggi, insomma, ci troviamo con un panorama scacchistico assai diverso e quindi anche con una visione delle cose un pochino diversa da quella dominante mezzo secolo fa.
Tornando al tema dell’articolo, la sintesi più azzeccata (o comunque una delle più azzeccate) sulla validità o meno di certi confronti storici mi pare si sia concretizzata di recente, nel gennaio 2020, in una molto interessante intervista rilasciata al giornalista S.Kanashits di “Belarus Today” (e ripresa da “e3e5.com”), dal Grande Maestro ucraino Vladimir Tukmakov (che vedete nella immagine di copertina tratta da “chess news.ru”).
Tukmakov, nato il 5 marzo del 1946 a Odessa, e quindi settantaquattrenne, è stato uno dei grandi dello scacchismo ex-sovietico, ha allenato anni fa la squadra azèra e oggi allena quella bielorussa, una nazione che, secondo Tukmakov stesso, poggia la propria storia su tre pilastri principali: Isaac Boleslavsky, Viktor Kupreichik e Boris Gelfand. Mi fa piacere in particolare la sua citazione di Kupreichik, un bel giocatore del quale potete trovare sul nostro Blog un breve ricordo.
Sono pochi i Grandi Maestri che conoscono sia il mondo degli scacchi sia gran parte dei più forti giocatori di scacchi così come li conosce Tukmakov, un “leggendario allenatore” (scrive Kanashits) “che ha lavorato con molte stelle di prima grandezza quali Grischuk, Karjakin, Mamedyarov, Giri, So e Caruana”.
Tukmakov, fra l’altro, ha conosciuto ed affrontato sulla scacchiera tutti i migliori giocatori della seconda metà del Novecento: Fischer (0-1, a Buenos Aires 1970, torneo nel quale Tukmakov giunse secondo alle spalle di Fischer), Spassky (0,5-1,5), Korchnoi (3-3 con 10 patte), Karpov (1-5 e 7 patte), Smyslov (2-3 e 7 patte), Geller (4-3 e 5 patte), Keres (una patta), Petrosian (1-1 e 8 patte), Taimanov (2-0 e 5 patte), Tal (0-5 e 8 patte), Portisch (1-1 e 2 patte), Larsen (1-0 e 3 patte), Huebner (1-1 e 6 patte), Ulf Andersson (3-0 e 5 patte), Timman (1-0 e 4 patte), Gligoric (3-1 e 1 patta), Hort (6 patte).
Ebbene, all’intervistatore che gli chiedeva se Robert Fischer fosse da considerare il genio degli scacchi e lo si potesse valutare al livello del leader degli scacchi moderni, cioè del norvegese Magnus Carlsen, Vladimir Tukmakov ha risposto (perdonatemi l’approssimativa traduzione dal russo) così:
“Nessun dubbio che Fischer sia stato uno dei geni degli scacchi, ma non “il” genio degli scacchi. Il confronto Fischer-Carlsen? No, non ha alcun senso questo confronto, dal momento che ogni generazione, assorbendo l’esperienza della precedente e trovando nuove opportunità e modalità di sviluppo, ha migliorato e rafforzato il gioco. E con l’avvento dei computer, i progressi hanno potuto fare passi da gigante. Ho appena finito di allenarmi con i giovani giocatori di scacchi bielorussi (bambini dai 12 ai 15 anni) e tutti giocano molto meglio di quanto giocassi io alla loro età, io che pure ero una delle migliori promesse a livello URSS. Noi all’età di 13-14 anni stentavamo a giocare una partita accettabile, mentre questi ragazzi trovano piuttosto facilmente la mossa migliore in ogni posizione. Oggi i più giovani assimilano tutto come delle spugne e crescono di livello sorprendentemente e rapidamente.
Pertanto, il confronto tra Fischer e Carlsen è semplicemente errato, improponibile.
Semmai si può parlare di Fischer e Carlsen sotto un altro aspetto, ben diverso, quello del grado della loro superiorità rispetto ai principali rispettivi avversari. In apparenza i due sono simili, perché quando Fischer vinse la partita di campionato mondiale contro Spassky era di gran lunga superiore a tutti i suoi contemporanei. Proprio come lo è Carlsen adesso. Tuttavia è evidente che la concorrenza è molto più alta oggi.
