Liu Wenzhe il precursore cinese
Liu Wenzhe nel 2010 (un anno prima della sua morte)
(Mario Spadaro)
Questo articolo mi è stato ispirato da Wim van Os, che ha pubblicato un post con le foto di Liu Wenzhe e di Adolf Anderssen senza precisare chi fossero, lasciando questo compito ai lettori ed aggiungendo che questi due giocatori hanno qualcosa in comune.
Per me è stato un lampo che si è illuminato nel cielo ed ha schiarito i miei ricordi (sono quasi coetaneo di Liu Wenzhe ed ho conosciuto le sue imprese poco dopo accadute) e poiché ho già scritto due articoli riguardanti i cinesi (“I Mandarini del bottone giallo” e “Rudolph L. Sze, un cinese in USA che vinse due volte contro Lasker“), fedele al proverbio «non c’è due senza tre», rinfresco la memoria di questo insigne maestro orientale, oggi immeritatamente dimenticato.
Da una ventina d’anni la Cina è una delle nazioni più forti negli scacchi, ha avuto un Campione del mondo maschile (Ding Liren) ed ha una Campionessa del mondo femminile (Ju Wenjun), nonchè una nutrita schiera di fortissimi grandi maestri, ma in passato come nazione scacchistica era pressoché inesistente e furono i giocatori come Liu Wenzhe ad iniziare l’inarrestabile crescita.
Liu Wenzhe nacque il 7 ottobre 1940 ad Harbin in Cina e morì il 20 settembre 2011 (70 anni) a Pechino; la sua famiglia era originaria della città di Dalian, nella provincia di Liaoning.
Come la quasi totalità dei cinesi praticava i giochi nazionali di Xiangqi (scacchi cinesi) e di Go, anche perché giochi di altre nazioni all’inizio della dittatura comunista erano proibiti (gli scacchi erano considerati un gioco da tavolo praticato dalla borghesia e nei primi anni della rivoluzione culturale cinese, e negli anni immediatamente successivi e peggiori, la gente comune che giocava a scacchi senza permesso poteva essere accusata di crimine antirivoluzionario).
In passato, interessati al Go furono sia Emanuel Lasker che Edward Lasker, mentre in tempi attuali merita una particolare citazione Robert Hübner che fu un appassionato sia di Go che soprattutto di Xiangqi e di quest’ultimo gioco partecipò ad un campionato mondiale in Cina arrivando quinto, dietro grandi specialisti locali.



In seguito Liu Wenzhe fu attratto dagli scacchi (ed in modo minore anche dal Bridge) raggiungendo un buon livello da autodidatta (evidentemente possedeva del talento naturale) e fece diversi proseliti distinguendosi pure come allenatore; nel 1961 era considerato il migliore giocatore della Cina.
Il regime cinese uscendo dal suo isolamento dal resto del mondo, iniziò ad avere contatti con l’esterno specialmente con la nazione confinante nella quale era in vigore un sistema di governo similare e nel 1965 fece il debutto scacchistico internazione tramite un incontro amichevole a squadre con l’Unione Sovietica.
In quegli anni l’Unione Sovietica aveva la squadra più forte del mondo e nessun altra nazione poteva minimamente impensierirla (la squadra vinse pure le due edizioni della sfida su dieci scacchiere URSS – Resto del mondo), ed anche i campionati del mondo individuali si svolgevano sempre tra due sovietici.
La Cina invece in questo campo aveva il valore di una squadra di dilettanti, quindi è abbastanza normale che il Grande Maestro Nikolai Krogius, membro della élite degli scacchi sovietica e commissario dell’amicizia cino-sovietica, ritenesse di poter vincere facilmente contro l’avversario che gli era capitato di incontrare, un misterioso Liu Wenzhe.
Così si registrò la prima vittoria di un giocatore cinese contro un grande maestro, in una partita ufficiale.
Tuttavia questa partita giocata tra due nazioni poco propense a far conoscere al resto del mondo qualunque cosa accadesse al loro interno, per qualche tempo non ebbe la diffusione e la notorietà che avrebbe meritato, ed il valore di Liu Wenzhe rimase nascosto.
Dopo la fine della Rivoluzione Culturale, la morte di Mao, e la caduta della Banda dei Quattro, la Cina poté partecipare alla sua prima Olimpiade degli scacchi a Buenos Aires nel 1978.
La squadra cinese sbalordì gli avversari già al primo turno, battendo l’Islanda per 3-1; eroe della giornata fu lo sconosciuto Qi Jingxuan che vinse in prima scacchiera contro il Grande Maestro Guomundur Sigurjonsson, e questa fu la prima partita vinta da un cinese contro un Grande Maestro occidentale (Liu Wenzhe fece la sua parte vincendo contro Margeir Pétursson, che proprio nel 1978 divenne Maestro Internazionale).
Secondo Jonathan Speelman, nel suo libro sulle partite più belle del 1970-80, il Grande Maestro olandese Jan Hein Donner, tentò di consolare il Grande Maestro islandese, dopo la loro scioccante sconfitta al primo turno, con una «sfortunata scelta di parole»:
«Dimmi, Gran Maestro, come può un Gran Maestro dell’Europa occidentale perdere contro un cinese?».
