Uno Scacchista

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Magn(ifico) Carlsen sbanca anche a Zagabria

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(Uberto D.)
Sono i numeri a parlare chiaro: ottava vittoria di torneo consecutiva, imbattuto da 79 partite, prestazione Elo a Zagabria pari a 2948. Questo e altro ha detto la tappa croata del Grand Chess Tour 2019, vinta dal Campione del Mondo davanti a Wesley So, Caruana e Aronian.

[Tutte le foto sono di Lennart Ootes e sono recuperate dalla pagina Flickr del Grand Chess Tour]


Torneo di Elo medio stratosferico (2782) e con 9 dei primi 10 giocatori della lista Elo di Luglio (e 12 dei primi 17), il “2019 Croatia Grand Chess Tour” è stato assai vivace e molte delle patte sono state così combattute da non far pesare il fatto che solo il 29% della partite si è concluso con un vincitore.

La classifica finale ci racconta di una prestazione dominante di Carlsen, che ha chiuso imbattuto con +5 (risultato che lui stesso ha commentato come “enorme“, visto che non aveva “mai ottenuto qualcosa di analogo contro avversari di questa forza“) ma che avrebbe potuto anche chiudere a +7, dato che aveva posizione vincente sia contro Anand che contro Mamedyarov. Altro segno tangibile della evidente superiorità di Carlsen su tutti, è aver raggiunto di nuovo lo stratosferico punteggio Elo di 2882 (uguagliando quello del 2014 del suo “giocatore preferito“, il Magnus Carlsen di quattro-cinque anni fa). Questo punteggio rappresenta plasticamente anche l’enorme distanza tra Carlsen e il resto dei Top Player, visto che ad oggi ha ben 100 punti di vantaggio sul quarto al mondo, Wesley So. Per dirla con Olimpiu G. Urcan, “In giorni come questo (Carlsen aveva appena battuto Ding Liren, NdA) sembra che esista un solo Grande Maestro di questo gioco“. Già perché, en passant, Carlsen ha anche battuto per la prima volta Nepomniachtchi e Ding Liren (ed entrambi con il Nero). Veramente cominciano a mancare le parole.

Carlsen con il trofeo del vincitore

Nonostante l’eccellenza del suo torneo, Carlsen è dovuto arrivare all’ultimo turno per poter confermare la sua vittoria, visto l’altrettanto eccellente torneo di Wesley So. Lo statunitense, non particolarmente brillante nel 2019, è stato solidissimo ed ha chiuso a +3, risultato che in anni passati sarebbe stato sufficiente per vincere (ricordate le molte vittorie della decade scorsa con +2?). Lo stesso So ha riconosciuto lo stato di grazia del Carlsen 2019, dichiarando che “Quest’anno sembra che il secondo posto sia sempre una vittoria quando gioca Carlsen! Un po’ come con Bobby Fischer…“. E se il paragone sembra esagerato, anche Garry Kasparov ha fatto i suoi sinceri complimenti a Carlsen, con un augurio “I record sono fatti per essere battuti” (riferendosi all’Elo) e una constatazione “Gli scacchi ‘classici’ sono vivi e in ottime mani!” (riferendosi alla qualità del torneo e del vincitore). In precedenza, rispondendo a una domanda su Carlsen (che aveva battuto sonoramente Giri al primo turno) e il possibile superamento della barriera dei 2900 punto Elo, l’ex-Campione del Mondo aveva dichiarato che “se Giri vale 2800, allora Carlsen vale sicuramente 2900“. Una battuta che, senza essere ingenerosa con Giri, dimostra la grande considerazione che Kasparov ha per l’attuale Campione del Mondo.

Terzi a pari merito Caruana ed Aronian, che, pur giocando un buon torneo rimanendo in lotta fino all’ultima partita per il secondo posto, non hanno mai dato l’impressione di poter contendere per la vittoria. Caruana ha salvato qualche posizione dubbia e Aronian ha sprecato un capolavoro contro Mamedyarov quindi, per motivi diversi, possono essere soddisfatti del risultato del torneo soprattutto in ottica della Classifica del Grand Chess Tour, ma di certo la distanza da Carlsen è aumentata considerevolmente. Se al Mondiale di Londra Caruana è arrivato con soli 3 punti di differenza dall’Elo del norvegese, oggi il divario è salito a 64 punti. Rispondendo a una domanda sul come sia cambiato Carlsen nel 2019, Aronian non ha citato una diversa attitudine ispirata ad AlphaZero (come lo stesso Carlsen ha dichiarato), ma ha attribuito il salto di qualità al fatto che Magnus “ha cominciato a giocare le linee principali delle aperture, è diventato più ‘teorico’, cosa che non era prima.