All’epoca di Fischer, inoltre, quasi tutti i migliori giocatori di scacchi avevano un’età maggiore della sua (che pure era già ventinovenne), Spassky di 6 anni e il resto ancora di più. Oggi invece Carlsen è costantemente sotto la pressione delle nuove generazioni, che sfornano sempre di più dei talenti in rapida crescita.
Sono ondate di piccoli campioni che, onda dopo onda, il “vecchio” (sebbene non abbia ancora 30 anni) Carlsen ha fin qui mostrato di poter respingere con grande classe. E’ anche grazie a loro, però, che lui fa progressi e riesce a trovare nuove motivazioni, nuove sfide. E ciò, ovviamente, è alla fine anche un piacere per gli appassionati di scacchi”.
In conclusione, potremmo pure dire che abbiamo perfettamente compreso come il nostro titolo di oggi realizzi un esempio di irrisolvibile “vexata quaestio”; e allora ringraziamo il ragionamento inappuntabile e il consiglio del saggio grande maestro e insegnante Vladimir Tukmakov: è opportuno non immergersi in troppo azzardati confronti, a meno che non vogliamo continuare a farli per gioco, come scrivevo all’inizio.

Insomma, ormai dovremmo saperlo, non possiamo paragonare Coppi a Merckx, così come non possiamo paragonare Pelè a Ronaldo o a Messi. Lo stesso Kasparov, del resto, disse che non è possibile confrontare Fischer od altri del suo tempo con i giocatori di oggi, perché oggi qualunque grande maestro in circolazione sa molte più cose di quante ne poteva sapere il Fischer di 50 anni fa. Verissimo. Ed è ciò che ha ben spiegato in questi giorni anche Tukmakov.
Il tema è tuttavia di sicuro interesse e non potremo non riprenderlo in altro momento e da qualche altra angolazione. Aspettateci.
Fisher, da ragazzo, fu costretto ad apprendere il russo e il serbo-croato per poter tenersi aggiornato sui libri e le riviste dell’Est-Europa. Oggi esistono database con milioni di partite ai quali chiunque può accedere, e l”informatica agevola lo studio e la preparazione in maniera impressionante. In una parola, avrei voluto vedere ad esempio Jesse Owens usufruire delle piste in tartan, delle metodologie di allenamento moderne e dei supporti medici avanzatissimi dei quali usufruiscono i velocisti di oggi. Quindi, se dovessimo porre Fischer e i grandi campioni contemporanei su un’ideale, pari possibillità di training e preparazione, penso che un giocatore del calibro dell’americano non si debba considerare inferiore a nessuno. Senza tenere conto della sua personalità unica e del suo carisma, che ha oltrepassato la materia puramente ‘scacchistica’ entrando a far parte della storia, della politica e della cultura in generale.
Non c’è alcun dubbio che Bobby Fischer sia stato molto più forte di Magnus Carlsen, e c’è una prova MATEMATICA di ciò (ma evidentemente la matematica è ostica anche per gli scacchisti): Bobby Fischer ottenne una serie impressionante di ben 20 vittorie consecutive, in incontri di selezione per il campionato del mondo, tra l’izt di Palma di Maiorca e i 3 matches dei candidati, tra la fine del 1970 e la fine del 1971, e ciò corrisponde ad una performance rating di oltre 3400 punti. Nè Carlsen, nè Kasparov hanno mai ottenuto una simile performance, in qualsiasi anno della loro carriera.
Inoltre, Fischer aveva fatto il vuoto dietro sè, perché il suo Elo record di 2785 punti nel 1972 superava di ben 125 punti quello del suo più immediato avversario, cioè Spassky, che aveva 2660 all’epoca.
Nè Carlsen, nè Kasparov ebbero mai un simile gap sui loro più immediati avversari (Caruana, Kramnik).
E non conta nulla il record di Elo di Carlsen (2889), perché dopo il 2000 tutti gli Elo dei GM più forti sono stati INFLAZIONATI, poiché negli anni attorno al 2000 c’erano molti più GM con punteggi attorno ai 2700 punti, mentre ai tempi di Fischer c’era solo lui.