All’ottavo turno i cinesi giocarono contro l’Olanda, e lo sventurato Donner ebbe una risposta alla sua domanda.
Lubomir Kavalek scrisse un articolo intitolato «The Chinese Immortal», Huffington Post, 16 February 2012, nel quale tra l’altro diceva che dopo aver perso la partita, Donner rimase seduto sulla sua sedia per altri 15 minuti, fissando la scacchiera con stupore.
Poi comprendendo l’umorismo della situazione, si prese gioco di sé: «Ora sarò conosciuto come il Kieseritzky cinese» (Lionel Adalbert Bagration Felix Kieseritzky [1806-1853] divenne famoso, forse ingiustamente, per la sconfitta contro Adolf Anderssen a Londra nel 1851 in quella che divenne nota come la Partita Immortale, e questa è la cosa che accomuna Anderssen a Liu Wenzhe, che entrambi hanno giocato una partita «immortale»).
Inoltre, si diceva che durante la partita molte persone si fossero radunate attorno alla scacchiera di Donner, compresi i giocatori della sua stessa squadra, guardando con stupore Donner perdere contro questo ignoto cinese.
Dopo che Donner abbandonò la partita, si alzò e disse ad un giornalista: «Ora 800 milioni di cinesi conosceranno il mio nome».
In effetti, questa partita sarebbe passata alla storia come l’Immortale cinese!
L’elenco dei Grandi Maestri vittime dei tatticismi di Liu Wenzhe è abbastanza vario, l’esempio successivo riguarda il Grande Maestro Jonathan Speelman, lo stesso che poco sopra ho citato per l’aneddoto riguardante Donner («Dimmi, Gran Maestro, come può un Gran Maestro dell’Europa occidentale perdere contro un cinese?»).
Finisco con una partita complicata che ha un finale drammatico. Prima Liu Wenzhe commette un errore non vedendo la combinazione vincente, e la posizione diventa pari; alla mossa successiva commette un altro errore e la sua posizione diventa persa, ma alla fine anche Gheorghiu sbaglia permettendo a Liu Wenzhe di vincere la partita con un sacrificio di Donna.
Nel 1980, gli fu conferito il titolo di Maestro Internazionale, il primo titolo FIDE di qualsiasi tipo per un giocatore cinese.
Liu Wenzhe ha giocato per il club di scacchi del Guangdong nella China Chess League (CCL), vincendo il Chinese Chess Championship nel 1980 e nel 1982.
Ha partecipato tre volte consecutive alle Olimpiadi di scacchi dal 1978 al 1982 giocando 37 partite (+14 =4 -19) e quattro volte al Campionato asiatico a squadre maschile (1979-1981-1991-1993) giocando 17 partite (+10 =4 -3).
Nel 1986 è stato nominato Capo allenatore del Chinese Institute of Chess e capo allenatore della squadra nazionale cinese di scacchi.
Da quel momento in poi, si ritirò completamente dagli scacchi competitivi per concentrarsi sullo sviluppo del sistema spiegato nel suo libro «The Chinese School of Chess», di cui è considerato il fondatore.

Nel libro traccia il progresso spettacolare dei giocatori cinesi negli ultimi 25 anni, evidenziando i metodi di allenamento che i giocatori di scacchi cinesi hanno implementato con successo.
Quella scuola avrebbe infine portato il suo paese in cima agli scacchi mondiali: sotto la sua guida la squadra femminile cinese vinse l’oro alle Olimpiadi di scacchi di Ėlista (Russia) nel 1998, Istanbul (Turchia) nel 2000, Bled (Slovenia) nel 2002 e Calvià (Spagna) nel 2004.
Il pioniere Liu Wenzhe arrivò a vedere la squadra maschile della Cina vincere la prima medaglia d’argento alle Olimpiadi di scacchi di Torino (Italia) nel 2006.
Chiudo questo articolo, con un estratto dalla prefazione del suo libro scritta da Yi Shui, una persona molto vicina al vecchio maestro, che evidenzia alcuni elementi che permettono di conoscere la forte e tenace personalità di Liu Wenzhe:
«Dal 1964, motivato dalla necessità di sviluppare gli scacchi in Cina, nonché per ragioni personali, Liu Wenzhe cambiò il suo approccio degli “scacchi standard”.
Iniziò a mostrare il suo talento per gli scacchi nel 1965, quando giocò contro un Gran Maestro sovietico e applicò alcuni modi di pensare dello XiangQi agli scacchi, e vinse la partita come se fluttuasse tra le nuvole.
Per noti motivi politici, dal 1966 al 1976 gli fu tolta la possibilità di giocare a scacchi.
Durante quel periodo, inoltre, non poté nemmeno sfamare la sua famiglia né sé stesso.
Tutto il suo cibo per un giorno erano due panini al vapore.
Si recava vestito con abiti logori alla Biblioteca di Pechino per tradurre gli scritti russi sugli scacchi, e li studiava quando tornava a casa la sera.
In quegli anni ha tradotto complessivamente più di un milione di parole.»
(pagina 7, prefazione di Yi Shui).