Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

La versatilità di Samuel Loyd

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(Riccardo M.)
Non dovrebbe esistere scacchista che non conosca, almeno di nome, Samuel (Sam) Loyd, uno dei grandi problemisti del nostro gioco. Negli scacchi una volta avevamo compositori di problemi e di studi che erano anche dei validi giocatori.

Non dovrebbe esistere sportivo che non sappia che oggi si è nell’era della specializzazione estrema, al punto che, ad esempio, molti ciclisti eccellono in un’unica specialità (volata/cronometro/salita) e prediligono o gareggiano solo in determinate corse. E quasi tutti gli sciatori professionisti brillano o nello “slalom” o nella “libera”, mai in entrambe. Ancora ad esempio, nel tennis ci sono oggi giocatori che girano il circuito professionistico iscrivendosi esclusivamente ai tornei di “doppio”, e magari li vincono, ma mai li vediamo competere nel “singolare”, neppure nelle “qualificazioni”.

Non era così un secolo fa, quando non erano una rarità atleti che eccellevano non solo in specialità diverse dello stesso sport, ma addirittura in sport diversi. Questa mia predilezione per la diversificazione spiega ad esempio la mia passione, nell’ambito dell’atletica leggera, per il decathlon e l’eptathlon e per certi loro magnifici protagonisti quali Ashton Eaton e Sabine Braun. E spiega l’ammirazione per il grande Jesse Owens, vincitore nel lungo, 100 e 200 metri e staffetta alle celeberrime Olimpiadi di Berlino 1936 di fronte ad un inebetito Hitler.

E cosa c’entrano gli scacchi? C’entrano perché anche negli scacchi una volta avevamo compositori di problemi e di studi che erano anche dei validi giocatori. Il problemista Samuel (Sam) Loyd era appunto uno di questi.

Loyd (Philadelphia 1841-Elizabeth 1911), giornalista, autore di “Chess Strategy” (1878), è stato uno dei più grandi problemisti della storia, ma fu anche un cultore di puzzles e giochi matematici (in particolare del “tangram”), con creazioni che nel 1959 furono raccolte e pubblicate da M.Gartner in due volumi dal titolo “Mathematical Puzzles of Sam Loyd”.

I suoi problemi di scacchi furono pubblicati nel 1913 (due anni dopo la sua morte) a Leeds nel volume curato da G.White “Sam Loyd and his Chess Problems”, che incontrò successo e  che ebbe una versione in tedesco uscita a Lipsia nel 1923.

Ma parliamo un attimo del Loyd giocatore. Ecco una sua piacevole combinazione, con la quale siglò da vero “mago” una partita giocata a New York (città nella quale visse a lungo) nel 1888:

Loyd-N.N., New York 1888

27. Td1! bxa3 28. Dxh7+ Rd8 29. Axa5! Dxa5 30. Cb7+ Axb7 31. Dxd7 matto

Alle volte il “mago” Loyd pareva quasi che nelle vive partite andasse a scovare posizioni dalle quali potessero nascere combinazioni da problema chiunque ne fosse protagonista/vittima.

E così accadde ad esempio, sempre a New York, nel 1892, che andò a perdere in questo modo, col nero, contro un certo Richardson:

Richardson-Loyd, New York 1892

31. Txe4! dxe4 32. Dd8+ Tf8 33. Dxf8+ Rxf8 34. Td8+ Re7 35. Cc6+ 1-0

Insomma, l’essere protagonista o vittima non era forse l’aspetto più importante per il “romantico” Sam Loyd. Importante era infilarsi in posizioni foriere di tempestose e spettacolari combinazioni che potessero offrirgli materiale e spunti per le sue straordinarie e immortali composizioni. Un esempio da imitare.

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