E’ però interessante ripercorrere il torneo nello suo svolgimento lungo gli 11 turni, con la fuga iniziale di Ian Nepomniachtchi, ripreso solo al sesto turno da Carlsen e So. L’avvio del russo è stato fulminante, con un 3 su 3 che lasciava presagire un lungo inseguimento. Alcune vittorie di “Nepo” erano sembrate abbastanza fortunose (o, meglio, frutto di scelte molto rischiose), ma tutti sappiamo che sono proprio alcuni piccoli fattori casuali che contribuiscono ai successi nei tornei.

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In realtà la fuga è durata poco e due sconfitte consecutive (con Ding Liren e Carlsen) lo hanno riportato “nel gruppo”. Una brutta sconfitta all’ultimo turno contro Giri (causata da un velleitario sacrificio di Cavallo), lo ha relegato al 5°-7° posto, assieme a Ding Liren e Anish Giri, con il 50% dei punti. Il cinese ha giocato un torneo difficile, perdendo con i primi due, mentre Giri, partito con un secco -2, è riuscito a raddrizzare un torneo che sembrava essere destinato al disastro. Nepo, comprensibilmente, è rimasto molto deluso…

Più in basso nella classifica uno spento Sergey Karjakin, che non è riuscito a concretizzare un vantaggio significativo contro Caruana all’ultimo turno, rimanendo quindi ad un malinconico -1 frutto della sconfitta contro Aronian.

Arriviamo quindi ai quattro delusi dal torneo: Vachier-Lagrave (che ha perso senza combattere all’ultimo turno contro Carlsen), Mamedyarov (autore di una vivacissima partita contro Carlsen, che doveva perdere, poi poteva vincere e infine ha pattato), Anand (che ha sì salvato la partita contro Carlsen, ma che ha sprecato una posizione praticamente vinta con Caruana) e Nakamura, malinconico all’ultimo posto e sconfitto, oltre che da Carlsen, dai suoi due compatrioti So e Caruana.

Una nota di merito va assegnata agli organizzatori di Zagabria che, oltre a garantire eccellenti condizioni di gioco e un’ottima copertura mediatica, sono stati in grado di riempire sempre la sala di gioco di spettatori attenti ed appassionati, che non hanno mai fatto mancare un caloroso applauso per i giocatori alla conclusione dell’ultima partita del giorno.

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Un’ultima annotazione va fatta sulla cadenza di gioco. Il GCT di Zagabria è stato infatti giocato con una cadenza nuova: 130 minuti per l’intera partita, con 30 secondi di ritardo (non di incremento) a partire dalla prima mossa. Insomma, niente tempo aggiunto dopo la 40a mossa e nessuna possibilità di “guadagnare” tempo giocando velocemente. I giocatori hanno dovuto gestire il tempo fin dalla prima mossa e in ciò è stato di nuovo molto bravo Carlsen. Non ci sono stati esempi drammatici di zeitnot, se non nella partita tra Carlsen e Mamedyarov del 4° turno, nella quale il norvegese ha dovuto difendere praticamente con il solo delay una posizione terribile, con il Re al centro della scacchiera, esposto al fuoco incrociato dei pezzi avversari.

Ecco come Lennart Ootes ha descritto dopo la fine della partita gli effetti della tensione sofferta da Carlsen:

A fine torneo, comunque, sembra che tutti i giocatori abbiano apprezzato questa nuova cadenza, in particolare Carlsen che a Maurice Ashley ha detto di essere sempre a favore di cadenze che velocizzino il gioco.


Dopo il “Cote d’Ivoire Rapid & Blitz” e il “Croatia Grand Chess Tour”, ecco la classifica attuale del Grand Chess Tour, che, come noto, vale per la definizione dei quattro giocatori qualificati per l’evento finale di Londra. Inutile dire che è in testa Carlsen, con So al secondo posto e un folto gruppo alle spalle compresso in pochi punti.

Prossima tappa a Parigi, per un Rapid&Blitz che si svolgerà (stavolta senza Carlsen) dal 26 Luglio al 2 Agosto.

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