GM in un anno, anzi in un mese!

(UnoScacchista)
Non capisco bene quale sia il problema che alcuni statunitensi hanno con gli scacchi. Va bene che è giusto avere fiducia in se stessi, ma credere di poter giocare a scacchi come un Grande Maestro o addirittura battere il Campione del mondo dopo un brevissimo periodo di apprendimento e allenamento… suvvia! Eppure c’è non solo chi ci crede ma chi ci ha addirittura provato.

[Carlsen ricostruisce le mosse della partita con Max Deutsch
Foto di Gordon Welters per “The Wall Street Journal”]


Il risultato? Rimandati a Settembre, ma del 2049!

Andiamo con ordine e torniamo al 1994. Siamo a New York, in occasione dei Quarti di Finale del Campionato del Mondo PCA (la Professional Chess Association fondata da Kasparov e Nigel Short in opposizione alla FIDE). I quattro match sono Tiviakov-Adams, Kamsky-Kramnik, Romanishin-Anand e Short-Gulko e si svolgono nella Trump Tower.

PCA Candidates 1994, New York
I match dei quarti di finale del Torneo dei Candidati PCA del Giugno 1994 nella Trump Tower – Foto Chess Life, Dicembre 2016

L’allora semplice palazzinaro gestore di casinò e oggi Presidente degli Stati Uniti chiese al GM ungherese, naturalizzato americano, Pal Benko: “Non pensa che potrei diventare anche io Grande Maestro se mi applicassi per uno o due anni?” La risposta fu onesta e fin troppo educata: “Dovrebbe nascere di nuovo per poterlo fare. Non ho mai sentito di nessuno che abbia cominciato a giocare a scacchi dopo i 20 anni e sia diventato Grande Maestro“.

The Donald” preferì continuare i suoi affari e le sue danarose avventure anziché dedicarsi alla scacchiera, ma evidentemente l’idea che gli scacchi siano un qualcosa da considerare come esempio per l’abilità strategica (anche negli affari) gli era rimasta in testa, tanto che durante la campagna elettorale del 2016 azzardò un parallelo tra la condizione degli Stati Uniti come potenza mondiale e il numero di GM statunitensi. Un paragone facilmente classificabile come “fake news” perchè il 10 Ottobre a Ambridge (Pennsylvania) disse che “… gli Stati Uniti non vincono più da nessuna parte …” e che per gestire i complessi trattati economici TTP bisognerebbe essere dei Grandi Maestri di scacchi, “… e noi non ne abbiamo nessuno“.

I fatti (questi veri) che gli Stati Uniti avessero all’epoca 90 GM, avessero 3 giocatori tra i primi 10 al mondo nella lista Elo, avessero appena vinto le Olimpiadi a Baku e il giovane GM Jeffrey Xiong fosse appena diventato Campione del Mondo Junior suscitarono molti commenti infastiditi (compreso quello di Nakamura, da sempre critico con Trump), senza però sfiorare minimamente l’ego di Trump.

Ma la “bufala” più grande è quella, più recente, della sfida che Max Deutsch, un imprenditore ventiquattrenne di San Francisco, ha lanciato a se stesso: imparare a giocare a scacchi e battere il programma PlayMagnus in un mese. Max è uno che impara in fretta e ne ha dato prova con altri esempi, ma francamente decidere che sarebbe stato possibile non solo imparare il gioco, ma diventare bravo al punto di poter battere uno dei programmi di scacchi più recenti rasenta l’incoscienza e dimostra una certa arroganza (o ignoranza, se me lo permettete).

Come che sia, la cosa gli è anche un po’ sfuggita di mano, perchè l’entourage di Magnus Carlsen è venuto a sapere di questa sfida impossibile e ha deciso di aggiungere ulteriore pressione: la sfida finale non sarebbe stata con PlayMagnus, ma con Magnus in persona! Se avete voglia di sapere qualcosa in più sulla preparazione di questa inusuale sfida, potete leggere il lungo articolo pubblicato il 17 Novembre sul Wall Street Journal.

