Uno Scacchista

Annotazioni, Spigolature, Punti di vista e altro da un appassionato di cose scacchistiche

Brexit: Auld Lang Syne

3 min read

(UnoScacchista)
Ed eccoci qua. Alla mezzanotte italiana di oggi il Regno Unito esce dall’Unione Europea. Molto è stato detto, molto è stato scritto e molto è stato fatto, quindi non mi dilungherò su fatti, antefatti e previsioni sul futuro. Pubblico questo post alle dodici italiane, quindi con 12 ore di anticipo, solo per condividere i miei pensieri fino a quando siamo ancora l’Europa che siamo stati per decenni.

Proprio uno dei miei primi post del blog, nel Giugno 2016, era intitolato “Non si vive di soli scacchi“, nel quale raccontavo le mie emozioni immediate dopo il referendum sulla Brexit, non solo da cittadino europeo, ma da padre di una ragazza che ha deciso di costruire la sua vita a Londra e da frequentatore assiduo, per lavoro, delle strutture europee.

Ne parlai ancora a Novembre dello stesso anno quando, una volta consolidato il gruppo di amici che conduce il blog assieme a me, abbiamo cominciato a pubblicare post con regolarità. Il titolo era “Riprendiamo a parlare di scacchi…” e la mia scelta di riallacciare il filo partendo proprio dalla Brexit era un chiaro segnale di come quel pensiero fosse centrale e altamente simbolico per me.

Qualche mese dopo, a negoziazioni avviate tra Unione Europea e Regno Unito, non avevo resistito al commentare con “Scacchi a 27 dimensioni (!)” l’enorme complessità del problema di ricostruire un rapporto tra due entità inevitabilmente destinate a convivere, prima di tutto geograficamente e culturalmente più che politicamente ed economicamente.

Pochi mesi dopo avevo provato a usare con “Partita inglese” l’autoironia tanto cara agli amici inglesi per mostrare come la separazione dei destini di popoli così strettamente legati non fosse possibile con leggerezza e slogan… atteggiamento ahimé continuato per anni, con i partiti inglesi più interessati a utilizzare il tema della Brexit nel quadro degli equilibri politici interni che per discuterne le conseguenze pratiche e gli scenari futuri per una nazione una volta a capo di un impero e oggi, in un mercato ineluttabilmente globale, destinata ad essere un piccolo attore, se isolata.

E’ del maggio dell’anno scorso il mio ultimo post sul tema di “Un luogo per tutti noi: l’Unione Europea“, alla vigilia delle elezioni europee. Ed ora, dopo gli ultimi sussulti di politica interna inglese, il percorso si è completato. La candela della speranza si è consumata fino in fondo e la Manica torna ad essere un confine.

Ho apprezzato molto la decisione dei parlamentari europei di intonare “Auld Lang Syne” (“Il valzer delle candele”, in italiano) dopo l’ultima votazione che sugellava l’accordo di uscita del Regno Unito. Mi è piaciuta perché è una canzone che saluta ricordando con piacere il tempo passato assieme.

Un passato che mi auguro possa tornare, ma soprattutto un presente che spero non debba vivere di nuovo per un altra -exit.

So long, dear friends. The light is on, waiting for your coming home.

2 thoughts on “Brexit: Auld Lang Syne

  1. Sebbene la Gran Bretagna sia riuscita alla fine a divorziare dall’Europa nel modo meno traumatico possibile l’amarezza resta, rimane anche la convinzione di aver commesso tutti un grosso errore di valutazione. Questi non sono tempi di divisione ma di unione! Ci attendono sfide difficilissime contro colossi come USA, Russia, India, Cina dove solo una Europa forte e unita potrà competere con concrete possibilità di successo. Dividendoci facciamo solo il gioco di Russia e USA che ci vogliono divisi e litigiosi. L’enorme problema delle immigrazioni di poveri disgraziati che si spostano verso occidente e l’attuale epidemia di Coronavirus sono solo un esempio di cosa ci riserverà il futuro. Chi spera nell’ombrello USA è un illuso perché l’Europa deve imparare ad affrontare unita le emergenze senza sperare in improbabili aiuti esterni. La mentalità degli inglesi è ancora(quasi) la stessa dei secoli passati quando erano una grande potenza mondiale con colonie in tutto il mondo che li rendevano ricchissimi e convinti di essere loro il centro dell’Europa! Ancora negli anni 40′ quando la nebbia nascondeva alla vista il loro paese sui loro quotidiani scrivevano che l’Europa era divisa dalla Gran Bretagna e non il contrario! Sicuramente un po’ snob e presuntuosi lo sono ma ricordiamo anche che loro e non gli USA hanno salvato il continente dalla barbarie nazista. Hanno saputo ergersi a baluardo insormontabile contro le forze armate di Hitler che avevano invaso tutta l’Europa. Il carattere forte, la serietà, la tenacia, l’amore per il proprio paese, la capacità di soffrire di questo popolo hanno reso possibile il miracolo e i governi di altri stati ormai invasi hanno trovato rifugio in Inghilterra da dove hanno organizzato la resistenza nei rispettivi paesi fino alla definitiva liberazione. Penso che dovevamo fare di più per trattenerli in Europa….speriamo che tra qualche tempo si riesca ad avere una economia ed una politica veramente europee e allora forse avremo una altra occasione…

    1. Grazie Luigi per il lungo e interessante commento. Condivido quello che scrivi ad esclusione dell’ultima frase. L’Unione Europea aveva già concesso molto al Regno Unito in termini di rilevanza e di “sconto” sui contributi all’Unione. Non parlo dell’ingresso nell’Euro, che non è mai stato un argomento di vera discussione, ma proprio di partecipazione alle politiche comunitarie. L’atteggiamento del Regno Unito, frutto proprio di ciò che scrivi tu, non è mai stato pienamente convinto e la minaccia di uscire è stata usata più volte per strappare accordi vantaggiosi e non accessibili ad altri Stati Membri.
      La decisione di uscire è stata presa unilateralmente, senza lasciare spazi di manovra, quindi sinceramente non so cosa avrebbe potuto fare di più una Unione di 27 Stati per trattenerli contro la loro volontà.
      Che l’Unione Europea abbia i suoi limiti e necessiti di miglioramenti è chiaro, ma non ha certo bisogno di accettare trattamenti diversi per i suoi Membri. Si possono cambiare le regole, politiche e finanziare, ma per tutti, non per uno solo.

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