Inoltre, Fischer da solo era riuscito a portare i premi per i tornei più forti e i campionati del mondo a livelli impensati nel passato. I 250.000 dollari di montepremi del match Fischer Spassky corrispondono ad una somma rivalutata di 1,9 milioni di dollari, una somma incredibile per l’epoca, e che poi favorì anche i successivi campioni del mondo, come Karpov e Kasparov, le cui sfide beneficiarono di montepremi anche di 2-3 milioni di dollari.
Al contrario, quando Carlsen divenne campione del mondo, nel 2013, il montepremi scese drasticamente a soli 691.000 dollari, e l’anno successivo solo a 420.000 dollari.
La personalità schiva, introversa ed incolore di Carlsen è stata un fallimento mediatico, mentre l’estroverso ed esuberante Bobby Fischer era idolatrato dai media e dai giocatori di tutto il mondo.
Per non parlare dei contributi di Fischer alla cultura scacchistica: Il suo “60 partite da ricordare” è un capolavoro e forse il più grande best seller della letteratura scacchistica, mentre Carlsen non risulta avere scritto nulla di significativo.
Insomma, paragonerei Carlsen ad un manichino di cera, un giocatore incolore più freddo di un iceberg nel mare di Norvegia.
Ed anche lo stile di gioco di Carlsen, contorto e macchinoso, non hanno nulla di simile allo stile lineare, esteticamente piacevole e capablanchiano di Fischer.
Carlsen è legato ai tempi attuali in cui gli scacchi sono ormai un gioco agonizzante, distrutti dai computer, mentre Bobby Fischer sarà per sempre legato al periodo di massimo splendore degli scacchi, nel primo quinquennio degli anni ’70.
Vorrei aggiungere solo una prova ulteriore della superiorità di Fischer, rispetto a tutti i campioni del mondo attuali e del passato: Fischer detiene tuttora il record di montepremi di un match, quei 5 milioni di dollari del match “remake” Fischer-Spassky a Belgrado e Sveti Stefan del settembre 1992. Quel match discusso e tormentato che vide il suo inatteso ritorno alle competizioni, a ben 20 anni dal mondiale del 1972. Non starò certo a discutere le infinite polemiche che lo accompagnarono, anche perché Fischer violò l’embargo USA con la Serbia e poi dovette pagare con l’arresto in Giappone quella sua decisione illegale di giocare in Serbia. Mi limito solo ad osservare che nessuno ama buttare via i propri soldi, nemmeno gli affaristi serbi, e se nel 1992 Fischer riuscì a fare mettere in palio una simile cifra – che rivalutata con un coefficiente inflattivo di 2,29 per il dollaro USA dal 1992 ad oggi corrisponde a ben 11.450.000 dollari del 2025 – significa che effettivamente il suo nome e il suo prestigio di giocatore erano ancora immensi. Anche perché è evidente che né il Fischer e né lo Spassky del 1992 erano paragonabili ai due campioni più giovani di 20 anni prima. Ci fu Kasparov che – roso dall’invidia – disse parole livorose sul livello di gioco di Fischer nel 1992. E però, anche a 49 anni, Bobby Fischer era riuscito a suscitare enorme interesse mediatico ed entusiasmo 20 anni dopo, e ad ottenere una borsa che Garry Kasparov non riuscì mai ad ottenere, nemmeno nei suoi anni migliori. Anzi, semmai Kasparov avrebbe dovuto esprimere gratitudine verso Fischer, perché senza lui si sarebbe dovuto accontentare dei premi “sovietici” di poche migliaia di dollari dei suoi predecessori degli anni ’50 e ’60: Spassky, Petrosian, Tal, Smyslov, Botvinnik. Insomma, gli sponsor degli eventi sportivi non sono stupidi: se mettono in palio del denaro è perché ritengono di potere ottenere un profitto, in termini di pubblicità, diritti televisivi, incassi, ecc., altrimenti non buttano via nemmeno un centesimo. E allora, i compensi stratosferici che solo Bobby Fischer riusciva ad ottenere, sono la prova più tangibile della sua superiorità di giocatore, rispetto a tutti gli altri campioni del mondo.