Uno Scacchista

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“Caso Niemann”: la FIDE condanna Carlsen, ma per cosa esattamente?

(Uberto Delprato)
Dopo una lunga attesa, la FIDE ha finalmente pubblicato il 13 dicembre le decisioni della Commissione Etica e Disciplina (CED) in merito al comportamento di Magnus Carlsen nel “caso Niemann” iniziato durante la Sinquefield Cup 2022. Il procedimento, avviato d’ufficio, riguardava unicamente Carlsen e non Niemann e verteva su quattro capi d’accusa. Sulla base dei lavori della Commissione d’Inchiesta (CI) e di successive testimonianze raccolte, la CED ha assolto l’ex-Campione del Mondo da tre accuse e lo ha ritenuto colpevole di “ritiro da un torneo senza validi motivi”, multandolo per 10.000 Euro. Ma la decisione della CED contiene molti passaggi che meritano una riflessione più approfondita.

Proprio perchè le 15 pagine della decisione hanno un peso specifico elevato, ho preferito aspettare un giorno prima di pubblicare questo post, con la speranza di offrire spunti di discussione obiettivi e non influenzati dalla personalità dei giocatori coinvolti. Mi scuso fin da ora se il post risulterà lungo e a tratti noioso, ma ritengo che sia importante apprezzare alcuni dettagli.


Il documento rilasciato il 12 dicembre 2023 dalla CED, che potete leggere (in inglese) nella sua interezza scaricandolo dal sito della FIDE, è strutturato in 11 sezioni che dapprima riassumono la sequenza dei fatti e poi entrano nel merito dei 4 capi di accusa dei quali era incriminato Carlsen:

  • Introduzione
  • Cronologia
  • Il rapporto della Commissione d’Inchiesta
  • Ammissibilità del rapporto
  • Gli argomenti difensivi di Carlsen
  • 1ª incriminazione: infondate accuse di cheating
  • 2ª incriminazione: disonore di un’altro giocatore
  • 3ª incriminazione: discredito verso la FIDE
  • 4ª incriminazione: ingiustificato ritiro da un torneo
  • Adeguatezza della sanzione
  • Conclusioni

In questo post non analizzerò in dettaglio la cronologia dei fatti (che potete anche rivedere riprendendo i post che abbiamo via via pubblicato) né mi addentrerò in questioni legali (non sono un avvocato), ma cercherò di mettere in evidenza alcuni fatti meno noti e alcune affermazioni contenute nel documento che hanno rilevanza più generale, chiarendo in qualche modo il parere espresso dalla CED e, necessariamente, condiviso dalla FIDE.

La sequenza del procedimento

Come prima cosa, rivediamo il titolo del Caso 2/2023: “Presunte infondate accuse di cheating e discredito degli interessi e del buon nome degli scacchi come sport“. Si vede subito, ed è anche chiarito nell’introduzione, che pur ruotando il caso attorno a quello che viene definito “Hans Niemann affair”, lo statunitense non è stato assolutamente parte del procedimento, meno che mai come accusatore.

La sequenza del procedimento può essere riassunta in 8 momenti principali:

  1. il 5 settembre 2022 Carlsen si ritira dalla Sinquefield Cup dando il via al “caso” con le sue dichiarazioni
  2. dopo dichiarazioni da parte di Niemann e Carlsen, il 29 settembre 2022 la FIDE annuncia l’apertura di un’inchiesta affidata dalla Commissione Fair Play (CFP) a una Commissione d’Inchiesta
  3. il 20 ottobre 2022 Niemann denuncia e cita per danni Carlsen (e altri)
  4. il 20 febbraio 2023 l’inchiesta della CFP si completa con la consegna di un rapporto finale alla CED
  5. il 22 febbraio 2023 gli avvocati di Carlsen chiedono di non pubblicare i risultati dell’inchiesta per non influenzare lo svolgimento della causa intentata da Niemann. La richiesta viene accolta.
  6. il 28 agosto 2023 la causa tra Niemann e Carlsen (e altri) viene chiusa con un accordo extra-giudiziale
  7. riprendono quindi le attività della CED, che riceve gli argomenti difensivi di Carlsen il 22 settembre 2023
  8. il 12 dicembre 2023 la CED chiude le proprie attività con la pubblicazione delle sue decisioni

Vediamo adesso cosa c’è di rilevante, secondo me, nelle varie sezioni del documento finale della CED. Farò riferimento ai punti numerati del documento per permettervi di leggere direttamente l’originale (ricordo sempre che la mia traduzione non è assolutamente letterale o ufficiale). Al termine di ogni sezione, ho aggiunto (in corsivo) alcune mie brevi considerazioni.