Vi dico solo che la partita è stata abbastanza imbarazzante. Peggio, per certi versi, della famosa sconfitta in 9 mosse e meno di 30 secondi di Bill Gates con Magnus.

Infatti, dopo aver montato una storia su un particolare algoritmo che Max Deutsch avrebbe sviluppato per scoprire e memorizzare le mosse migliori in determinate posizioni (per metterla giù semplice), la partita è stata molto deludente.

Max Deutsch – Magnus Carlsen
9 Novembre 2017, Amburgo
Spagnola, Variante Cozio
1.e4 e5 2.Cf3 Cc6 3.Ab5 Cge7 4.O-O g6 5.d4 exd4 6.Cxd4 Ag7 7.Ae3 O-O 8.Cc3 d6

Deutsch-Carlsen dopo 8. ... d6
Deutsch-Carlsen dopo 8. … d6

Niente di eclatante, ma il WSJ scrive parole roboanti “Dopo otto mosse, nonostante la limitata abilità scacchistica, stava succedendo l’impensabile: Max stava vincendo“. Non so quale partita stesse vedendo Ben Cohen, l’autore dell’articolo, ma nulla di tutto ciò è vero: siamo in una posizione perfettamente equilibrata, a parte il solito piccolo vantaggio nominale del Bianco. E aggiunge “Arne Horvei, responsabile della comunicazione di PlayMagnus, ha sussurrato ‘Sta reggendo molti più a lungo di quanto mi aspettassi’“. Davvero? Ben 8 mosse in una Partita Spagnola? Senza dubbio un fenomeno…

9.Cd5 Cxd5 10.exd5 Ce5 11.Te1 Cg4 12.Df3 Dh4 13.h3 Cxe3 Il Nero è già in vantaggio netto.

Deutsch-Carlsen dopo 13. ... Cxe3
Deutsch-Carlsen dopo 13. … Cxe3

14.Dxe3?? Axd4 -+ La partita è finita. Il resto è perfettamente inutile 15.Dd2 Axb2 16.Tab1 Ae5 17.Tb4 Df6 18.Ad3 Ac3 19.Df4 Dxf4 20.Txf4 Axe1 21.c4 Ab4 22.g4 Ad7 23.Rg2 Tfe8 24.h4 Ad2 25.Td4 c5 26.Te4 Txe4 27.Axe4 Axg4 28.Rg3 Ae2 29.f3 Axc4 30.Rg4 f5+ 31.Axf5 h5+ 32.Rg3 gxf5 33.Rf2 Af4 34.Re1 Te8+ 35.Rf2 Te2+ 36.Rf1 Txa2+ 37.Re1 Ae3 38.Rd1 Ad3 39.Re1 Ta1# 0-1

Diciamola tutta: è bello vedere gli scacchi sul WSJ ed è bello vedere che Carlsen abbia dato credito ad un giovane imprenditore alla ricerca di un metodo di apprendimento rapido, ma è anche inutile cercare di far passare questa partita come qualcosa di memorabile.

Gli scacchi non sono un gioco semplice e nessuno, né un presuntuoso come Trump né un volenteroso come Deutsch, può pensare di impararlo e giocarlo da Grande Maestro in poco tempo. Per i livelli più eccelsi non bastano neanche le famose 10.000 ore che Malcolm Gladwell ha definito nel suo “Outliers” come il numero di ore necessarie per diventare esperti (o campioni) di una disciplina.

Resta sempre il dubbio del perchè ogni tanto esca fuori qualcuno che sceglie gli scacchi per dimostrare un intelletto superiore, da un lato riconoscendone la difficoltà, dall’altro disconoscendone completamente la complessità. Ecco, forse basta lanciare una sfida di questo tipo per qualificarsi come indegno del gioco dei Re.

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