Il rapporto della Commissione d’Inchiesta

Punto 10.2: dopo la sconfitta con Niemann, Carlsen incontrò Chris Bird (Arbitro principale della Sinquefield Cup) assieme a suo padre Henrik, il suo secondo Peter Heine-Nielsen, Ian Nepomniachtchi (che aveva in precedenza espresso insoddisfazione per l’inclusione di Niemann tra i partecipanti in sostituzione di Rapport) e Peter Svidler. Durante quell’incontro Carlsen informò l’arbitro della sua intenzione di ritirarsi credendo che Niemann avesse barato e l’arbitro gli disse di sottomettere una protesta ufficiale, in modo da far avviare un’inchiesta ufficiale. Né Carlsen né Nepomniachtchi decisero di sottomettere una protesta ufficiale.



Punto 10.8: le analisi del prof. Regan (noto esperto mondiale nell’analisi di possibili casi di cheating) hanno mostrato meno casi di cheating da parte di Niemann di quanti riportati nel report pubblicato da chess(dot)com, pur rilevando tra 32 e 55 casi di cheating. Le stesse analisi, però, riportano casi di cheating da parte di Niemann anche ad agosto 2020 (quando aveva 17 anni, mentre Niemann aveva ammesso di aver barato tra i 12 e i 16 anni) e in partite valide per le variazioni Elo on line (mentre Niemann aveva dichiarato di averlo fatto solamente in partite non valide per l’Elo).

Punto 10.13: la CED riconosce la validità di uno degli argomenti difensivi di Carlsen, ovvero che al livello di gioco dei migliori Grandi Maestri la metodologia adottata dal prof. Regan non è in grado di riconoscere il cheating avvenuto in una singola mossa.

UD: Nella sezione successiva, la CED riporta le motivazioni secondo le quali i risultati della commissione d’inchiesta sono ammissibile per il procedimento in corso, nonostante le richiesta di inammissibilità avanzata dagli avvocati di Carlsen. Non mi soffermo su questo punto.

Gli argomenti difensivi di Carlsen



Punto 12.7: il Prof. Regan ha riconosciuto che la sua metodologia non è perfetta, tanto da non essere in grado di rilevare il cheating nel caso ciò avvenga in una singola mossa per partita. Una stima approssimata dello stesso prof. Regan riporta che, usando la sua metodologia, per poter essere scoperto un cheater dovrebbe barare in almeno 3 mosse per partita in un numero da 6 a 9 partite per torneo.

Punto 12.8: la CED annota il fatto che, nonostante le dichiarazioni iniziale del settembre 2022, Carlsen non ha portato nessuna evidenza di cheating da parte di Niemann.

UD: In effetti le motivazioni difensive di Carlsen sono molto valide in generale, ma secondo me non portano argomenti concreti a favore delle sue affermazioni.

1ª incriminazione: infondate accuse di cheating – NON COLPEVOLE

Con argomentazioni legate alla cronologia dei fatti e alla dichiarazioni spontanee di Niemann riguardo all’aver barato in partite online, la CED (Punto 13.8) ritiene Carlsen non colpevole. Tuttavia c’è un punto rilevante da segnalare.



Punto 13.7: la CED ritiene superfluo distinguere tra le diverse forme di cheating. Che sia on-line o alla scacchiera, il cheating è comunque un’offesa all’integrità dello sport.

UD: Non mi sembra una cosa da poco, visto che in molti avevano cominciato a considerare il barare online come “meno grave” rispetto al barare alla scacchiera.

2ª incriminazione: disonore di un’altro giocatore – NON COLPEVOLE

La CED (Punto 14.4) ritiene Carlsen non colpevole sulla base del fatto che (punto 14.3) non c’è evidenza che Carlsen abbia descritto Niemann come un cheater sapendo per certo che non lo fosse.

UD: una valutazione più tecnica che altro, secondo me, ma non c’è modo per sostenere il contrario viste le definizioni legali.

3ª incriminazione: discredito verso la FIDE – NON COLPEVOLE

La CED (Punto 15.6) ritiene Carlsen non colpevole arrivando anche ad affermare che il caso mediatico sollevato dal “caso Niemann” possa aver addirittura fatto aumentare l’attenzione dell’opinione pubblica sugli scacchi.

UD: mi sembra una valutazione di comodo e di un certo valore “politico”, visto che giudicare colpevole di discredito l’allora Campione del Mondo e uno dei migliori ambasciatori del gioco a livello mondiale sarebbe stato un bel boomerang.

4ª incriminazione: ingiustificato ritiro da un torneo – COLPEVOLE

Punto 16.3: Carlsen si è ritirato dal torneo senza utilizzare le procedure corrette che ne avrebbero giustificato la decisione.



Punto 16.5: Carlsen non aveva motivo giustificato di abbandonare il torneo, visto che non avrebbe dovuto incontrare di nuovo Niemann, quindi non avrebbe rischiato nulla dall’eventuale cheating; la sua condotta ha piuttosto fatto nascere dubbi sulle misure anti-cheating utilizzate nel torneo.

Per questi motivi e per l’alta visibilità di Carlsen, la CED (Punto 16.7) ritiene Carlsen colpevole

UD: di tutto l’impianto accusatorio rimane quindi in piedi solamente un tecnicismo, per di più scollegato dalla questione personale tra Carlsen e Niemann. Il sapore di “non può passarla liscia ma non possiamo punirlo troppo” è evidente, secondo me.

Adeguatezza della sanzione

Avendo stabilito la colpevolezza di Carlsen riguardo ad uno dei capi d’accusa, la CED ha dovuto determinare la sanzione da irrogare. Al di là dei riferimenti a casi precedenti, spicca questa considerazione:

Punto 17,4: (…) una sanzione come una squalifica che impedisse a Carlsen di giocare nelle competizioni FIDE apporterebbe un grave danno agli interessi degli scacchi e degli organizzatori, oltre a riaprire una disputa tra le parti già risolta con un accordo.

UD: comprensibile, direi, ma non soddisfacente a mio avviso. Concordo sul fatto che una squalifica a Carlsen avrebbe avuto pesanti conseguenze (lo stesso norvegese ha detto, dopo la pubblicazione della decisione della CED, che in caso di squalifica avrebbe intensificato la sua partecipazione alle competizioni online, notoriamente al di fuori della gestione della FIDE), ma non vedo il motivo di dirlo così apertamente.

Conclusioni della CED



Oltre a riassumere le decisioni sui 4 capi di accusa, la CED (punto 18.5) comunica la sanzione pecuniaria di 10.000 Euro nei confronti di Carlsen.

UD: Al di là che la cifra possa essere importante o no per l’ex-Campione del Mondo, l’importo non è affatto trascurabile e sicuramente è stato scelto con l’intento di scoraggiare alcuni comportamenti che non di rado si vedono nei tornei.

Le mie conclusioni

Sicuramente le conclusioni della CED lasciano scontenti un po’ tutti, ma credo fosse molto difficile fare di meglio.

Come prima cosa, ricordo che questo giudizio non riguarda Hans Niemann e il suo eventuale cheating, ma il comportamento di Carlsen nel sollevare il caso, nell’esprimere commenti e nel decidere di ritirarsi dalla Sinquefield Cup. Per tutti gli aspetti collegati alla giustizia ordinaria, il caso legale che si è concluso con un accordo ha cercato di chiarire cosa sia lecito e cosa no nell’accusare qualcuno di avere barato e sul come queste accuse possano essere provate, senza per altro arrivare a nessuna conclusione certa e utilizzabile in futuri casi analoghi.

Se le decisioni sulla colpevolezza di Carlsen per gli aspetti più strettamente regolamentari potrebbero essere giudicate timide, va comunque valutato che la materia è altamente “scivolosa” e ritengo molto più importanti le affermazioni sulla parificazione del cheating online con quello alla scacchiera e sulla impossibilità della miglior metodologia di analisi di cui oggi disponiamo di riconoscere casi di cheating “intelligente”, ovvero limitato a poche mosse in poche partite.

Sembra ancora più chiaro come sia impossibile dimostrare che qualcuno abbia barato in una partita, a meno che lo sprovveduto cheater sia “beccato” in flagranza di reato a consultare un programma scacchistico. Inoltre, è sempre più chiaro che nessuno si assumerà mai il rischio di denunciare un sospetto di cheating se neanche il parere di esperti giocatori (Campione del Mondo in primis) e l’applicazione dei migliori metodi statistici sono sufficienti a provarlo.

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